judA - via Mail, 09-04-2010 Intervista

12/04/2010 di

(Illustrazione di Andreco)

Tanta passione e un'idea chiara di cosa significhi "fare musica", lo ripetono spesso durante l'intervista: uno stile che per forza di cose deve essere personale, sia a livello di suoni che nella scelta dei nomi con cui collaborare. Molto anni 90, aggiungiamo noi. Autoprodotti sempre e comunque, i judA hanno dato alle stampe un secondo disco davvero interessante, ce lo siamo fatti raccontare. L'intervista di Andrea La Placa.



Dopo "Respiri e sospiri" del 2007 avete calcato parecchi palchi in compagnia di band importanti ed avete raccolto molti consensi in Italia ed all'estero. Ora uscite con un nuovo disco, autoprodotto come il primo. Perchè autoprodotti? Perchè autoprodursi?
Abbiamo trovato le proposte delle etichette interessate troppo limitanti e poco credibili, abbiamo quindi preferito l'autoproduzione per poterci esprimere liberamente per poi dimostrare sul palco quello che sappiamo fare, ora ci affianca l'etichetta Il verso del cinghiale che ci sta aiutando parecchio senza porci nessuna condizione.

Vedete delle differenze tra il vostro precedente lavoro e "Malelieve", o 
lo considerate come una sostanziale continuazione?


Differenze ce ne sono, soprattutto nella cura degli arrangiamenti e delle parti
vocali, ciononostante consideriamo "Malelieve" come una
 continuazione/evoluzione di "Respiri e Sospiri". Non è casuale che il primo 
riff di chitarra (su "Lontano dagli Occhi") sia lo stesso con cui abbiamo 
chiuso "Collasso" (ultima canzone di "Respiri e Sospiri"). La continuità sta 
nei temi sviluppati, nell'approccio alla creazione dei pezzi e nella sua
 spontanea emotività.

Come siete arrivati alle vostre attuali sonorità? Un percorso graduale, punti di riferimento a cui guardate o altro?
Le nostre sonorità derivano dal nostro metodo di composizione credo: ci chiudiamo nella nostra sala prove a improvvisare cercando di non pensare a niente, registriamo, ascoltiamo e razionalizziamo il tutto, le influenze quindi sono molte volte inconsapevoli. Da sempre curiamo il "fattore suono", cercando il giusto incastro delle frequenze tra basso e chitarra e lavorando molto sulle dinamiche, sempre tenendo presente che siamo un trio. Questo ci ha portato a creare un suono, diciamo, solo nostro e un'identità ben precisa.

Presentare i nuovi pezzi a chi segue il gruppo da tempo è sempre un
 momento particolare. Come valutate il ritorno ricevuto per il nuovo
 materiale? Nella lavorazione il feedback di chi vi stava attorno ha avuto 
qualche ruolo o il dialogo all'interno della band è stato prevalente?


Il ritorno è stato incredibile. Chi già ci ascoltava ha riconosciuto subito 
il suono e l'attitudine. Ci ha gratificato molto perché, come ti dicevo, vuol dire 
che abbiamo un sound ormai riconoscibile e pian piano il passaparola sta facendo il resto ad una
 velocità che, onestamente, non ci aspettavamo.
 Sin dai tempi della lavorazione avevamo la sensazione di avere tra le mani un 
buon lavoro e la spontaneità con cui nascevano e si articolavano le idee 
faceva sì che le cose proseguissero da sole. Le persone che hanno collaborato 
alla creazione e hanno visto nascere e crescere "Malelieve" hanno da subito
 avuto il nostro stesso riscontro. Bisogna ammettere anche che Fabio Intraina, nostro amico-guru-fonico-produttore artistico, Laura e Mauro degli Psychovox e qualche amico ci hanno dato delle
 dritte veramente utili ma, comunque, il dialogo 
tra di noi ha sempre avuto grande spazio e importanza.


Le collaborazioni: ci parlate un attimo dei vostri ospiti e di come siete arrivati a sceglierli?
Ogni collaborazione ha la sua storia. Con Xabier Iriondo nasce al termine di un concerto insieme. Era entusiasta del nostro sound! In seguito abbiamo scoperto che è un amico di vecchia data di Fabio e abbiamo quindi colto l'occasione per proporgli qualche inserto psichedelico in un pezzo da viaggio come "Invasa da umori a distanza". Con Laura Spada la collaborazione è stata più che naturale, lei e Mauro sono dei grandi amici e hanno spesso diviso il palco con noi, oltre ad influenzare anche la nostra musica a tal punto che ci siamo trovati con un pezzo strumentale senza voce che ci suonava molto "Psychovox". Doveva quindi cantarlo lei. Stead, fratello di Marco, ci segue dagli esordi, non avremmo potuto non sfruttare la sua enorme esperienza musicale per impreziosire "Trema" con arrangiamenti al pianoforte. Paolo Fusini, chitarrista degli Spread, è uno del club il verso del cinghiale, ci ha aiutato, magistralmente direi, nel trovare le note giuste nel solo di "Lame di sabbia". Abbiamo coinvolto anche Matteo Perego dei Lana (ex band di Alberto) per una versione in inglese de "Il Giorno più Lungo" che non abbiamo ancora utilizzato. In sostanza volevamo che in questo disco emergessero band e persone per cui nutriamo una grossa stima, sia a livello personale che musicale.

