Altro - via mail, 10-04-2004 Intervista

15/04/2004 di

Gli Altro sono un caso a parte, una magnifica eccezione, un’entità imperfetta e bellissima. Spesso e volentieri (azzardare il sempre è troppo in generale), se ne strafottono delle mode e vanno per la loro strada; anzi, la fanno.

Per Loveboat, poche settimane fa, hanno pubblicato “Prodotto”, un album violento e vivo, che colpisce direttamente al cuore ed in non più di 19’, perché “le farfalle vivono solo un giorno”.

Così abbiamo deciso di sentire che cosa avessero da dirci. Ed in queste parole, nate da alcune semplici domande e scritte con un certo pregevole piglio letterario, dimostrano non solo di avere talento, ma anche personalità ed intelligenza. Orsù dunque ascoltate questo gruppo e raccontate questa storia: “se non io chi sarà per me?”



altro. da che?
penso sia la prima volta che qualcuno lo chiede. nel senso che secondo me “altro” è un nome abbastanza stupido, ma non ci ha mai detto niente nessuno. ora che ci penso il nome c'era quando ancora non avevamo neanche gli strumenti. cioé avevamo deciso di suonare ma non sapevamo come. neanche esattamente cosa. penso a simone e a come abbia scelto di suonare la batteria, ale ad esempio la chitarra l'aveva presa da suo fratello, gianni chiedeva in prestito la chitarra ad un amico di classe, ma la suonava come fosse un basso. uno dei primi nomi che avevamo dato al gruppo era l'acronimo di d.u.c.e.: “dai un calcio all'estremismo”. ci mettevamo davanti il the all'inglese così veniva fuori “deduce”. che vuol dire inferire. come i colla che suonavano il pezzo "mucca" nel film ad ovest di paperino. dove c'era benvenuti che faceva il dj e metteva su questo disco dei the colla, e veniva fuori questo gioco di parole. poi per un periodo ale si era fissato che dovevamo aggiungere alla parola “altro” un “ve” come una canzone dei diaframma. ma alessandro si fissa spesso sulle cose, come ad esempio fare i dischi. quando suonava con noi le tastiere mirko degli areodynamics ci chiamavamo “baltro”. quando ale cantava e mirko suonava le tastiere e basta si chiamavano “tarlo” che è l'anagramma di “altro”.

altro: "prodotto". sembra un manifesto. parlateci del vostro disco.
non lo so se è proprio vero ma la parola “manifesto” è una cosa molto bella, mi viene in mente la recensione di “sandinista” su velvet gallery (la nostra piccola bibbia dei dischi). la recensione diceva di quel disco dei clash che era un monumento: imponente e importante, ma anche cosi ingombrante. con questo non so se ti ho risposto; “prodotto” è un disco che forse era dentro. é venuto fuori il più possibile simile a come suoniamo dal vivo. mentre “candore” era più qualcosa fatta in studio. non siamo più riusciti a suonare dei pezzi che siamo riusciti a registrare. ad esempio “costanza”, l'ultima canzone di “candore”, é registrata fuori tempo, e non siamo più riusciti a suonarla. bisogna dire anche che non facciamo neanche tante prove. per gianni e simone, quello che si cerca non risiede nelle prove, per ale le prove servono per sapere dove sei quando stai suonando dal vivo, quando sei sopra il palco non sai esattamente cosa stai facendo, io chiudo gli occhi e dopo un po' finisce tutto, come la puntura dal dottore.

“prodotto” sono canzoni che prima abbiamo imparato a suonarle dal vivo, cosi quando le abbiamo registrate abbiamo faticato di meno. poi é stato utile avere già i testi. quando ale cantava dei pezzi di “candore” era stato fatto tutto dieci minuti prima. andavamo in studio da marcello e passavamo le ore a chiederci del significato dei testi. altre cose di “prodotto” sono state le scelte di "non provarci neanche". ad esempio, le copertine dei dischi sono sempre state importanti. il primo 7" era in bianco e nero, il secondo era nero su bianco, il disco lo volevamo fare a colori, invece simone ha aggiunto solo il colore rosso e ha introdotto le fotografie, e abbiamo messo insieme i disegni e le fotografie. con “prodotto” "non ci abbiamo provato neanche", non dovevamo aggiungere colori. non doveva introdurre niente di più. ha deciso più gianni che simone in questo disco, anche il modo in cui si apriva e i fiori in copertina, i testi da una parte, le piante dall'altra. un colore.

