port-royal - via Mail, 12-10-2009 Intervista

18/10/2009 di

(Foto di Anna Positano)

"Eravamo tornati alla Casa Russia. Avevamo cercato rifugio lì. Era come esser tornati ai primi giorni. Era l'alba ma noi eravamo troppo svegli per ricordarci del sonno." (John Le Carre, "La casa Russia")

Dei due uno ama la Russia visceralmente, l'altro si considera un punk marxista e ha esordito da poco con un nuovo progetto – i Crimea X – dove si presenta in tuta da cosmonauta. E' normale che si finisca a parlare dell'ex blocco socialista, di agenti del KGB riconvertiti a buttafuori nelle discoteche, di Putin, di doganiere attraenti e di passaporti stracciati. Jukka Reverberi dei Giardini di Mirò ha intervistato Attilio Bruzzone dei Port-Royal in occasione dell'uscita di "Dying Time", il nuovo album pubblicato ad inizio mese in tutto il mondo (in Italia dalla Sleeping Star).



Bene Attilio, scaldiamo subito i motori. Qualche tempo fa ho letto su Rumore una vostra intervista, dove si parlava di Nu-Shoegaze e del fatto che per te, ad esempio, i Giardini di Mirò non sono shoegaze. Insomma che è lo shoegaze oggi e che bisogna fare per poter suonare in quel modo? Io sono d'accordo con te, il gruppo mio non è un gruppo shoegaze ma non credo lo sia neppure il tuo, nel senso che voi suonate oggi non nei primi anni novanta e nelle struture, nel lessico dei vostri dischi, credo si parli in altro modo. Tu che dici?
Esatto. Iniziamo col premettere che tutte queste etichette lasciano il tempo che trovano e che, alla fine, non ha poi tanto senso starsi a spremere le meningi per cercare di capire se un progetto rientri o meno nel genere shoegaze. Io penso, e mi sembra che su questo tu sia d'accordo, che i Giardini di Mirò non siano propriamente shoegaze. 2 album su 3 (rilasciai quell'intervista prima che uscisse "Il fuoco", davvero un'ottima uscita, lasciamelo scrivere), non suonano shoegaze. Questo ovviamente non deve essere inteso né come una critica né come una limitazione. Riguardo a noi... penso che ci siano parecchi momenti shoegaze sparsi in tutti e 3 gli album, anche se ovviamente non ci troviamo a suonare nei primi anni novanta e non usiamo più di tanto chitarre distorte. Ovviamente la poetica dei Port-Royal non si esaurisce nello shoegaze. Comunque penso che si tratti solo di una questione verbale, nel senso che dipende tutto dall'accezione noi diamo alla parola shoegaze. Quindi chiarisco il punto: per me shoegaze non è qualcosa che debba suonare necessariamente come i My Bloody Valentine (tra l'altro un gruppo che non amiamo particolarmente) o gli Slowdive (che ci piacciono molto di più) ma piuttosto è una certa sonorità spaziale, aperta e fluida di fondo. Sono consapevole che questo voglia dire tutto e quindi nulla, però nella mia accezione, che è comunque condivisa, Ulrich Schnauss è shoegaze, ad esempio. Comunque al di là di shoegaze o no, le sonorità dei Port-Royal sono da sempre impostate su una fluidità di base e questo è l'importante a prescindere da ogni categorizzazione di genere.

Capisco che la domanda precedente sia stata in qualche modo non educata, nel senso che forse sono necessarie delle presentazioni. Io vi conosco, tu ti conosci, ma forse chi legge no e quindi ...si dai, chi sono oggi i Port-Royal? Chi suona cosa? C'è ancora Giulio Corona?
Oggi i Port-Royal sono quelli che erano ieri, ovvero il sottoscritto Attilio Bruzzone alla chitarra, tastiera, programmazione (con qualche azzardo di voce), Ettore Di Roberto, cofondatore del progetto con me nel 2000, al pianoforte, tastiera, programmazione (che parimenti azzarda a cantare qualche volta), Emilio Pozzolini (programmazione) e dal 2007 Sieva Diamantakos, che fa i visuals per i concerti e scrive e gira i video "ufficiali" delle canzoni. No, Giulio non c'è più. Ha partecipato alle nostre session di registrazione sin dai tempi di "Flares", aiutandoci sopratutto con le basi, ma progressivamente i suoi contributi sono venuti meno; ancora in "Dying in time", dove compare nella veste più consona di collaboratore esterno, ci ha aiutato in qualche momento di elettronica, ma ormai il rapporto era ridotto al minimo, soprattutto in termini di condivisione complessiva del progetto. Da ormai sei mesi non si sta lavorando più insieme...