"Malelieve" in origine doveva avere un altro nome. Che ne è stato? Perchè è cambiato?
In principio doveva essere "All'Onore, Al Fuoco", una sorta di incoraggiamento, una chiamata al vivere sempre di passioni, slanci ed ideali che ben riprendeva il tema sviluppato nel primo lavoro. Purtroppo non si sposava bene con la grafica e con lo sviluppo dei testi mentre il concetto di "Malelieve" riesce ad amalgamare e descrivere perfettamente ogni componente artistica dell'album.

Come avete scelto la foto in copertina per "Malelieve", è stato un caso o avete ricercato questo tipo di immagine?
È frutto di un interminabile ricerca su siti di fotografi non professionisti, cercavamo un'immagine che rappresentasse la nostra musica, le melodie malinconiche, le dinamiche almpie, i suoni potenti. Questa foto esprime tenerezza, forza e coraggio: lo sguardo e l'abbraccio della bimba, la mano di sua madre che la tiene con vigore e quella cicatrice così marcata a sottolineare che ogni male può essere lieve se riesce a portare alla costruzione di qualcosa di tanto grande. Il fotografo americano, Wesley Furgiuele, è stato molto contento di farci utilizzare la foto nonostante ritragga moglie e figlia.

Se foste chiamati a realizzare una cover, considerato il vostro stile 
particolare, che brano scegliereste?


Tempo fa abbiamo cominciato ad abbozzare "Nel cuore del Vulcano" di Giuliano
 Dottori e "Atmosphere" dei Joy Division. Due pezzi molto
 dilatati, meravigliosi, che amiamo profondamente. Molto diversi dal nostro stile ma che vorremmo riarrangiare in chiave "judA". Di recente, approfittando del fatto che Laura sale sul palco con noi
 per cantare "3C", abbiamo aggiunto in scaletta "Sicilia" degli Psychovox, è bellissima e si lega molto bene a "Trema". Per cui il concetto è chiaro: suonare cover è interessante solo se possiamo farlo in una chiave
 tutta nostra.

Avete realizzato con Lino Palena un piccolo documentario sulla creazione del disco. Voleva essere un ricordo, una testimonianza, un esperimento o c'era dell'altro?
Abbiamo sposato l'idea di questo giovane regista proprio per mostrare e condividere il concetto che abbiamo del "fare musica". Ci sembrava utile e importante testimoniare cosa significhi e quanto costi, sotto tutti i punti di vista, realizzare un album "realmente indipendente". Per noi e per Lino è stato un esperimento e sarà ovviamente un bel ricordo, e solo il futuro potrà dare le risposte di cosa sarà per gli altri.

Il lavoro che sta dietro alla vostra musica, vuoi per la registrazione del 
nuovo album, vuoi per le date live, quanto peso ha sulle vostre vite 
private? Pensate che in Italia alla lunga sia sostenibile una passione come
 quella del suonare musica indipendente o che in buona sostanza sia una fase
 della vita, roba da giovani e punk?


Richiede ovviamente un gran sacrificio sotto tutti i punti di vista,
 soprattutto dal momento che da indipendenti organizzi tutto: dalle prove
 alle sessioni di registrazione, dalla burocrazia all'organizzazione delle 
date. Le fasi per la creazione di un album sono tante e tutte richiedono un
 impegno ed una dedizione che va al di là della semplice "passione
 adolescenziale". Pensiamo che in Italia, come nel resto del mondo, sia
 sostenibile questa scelta dal momento in cui concepisci il "fare musica"
 come una cosa fine a sé stessa e non come strumento per raggiungere fama,
 soldi e notorietà. E noi lo concepiamo così. Certo che vivere di questo 
nostro "bisogno di fare musica" sarebbe ideale, ma sicuramente chiederebbe
 altrettanto impegno e sempre un maggiore sacrificio alle nostre vite
 private.

Live: come detto ne avete fatti molti. Quanto pensate abbia contato la dimensione live nello sviluppo artistico della band? Dove potremo venirvi a sentire nel futuro?
Conta eccome! È la nostra dimensione naturale e ci ha dato un sacco di soddisfazioni otre ad essere stata la  più efficace pubblicità con i vari passaparola. Prossimamente saremo a Talamona (SO) il 24 aprile poi Verona il 30 aprile, Bolzano al primo maggio, Il 25 luglio al Mammut festival a Pisogne (BS) ma siamo in via di definizione per tante altre date italiane e no. Aspettatevi nuovi aggiornamenti.

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