19 minuti furiosi e lucidi. non uno di più, non uno di meno. la logica del "something better vs something more". giusto?
sinceramente del minutaggio ce ne siamo accorti quando sono uscite le recensioni. quando invece avevamo scoperto di aver fatto 2 canzoni in più di “candore” in meno tempo, ci siamo esaltati!

abbiamo pensato subito a “(gi)” dei germs. "something better vs something more" è la frase che contraddistingue ogni singola uscita loveboat, noi ci teniamo particolarmente ad avere una frase sempre nuova, ne abbiamo una differente, per ogni disco.

sul primo 7" c'era "meglio soli che male accompagnati", su quello dei nuvolablu "dimmi qualcosa che ancora non so" in “prodotto” volevamo mettere "se non io chi sarà per me!" che è una frase di Primo Levi poi andrea (Pomini, NdR) ha trovato "something better vs something more".

“prodotto” è venuto cosi breve perché abbiamo eliminato le cose che non servono. dal vivo, prima di iniziare a cantare, dobbiamo sempre suonare un giro a vuoto per far riprendere il fiato ad ale, però nel disco non serviva, potevamo stoppare la base, riprendere fiato e poi cantare di nuovo!

diciamo che da prodotto sono state tolte molte cose inutili. il giro di strofa prima del cantato non serve? allora togliamolo. i tre secondi tra una canzone e l'altra sono necessari? no, togliamoli. l'assolo aggiunge qualcosa? allora via dalla canzone. come dice simone quando gioca a risiko: raus! raus! (cfr. intervista kronic marco del soldato). dopo aver stampato il disco ho letto una cosa sul dizionario dei simboli dell'electa sul significato del narciso nei dipinti del 400. i fiori solitamente simboleggiano la bellezza che passa veloce e che ha breve vita, il narciso poi, sembra fatto apposta per essere il fiore dei punk, perché il suo significato è amore di se stessi e stupidità.

la domanda è d'obbligo. sapevamo che bugo fosse molteplice dentro e fuori, ma non ce lo saremmo mai aspettati come produttore del disco degli altro. come è nata la collaborazione e che contributo ha dato a "prodotto"?
probabilmente la cosa migliore per andare a registrare è stata tutta la situazione che siamo riusciti a creare insieme. siamo riusciti a fare un disco in tre giorni quando con “candore” non ci siamo riusciti in due mesi. il missaggio e il mastering sembravano cose serie ma c'era sempre bugo davanti che sapeva cosa stavamo facendo. è molto importante sapere come andrai a registrare, più di come verrà fuori il risultato. pensa soltanto se invece di bugo c'era uno che di mestiere registrava i gruppi, cosa gli dicevamo noi a uno cosi? da che parte lo prendi? e come spiegare alla mamma che ti chiede chi sta vincendo quando giochi a dungeons'n'dragons. cristian ha fatto svenire gianni quando alla pasticceria sopra il gibulgaro dei runi ha detto che, per lui, noi eravamo un gruppo folk, da lì in poi è stato tutto un lento salire. non ci siamo accorti neanche che in un pezzo bugo ha suonato la armonica come fosse un disco di neil young.

che cosa invece è cambiato dai tempi di "candore"?
probabilmente poco, forse simone. nel senso che da “candore” era l'unico che ancora non aveva fatto ingresso nel mondo del dopo università. ale non l'ha nemmeno incontrato, subito quasi dopo le superiori è andato a milano a lavorare disegnando. gianni ci è rimasto praticamente chiuso dentro. se provi a chiedere ad alessandro lui ti potrebbe fare anche dei discorsi abbastanza strani su "altro new life" e "la terza vita degli altro" ma non sa spiegarseli bene, nemmeno a lui. l'unica cosa che ti rimane dopo averlo ascoltato per ore è un strano senso di nulla, di coincidenze e di storie che si chiudono come cerchi, e soprattutto di aver perso del tempo. ci sono stati molti concerti, forse troppi, ma non perché non volessimo farli, soltanto che facevamo l'italia di qua e di là senza un senso preciso. ci capitava che il fine settimana eravamo a bologna, il fine settimana dopo a roma, quello dopo ancora a forlì, quando avremmo potuto fare un fine settimana solo facendo bologna, forlì e roma.

