Schiele - via Mail, 12-08-2009 Intervista

24/08/2009 di

Cuore e muscoli, cervello e sudore. Gli Schiele ripubblicano per la neonata Scriveremale il loro primo album "Pictures of Mountains" (immancabilmente registrato da Giulio 'Ragno' Favero de Il Teatro degli Orrori). Un lavoro capace di essere granitico e duro o melodico ed intimo, perfetto per descrivere l'ambiente che circonda i tre vicentini: boschi, nebbie e montagne. Ad intervistarli una firma d'eccezione: Sergio Carlini dei Tree Second Kiss.



Cominciamo dalla fine. L'ultimo concerto, l'ultima prova, l'ultimo pensiero rivolto alla vostra musica. Com'è la vita degli Schiele oggi?
Gli Schiele oggi stanno bene. Siamo in forma, si cazzeggia e si prova. Seguiamo i nostri ritmi, senza frette ed affanni: non abbiamo contratti o vincoli di sorta e quindi possiamo fare tutto con calma... L'ultimo concerto, assieme ad Elettrofandango e Putiferio, è stato fatto per promuovere Scriveremale, l'etichetta a cui ci appoggiamo, un collettivo di musicisti, grafici, artisti, distillatori di pozioni magiche, ma soprattutto amici e brave persone. Un'ottima serata! In seguito avremmo dovuto suonare al "Festival all'estate", di Montagnana (PD), assieme a Flap e Nicker Hill Orchestra e molti altri, ma causa maltempo il concerto è saltato. Peccato, è un bel festival, in una cornice davvero unica, che se non sbaglio conoscete pure voi, ci avete suonato in una delle scorse edizioni. Per quanto riguarda le prove, hanno sempre un certo fascino, liberi la mente e ti lasci andare, resetti la giornata, il tempo si ferma. Si sta bene in sala prove.

Cominciamo dall'inizio. Perché Schiele?
Non è proprio l'inizio, all'inizio siamo usciti come tutti con altri nomi, poi si è optato per Schiele. Ci è venuto in mente Egon Schiele, i suoi dipinti ci piacevano: tratti ruvidi ed essenziali, minimalismo, malinconia, contorni nervosi e taglienti, traduzione su tela di ciò che ci piace ascoltare o esprimere in musica, ma più di tutto ci piaceva semplicemente come suonava la parola Schiele.

Altitudine. Mi sembra una suggestione evidente nel vostro ultimo "Pictures of Mountains". Siete della provincia di Vicenza, le montagne vi circondano. Credo che Luca (il batterista) ci viva addirittura ad una certa altitudine. Se parliamo di montagna parliamo anche di Schiele? Guardare le cose da lassù è il vostro punto di vista sul mondo?
Mah... non ci permettiamo assolutamente di guardare dall'alto nessuno, nemmeno in senso letterale, visto che in verità nessuno di noi abita ad altitudini importanti. Però le montagne effettivamente ci circondano, sono una presenza costante, concreta e influente nelle nostre vite. Non solo la montagna, ma l'immensità della natura intera impone rispetto, e ci aiuta a capire quanto piccoli siamo. Ecco, credo che i valori di umiltà e rispetto dovrebbero essere alla base di tutto, e solitamente, chi conosce ed ama la montagna impara ad ascoltare, con attenzione e, appunto, con rispetto.

Frenesia e melodia. "We don't want to be your friends" apre il disco a torso nudo, in modo viscerale e washingtoniano. Drumming fisico, chitarre ipnotiche e lancinanti, basso distorto che amalgama. Subito dopo "In the room there was violence" colpisce invece per la sua profondità melodica. E così tutto il disco in un andirivieni tra tensione e rilascio. Schiele ha una doppia anima, felicemente e piacevolmente schizofrenica per me. Per voi?
Direi di si: le canzoni nascono in sala prove istintivamente, suoniamo e teniamo quello che ci piace, ci lavoriamo poi un po' su finché abbiamo fiato e finché la canzone ci convince. Esorcizziamo con la musica situazioni e stati d'animo, sia negativi (ed allora nascono canzoni più "nervose"), che positivi (ecco la melodia). Il tutto ovviamente passa attraverso un filtro fatto di tutti gli ascolti che ci hanno accompagnato negli anni... tra cui la scena washingtoniana targata Dischord - che tu citi - ha sicuramente uno spazio privilegiato.

