Marcilo Agro E Il Duo Maravilha - via Mail, 11-07-2009 Intervista

13/07/2009 di

I Marcilo Agro escono con un nuovo disco, perfetto per l'estate e le serate calde. Dentro c'è un po' di tutto: il liceo e le Smoranda degli anni 80, i meccanici al lavoro, il calcio, i Pet Shop Boys. Un breve scambio di mail con Marco Villa.



Il cambiamento più grande rispetto al disco precedente mi sembra legato all'uso della parole: da un utilizzo dettato soprattutto da un motivo sonoro a una maggiore attenzione al significato. Il risultato è un passaggio da testi che creavano atmosfere a testi che sono abbozzi di racconti. Cosa è cambiato nella vostra scrittura?
Joao: Nei primi due dischi si partiva generalmente dalla musica per poi arrivare alle parole, qui è successo esattamente il contrario. Prima sono arrivate le parole, solo dopo la musica e le melodie, non a caso la maggior parte dei testi sono parole già esistenti che noi abbiamo musicato. Le fonti sono diversissime: da Dante, al Primo Libro dei Re della Bibbia, a due poesie irachene, alle mail di Mons, un amico conosciuto nella Gradinata Nord dello stadio di Genova e ormai diventato un vero e proprio cardine del nostro progetto (la Gradinata Nord è il cuore del tifo genoano e non a caso la penultima traccia del disco ha come titolo "Genoa Cricket & Football Club", NdA). Due canzoni, "Bagnino" e "Mi ricordo", sono poi fotografie di altrettante pagine di una Smemoranda del 1989 della mia ragazza, che allora aveva 17 anni. Il recupero di testi già vivi di per sé ci ha portato a lavorare con maggiore convinzione e concentrazione sulle sonorità delle singole lettere, sulla loro pronuncia, il significato e le melodie sono delle variabili.

("Genoa Cricket & Football Club", Video di 7matte7 )

Mi sembra quasi un modo di lavorare cinematografico: leggo qualcosa, mi ispira, lo adatto per lo schermo/per le chitarre. La scelta di pensare prima alle parole come cambia il modo di comporre? Avete fatto più fatica del solito?
J: Noi utilizziamo musiche semplici, ridotte all'osso. Quando si lavora con musiche di questo tipo si ha sempre una gestazione complessa, perché non ci si può permettere di sorvolare su nulla: anche la più piccola sbavatura si noterebbe subito. Ogni nota, ogni accordo deve essere allora calibrato, alla ricerca di un equilibrio minimale. È come in un castello di carte: ogni pezzo deve essere al proprio posto e deve reggersi con ciò che lo circonda, perché le fondamenta sono estremamente fragili.

A questo proposito, a mio parere la vostra è una musica estremamente rischiosa: ancor più che in passato, con "Sono uscite le materie" siete a un centimetro dal capolavoro e a un centimetro dalla monotonia. Sentite questa pressione quando scrivete e registrate?
J: Quando siamo in fase di scrittura cerchiamo sempre di isolarci da tutto ciò che abbiamo intorno. L'isolamento è la condizione ideale per evitare ogni tipo di condizionamento. Quando scriviamo vogliamo creare uno spazio inviolabile, impermeabile. È l'unico modo che ci permette di essere davvero coerenti nei confronti delle nostre canzoni e questa onestà totale è per noi la sola missione che dobbiamo portare a compimento. Per questo non è mai una questione di centimetri: la nostra è un'artigiana solitudine.

Forse sono pessimista o catastrofico, ma trovo che un rischio simile lo corriate anche dal vivo, dove create una vera e propria bolla, ovviamente delicata e fragile. Nasce anche da qui il liberatorio "vaffanculo" cantato ironicamente al pubblico nell'ultimo brano?
Marcilo: È vero, non è facile. Noi siamo abituati a suonare solo in casa, seduti per terra sui tatami, senza neanche usare una sala prove. Trasportare questa dimensione intima e domestica sul palco di un club è difficile e rischioso, cerchiamo di fare il possibile.

In "Sono uscite le materie" fate diversi tuffi in un mondo adolescenziale: è arrivato il momento della nostalgia del liceo?
MA: A dirti la verità è proprio attraverso la tua domanda che ci stiamo rendendo conto che sembra quasi esserci un filo conduttore che porta agli anni del liceo e si snoda lungo l'album: dal titolo alla canzone ispirata da Dante, ai pezzi basati sulla Smemoranda dell'89. Non è stato voluto e neanche ce ne eravamo ancora accorti, quindi il tutto è senz'altro privo di senso nostalgico.

L'altro polo tematico mi sembra sia rappresentato dal non-sense. Il punto di vista del meccanico sulle filosofie di celebri architetti è una trovata geniale e anche i giochi di parole contenuti nel pezzo sono da applausi ("Calatrava notte brava / Gae Aulenti sentimenti" merita una maglietta). Come nascono idee come questa?
Mons: Solo, mi sento solo cazzo! Un vantaggio senza ideali, quello del meccanico comunque costruttivo. Idee altrui da riparare come echi radiofonici.

Perché la cover – peraltro riuscitissima – di "It's a sin" dei Pet Shop Boys?
J: Per caso una notte ho rivisto il video sul satellite, ho preso in mano la chitarra e sembrava una canzone decisamente adatta per stare con le altre. Ci piace molto provare a portare nella nostra piccola dimensione canzoni molto distanti.

Uscite per Halidon, etichetta che pubblica cose molto diverse tra loro, Fausto Leali, tanto per dire un nome. Come ci siete arrivati?
MA: In realtà il disco l'abbiamo autoprodotto, in autonomia. Dopo averlo scritto e registrato abbiamo fatto un giro di etichette cercando un distributore e Halidon ci ha dato l'ok. Per noi era prioritario pubblicare il disco il prima possibile e a loro è piaciuto, quindi ci siamo trovati subito.

Siamo in chiusura. Nell'album precedente, "Viva a Ilusao" (I dischi de l'amico immaginario, 2007), in un pezzo vi eravate autorecensiti. Cosa ne dite di ripetere l'esperimento in 3 righe?
J: In realtà cantavamo recensioni che altri avevano scritto su di noi, in sostanza era stato una sorta di collage di frasi tratte da alcuni articoli che riguardavano il nostro primo disco, che si chiama "Tra l'altro".

MO: Contiamo di far parte di futuri maglioni e di dar sfogo ad un tempo che strazia il suono di cui noi, belando, ricerchiamo il silenzio. Non ci si chiami né creda ripetitivi quando in greggi sempre ritorniamo a noi stessi come fedeli e monaci ovini. Ci si ricerchi e ci si lasci in pace poiché è solo così che dopo tanti anni ci si ritroverà, a suonare, a cantare, a commuoverci.

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