le parole dei testi paiono talvolta sfilacciate, più vicine al suono che alla compiutezza formale, anche se nel complesso individuano sempre un "altro" entro il quale assumere una propria identità, ponendosi con esso in contrasto ("non sono te") oppure determinandone la sua necessità ("non sei qui/tutto perde senso"). mi sbaglio?
domanda a dubbia risposta.

non so bene cosa rispondere. ci impuntiamo molto sulle parole. ci sono tantissime parole che messe insieme possono fare una brutta impressione. l'unica persona che conosco che è riuscita a fare una canzone mettendoci la parola "cavallo" e fare qualcosa di veramente bello è davide toffolo. mentre registravamo il disco, mancava la prima strofa di rumba. ale aveva scritto "quando è stata estate" a simone faceva schifo. effettivamente ora che la rileggo non piace neanche a me. poi è diventata "quando siamo stati". una cosa che mi piacerebbe mettere in una canzone è un ritornello si e uno no senza cantato che abbia un senso. hai presente "o messo un piede sulla merda"? la strofa inizia descrivendo una passeggiata in una bella giornata, poi dopo 4 giri c'è il cambio, ma siccome ancora nessuno ha messo il piede sulla merda il ritornello è senza cantato, poi di nuovo strofa cantato, bugo mette il piede sulla merda e quindi può iniziare il ritornello. è magnifico! secondo gianni i nostri testi non potranno mai avere un finto ritornello con questo gioco. forse è una cosa blues.

ci sono pezzi come "minuto" o "ancora", lampi accecanti di bellezza melodica, che io avrei fatto durare per altri dieci minuti. perché avete deciso di lasciarli finire rispettivamente dopo 0.54 e 1.07 minuti?
non sarebbero stati lampi accecanti di bellezza melodica.

le farfalle vivono solo un giorno.

l'artwork del disco è bellissimo. se ci dite chi se ne è occupato, facciamo i complimenti.
i disegni sono di alessandro, ma tutto il disco è quasi opera di gianni, anche la scelta della copertina. ale voleva metterci devilman, poi invece ci sono finiti i narcisi. simone questa volta ha dato soltanto una foto di un albergo di rivabella in bianco e nero che aveva trovato in una bancarella di cose usate. poi c'erano anche delle foto di un concerto del 25 aprile sotto degli alberi in un parco fluviale a fossombrone, erano delle foto scattate con una lomo. sembravamo hippie. io avevo i capelli lunghi e gianni e simo le barbe incolte.

"[…] condividere parte del proprio percorso con queste persone ed avere a che fare con un disco come questo sono cose che danno un senso all'esistenza stessa di un'etichetta" (andrea pomini). come ci si sente ad essere il senso della love boat?
questa domanda sembra l'inizio del tema d'attualità delle superiori, quando la professoressa in classe ti leggeva il titolo del tema che tu sicuramente non avresti mai fatto ma che in ogni caso a scrivere e a dettare ci si metteva sempre quei 15 minuti buoni, tra quelli che non capivano e quelli che rimanevano indietro. io ho fatto sempre i temi di storia, anche se non arrivavo mai alle conclusioni. scrivevo e riscrivevo sempre la brutta copia. non sono mai arrivato, e non ho mai capito a cosa servisse la bella copia. non ho mai capito neanche come si facesse un tema, cosa fosse un'introduzione, uno svolgimento, una conclusione, e come tutto questo dovesse stare in due colonne di foglio protocollo. quando c'erano i temi in classe ero l'unico che si ricordava di comprare i fogli protocollo, così li rivendevo ai più sbadati a caro prezzo. con i soldi ci scappava sempre il panino a ricreazione. una delle ragioni per cui non sopportavo il tema di italiano era che andavo sempre fuori tema. meglio matematica.

infine. che cosa "dipende da me"?
se non io chi sarà per me?

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