A proposito, perché non volete essere nostri amici?
"We don't want to be your friends" nasce da questo falso rapporto di amicizia su cui si basano i vari social network, migliaia di "amici" su Myspace e Facebook che non ti salutano incontrandoti per strada, oppure ti abitano accanto ma non scambiano una parola per poi condividere un sacco di stronzate via internet. Con voi siamo amici però dai, anche da prima di Myspace

Nebbia. Comunque vadano le cose, le vostre istantanee della montagna evocano tinte fosche e rarefatte. Non solo prati in fiore. Siete d'accordo? Su tutto si erge una nebbia scura e catartica.
La montagna in effetti non è solo prati in fiore, come nelle vendite promozionali, molto spesso ci sono temporali, o nebbia, che secondo me è una delle situazioni più affascinanti in natura. La nostra musica è soprattutto questo lato della montagna, quello vissuto nel quotidiano, non il lato "turistico"... siamo più per la realtà.

Boschi. Nel disco aleggia anche una forte presenza ancestrale, un primitivismo di fondo che affascina. Forse mi sono fissato con il tema naturalistico, ma mi sembra che dai boschi e dalle montagne ne esca uno spirito unico che vi contraddistingue, una sorta di "Epica Schiele", siete d'accordo?
Ci piace questo tuo punto di vista, e che si percepisca quello che tu chiami "presenza ancestrale e primitivismo di fondo". Sì, forse sono dei concetti che tornano prepotenti nel disco, e che in fondo ci contraddistiguono proprio perché ci appartengono. Il bosco poi da sempre spaventa: affascina, rilassa ma allo stesso tempo incute timore. Un elemento naturale che ha due facce contrapposte. Non a caso è molto usato nelle fiabe, no?

La voce. Molte band rumorose lasciano al cantato un ruolo marginale. Voi mostrate invece una grande capacità e versatilità in questo senso, non credete sia un elemento che vi contraddistingue?
Come ti ho detto prima suoniamo d'istinto e poi rifiniamo. Non abbiamo contratti che ci impongono di fare o essere qualcosa, quello che facciamo è prima di tutto quello che siamo. Anche le parti vocali nascono in maniera diretta, per poi essere elaborate e rifinite ed adattate alla musica. Sicuramente abbiamo imparato un po' a sfruttare le potenzialità di due voci: abbiamo raggiunto un'intesa col tempo, suonando molto, ci abbiamo lavorato un po' su, e direi che siamo piuttosto soddisfatti del risultato.

Il Ragno. Quasi al centro del vostro lavoro un pezzo che si chiama "Spiders VS Spiders". Potrebbe essere Slint, potrebbe essere Favero. Sono associazioni casuali o c'è una rete che state tessendo?
Quasi casuale ad onor del vero: la canzone ci ricordava il movimento di un ragno che tesse la sua tela. La chitarra tesse una tela, il basso un'altra, la batteria prepara lo scontro... Gli Slint sono nei nostri cuori da sempre e un po' abbiamo voluto ricordarli...

Anche al Ragno Favero vogliamo bene, è un grande nel suo lavoro.

Ascensione. Ho davvero apprezzato la mano che sa dosare in modo maturo e sintetico arrangiamenti ed interventi su brani di 3-4 minuti. Poi alla fine dell'album c'è "Mountains get higher": 14 minuti di ascensione elettrica, di psichedelia scarna e primordiale, e poi c'è la montagna che ancora una volta sovrasta il tutto: stavolta si parte dal basso e si sale, si sale in vetta… voci aliene, regresso infantile. Manifesto escapista o cosa? "Mountains get higher" è la vostra "Eight miles high"?
"Eight Miles High" nella versione degli Husker Du però... Ci fa piacere sentirci dire queste belle parole da Sergio Carlini. Questo pezzo, grazie anche all'apporto di Giulio in fase di registrazione, ha raggiunto l'effetto granitico e massiccio che c'eravamo prefissi come risultato. Sì, qui si parte dal basso, e si sale, si scala la montagna, i muscoli fanno male, il fiato si ingrossa... si arriva in vetta e si rimane soli, ad ascoltare. Si torna bambini, puri, ingenui... Ci pare che quel tappeto sonoro finale renda abbastanza quest'idea che avevamo, e la voce del piccolo Riccardo, il figlio di Damiano, è la degna chiusura del disco. Tra 20 anni, potrà raccontare su Rockit che ha cominciato presto con la musica, a soli 2 anni!