Perfetto, c'è un nuovo disco per voi. Lo sto ascoltando. Bravi. Mi sbaglio o è il primo che esce supportato anche da una label italiana? A vedervi da fuori sembra che ci sia uno strano rapporto con il paese in cui vivete. Poche date in italia, pochi contatti -potrei sbagliarmi- con il resto della scena... Che rapporto avete da musicisti con il vostro paese?
Grazie! Non ti sbagli, è davvero il primo (se non contiamo il casalingo "Kraken ep" uscito nel 2002 per la concittadina Marsiglia records) supportato anche da un'etichetta italiana. Per quanto riguarda il contatto con l'Italia ti sbagli a metà. Mi spiego meglio: in realtà le date non sono affatto poche, anzi! E più passa il tempo più ne vengono fuori. Però hai ragione sul fatto che abbiamo pochi contatti con i musicisti del nostro paese e soprattutto con la scena. Ovviamente abbiamo anche dei buoni amici musicisti italiani, e non sono gli unici apprezziamo: ci sono moltissimi artisti di talento da noi. Il punto, comunque, è che non pensiamo ci sia poi una vera e propria scena qui in Italia, ma la solita frammentazione di matrice individualistica che è infatti visibile in tutti gli aspetti della vita del belpaese (storicamente da sempre). Noi non siamo chiusi a nessuno, anzi, sempre stati disponibili con tutti, però alla fine ci pare limitante appartenere a qualcosa che non esiste veramente e che allo stesso tempo è abbastanza chiuso. Per questo già nel 2002 preferimmo cercare di pubblicare i nostri lavori all'estero, per poter interagire in una situazione meno chiusa e di maggior respiro...

Fino a qualche anno fa avevo molti contatti con Genova. Col tempo, purtroppo, mi sono perso. Che succede da quelle parti?
Sai che forse ne so meno di te, pur essendo da due anni di nuovo qui in pianta stabile dopo il mio periodo tedesco (per il dottorato all'università)?

Resonant. Attilio potresti dire ai ragazzi più giovani che leggeranno questa intervista come siete arrivati ad incidere per la gloriosa Resonant (chi ha bazzicato il post-rock dovrebbe sapere che brillanti uscite sono state curate da questa label britannica)... Immagino che nulla sia piovuto dal cielo ma una certa dose di consapevolezza vi abbia aiutato...
Come accennavo prima, non vedevamo molti sbocchi per la nostra musica in Italia, essendo essa una musica di confine e non chiaramente incasellabile in un genere preciso. Quindi prendemmo la decisione di provare ad essere pubblicati fuori, all'estero, e trovarci in una situazione più grande e più aperta, decisamente più consona per una musica come la nostra. Rimanemmo in studio per due anni e poi finalmente, pronto il demo, compilammo una lista con tutte le etichette indie estere più interessanti. Tra questa ovviamente figurava la Resonant che, piaciutole il demo che le mandammo, ce ne chiese un altro, che prontamente spedimmo, e alla fine (luglio 2004) si decise a pubblicare il nostro disco ("Flares", 2005). Insomma, nulla di speciale o romanticamente assurdo: semplicemente abbiamo spedito un buon demo che all'etichetta è piaciuto. Ecco qui il rapporto con la Resonant per cui alla fine abbiamo pubblicato in totale 3 dischi, di cui un album di remix.

Go (w)est! Ogni tanto mi capita di passare per la vostra pagina Myspace solo per vedere in quali paesi e città dell'est Europa toccherà il vostro tour. Vi invidio moltissimo. Come sono nate queste frequentazioni e questo amore per l'ex blocco socialista?
La "colpa" è mia! Da sempre sono un amante di quelle zone che visitai anni fa e di cui mi innamorai. Inoltre una laurea in filosofia e storia e lo studio approfondito della storia sovietica hanno gettato benzina su un fuoco già piuttosto vivace. Il fatto è che in est Europa, da subito mi sono sentito a casa, cosa che non mi è affatto capitata in Inghilterra, Francia ecc. ...e con i Port-Royal è andata bene, in quanto la nostra musica è molto amata in quei posti (dalla Ex-Yugoslavia fino all'intero blocco sovietico), quindi le numerose date sono una conseguenza di tutto ciò. Infatti, quando in passato leggevo di noi collegati al nord mi arrabbiavo un poco, perché in realtà col nord scandinavo/islandese (sul fatto poi di come l'Islanda sia diventata la terra promessa e una moda dopo il caso Sigur Ros, non mi pronuncio) non c'è nessun legame esistenziale, mentre la nostra musica richiama molto più alcune atmosfere mitteleuropee e dell'europa orientale tout court.

Domande rapide sull'est: cibo/piatto preferito?
I pelmeni, i ravioli/tortellini russi che possono essere sia simili ai nostri che fritti. Li mangiai per la prima volta in Estonia e da allora ogni volta che vado in Russia e zone limitrofe sono un must per me.

Città preferita?
Domanda difficile, perché in tutte ho degli ottimi ricordi... ma forse alla fine Mosca e Kiev.

Band preferite?
- Ambidextrous (amico e collaboratore di Mosca), che fa uno splendido mix di idm e dance music anni ottanta;
- Bosch's with you, (Mosca) il migliore gruppo post-rock di tutto l'ex-blocco sovietico, purtroppo orfano del suo leader e fondatore, il mio amico Dima scomparso a maggio;
- Light under water (Mosca), altro progetto di Dima, dedito all'ambient: ottimo;
- Illuminated faces (Kirov), idm, elettronica che non ha nulla da invidiare ai già incensati gruppi occidentali. Abbiamo suonato insieme a mosca e ora sta remixando un nostro nuovo pezzo, "The photoshopped prince".

Conosci i Fizzarum?
Non di persona, ma bene artisticamente. E mi piacciono molto, infatti gli proposi 4 anni fa di remixare un nostro brano da "Flares", che poi uscì nell'album di remix "Flared up" (2008).

Vodka o pivo?
Entrambi: YORSCH!

(Foto di Samuele Franzini)

Ma i locali nell'ex blocco est come sono? Non mi rispondere 4 mura per favore. Devi scusare questa domanda ma credo che molti lettori non conoscano affatto l'Europa orientale e sarebbe carino dire che la le cose vanno... in generale mi sembra di poter dire che c'è un grosso fermento in termini artistici nei paesi dell'est. Potete confermare?
Esteticamente non sono affatto tanto diversi da quelli dell'Europa occidentale. Però ci sono almeno tre interessanti differenze che elencherò di seguito.

La più grossa differenza consiste nel fatto che in Europa orientale (ma soprattutto in Russia, in realtà) si può suonare a volumi assurdi, senza alcun limite di decibel e questa è una grande cosa, dal momento che noi apprezziamo molto il volume alto, quantomeno per i concerti (inoltre dispongono nella stragrande maggioranza dei casi di ottimi impianti).

Un'altra differenza è rappresentata dai cosiddetti buttafuori che in molti casi sono ex-agenti del KGB o gente che comunque lavorava in apparati di sicurezza, infatti ci è anche capitato di vederne alcuni con la pistola nella fondina ascellare (per esempio durante il primo concerto a mosca, il 13 ottobre 2007)... Senza contare che in Russia nelle grandi discoteche ci sono anche delle stanzine con dentro soldati in tuta mimetica celeste armati di Kalashnikov pronti ad intervenire in caso di disordine... il buttafuori dell'est non ha bisogno di fare il bullo come quello italiano che urla spintona ecc. Lì una volta che "partono" lo fanno davvero senza chiasso nè scenate all'italiana (senza contare che non sono semplici palestrati esaltati ma uomini che provengono da veri apparati di sicurezza, i quali quindi non hanno bisogno di ostentare nulla). Un esempio: in Lettonia, a Riga, sono stato personale testimone di una rissa tra un buttafuori russo e tre bulli che provavano a far scoppiare dei tafferugli all'interno del locale; rissa finita dopo pochi secondi con i tre tipi per terra esanimi in una pozza di sangue visto che il buttafuori ha anche usato, tra l'altro, un rasoio di quelli da barbiere che si aprono...