Io ho condiviso il palco con voi in diverse occasioni e la quantità di sudore prodotta da un vostro live l'ho potuta felicemente saggiare. Ma per chi non vi conosce: cos'è un concerto degli Schiele?
Come tutti i gruppi "rumorosi" l'ambiente più consono è il concerto. Si "prova" il gruppo, si vede quanto di vero c'è rispetto al disco. Un concerto degli Schiele è musica per il cuore, fatta con il cuore. Beh, a dire il vero c'è anche una buona dose di muscoli e di sudore... ci piacciono i volumi alti, e la "botta" che solo un live può dare.

Tu Damiano sei stato per molti anni Direttore Artistico del Centro Stabile di cultura di Schio. Luca, che comunque faceva parte della stessa crew è anche nell'organizzazione del Babylonia Festival di Recoaro, sempre in provincia di Vicenza. Vivere con la musica mi sembra che non cominci e non finisca solo in sala prove per voi …
Direttore Artistico è una parola grossa, il CSC è gestito da un'associazione no profit di volontari per promuovere ogni forma d'arte, quindi cultura, musica, foto, teatro, pittura. Io collaboravo organizzando concerti, ho avuto l'opportunità di far suonare gruppi che mi piacciono, ho visto concerti incredibili e ho conosciuto un sacco di gente fantastica, la musica per me è soprattutto questo, è fondamentale il lato umano, ho visto gruppi che mi piacevano, rovinati da persone che si atteggiano da rockstar. No, la musica non è certamente solo quella che facciamo dentro una sala prove, infatti andiamo ancora a vedere un sacco di concerti (cosa che purtroppo non fanno in molti), a volte ne organizziamo... insomma ci piace in generale tutto quello che sta attorno alla musica, e siamo ripagati dal lato umano che essa sa offrire.

Veneto. Verona, Padova, Treviso, esprimono scene e vitalità musicali. Dato il vostro lungo e privilegiato punto di osservazione: come sta messa Vicenza?
Devo dire che in Veneto attualmente c'è un bel fermento musicale, ed anche a Vicenza ci sono parecchi gruppi in gamba, che spaziano dall' elettronica, come gli Eterea, al poprock come le Sarah Shuster, o verso il genere nostro come Frankie Four Fingers, Two Half Cans, Aguirre... Se fossimo nella patria del rock per eccellenza i giornali forse parlerebbero di "scena".

Prima parlavate di Social networking. Siamo appena all'inizio di un profondo processo di cambiamento del modo di fruire e veicolare la musica, in meglio od in peggio è ancora difficile da capire: come ci sta Schiele - creatura umorale e viscerale - in mezzo ai download, nel mondo presenzialista del web?
Credo che ci siano pro e contro come in tutte le cose. Da un lato direi che mi fa un sacco piacere ascoltare tanta musica, tanti gruppi e avere così tanta roba tra le mani, e trovo che sia anche giusto. Basta che la cosa non si fermi lì. Non dimentichiamoci la realtà: il disco va bene, ma il gruppo lo deve saper suonare dal vivo e trasmettere qualcosa. Per assurdo però mi sembra che tutto questo abbia allontanato la gente dai concerti e dalla realtà, conosco un sacco di persone che suona e non va ai concerti, gente che ha montagne di dischi e non va ai concerti, bisogna anche staccarsi dal pc e viverla la musica... anzi adesso vado, ti saluto Sergio.

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