Un'ultima differenza carina da notare è che in Europa orientale (specialmente in Russia nuovamente) i club per la musica dal vivo coniugano all'attività concertistica quella di ristorazione (e mi sembra un'ottima idea) e con risultati eccellenti: abbiamo sempre mangiato e bevuto benissimo!

Siete stati in Siberia?
Non ancora, ma fortunatamente sembra essere in programma per il nostro prossimo tour russo/ucraino nella primavera 2010.

Mai avuto problemi con i famosi doganieri russi & co. Mi dicono di gabelle non indifferenti per far transitare senza problemi gli strumenti?
Una precisazione: quando si entra in Russia in aereo trattasi di doganiere donne che in caso di bisogno chiamano subito i soldati. Personalmente non ho mai avuto problemi con alcuna guardia di frontiera. Mi spiego meglio: lo scorso gennaio, Sieva non compilò la seconda parte della carta di immigrazione (come invece gli consigliai di fare già in aereo, visto che tra l'altro è obbligatorio) così la doganiera, al momento dell'entrata in territorio russo, lo spedì a rifarla. Lui però fece l'errore di non riprendersi il passaporto, lasciandolo a lei. Infatti, quando tornò con la carta di immigrazione compilata, se lo ritrovò stracciato e non appena chiese alla bella doganiera (che nel frattempo si metteva il rossetto e si faceva la manicure!) delle spiegazioni sul perché gli avesse distrutto il passaporto, subito arrivarono due soldati (chiamati a gran voce dalla nostra amica) che lo chiusero in uno stanzino, trascinandovelo di peso. Noi, ovviamente, provammo a parlare con molte persone (soldati inclusi), ma nessuno si degnò di prenderci in considerazione (chiusero addirittura quei posti di controllo con delle serrande!) e quando dal telefono dell'aeroporto provammo a chiamare l'ambasciata subito due uomini vestiti di nero balzarono fuori dal nulla appesero il telefono brutalmente e la polizia ufficiale ci accerchiò coi cani minacciando una perquisizione accurata degli strumenti (in quel caso mi sa che avremmo dovuto pagare delle gabelle), qualora non avessimo abbandonato immediatamente l'aeroporto... Allora ci arrendemmo e rinunciammo ad avere il povero Sieva con noi per questo tour (ci vennero forniti due visual artist russi almeno per le due date moscovite, anche se ovviamente non colmarono di certo il vuoto visivo conseguente alla mancata presenza del nostro Sieva).

Comunque non abbiamo mai pagato alcuna gabella, né tangente, né bustarella ad alcun rappresentante della legge nella federazione russa e in nessun altro paese dell'est Europa.

Il vostro personaggio storico preferito russo?
Domanda difficile... letterario, l'uomo del sottosuolo, il protagonista delle "Записки из подполья", le "Memorie dal sottosuolo" di Dostoevskji. Storico... ce ne sarebbero molti da citare, ma vada per l'ultimo grande (cosa che susciterà magari qualche polemica, ma francamente non ci interessa): Vladimir Putin che, al pari di Luigi XIV che poteva dire a ragione "L'etat c'est moi", può affermare "La Russia sono io". E non avrebbe torto: Putin rappresenta sia a livello spirituale che fisico la Russia in toto, è il tipico uomo della strada e l'uomo di vertice allo stesso tempo, l'uomo che rappresenta sia il passato (persino l'ideologia staliniana, inoltre, cosa curiosa al riguardo, nel suo ufficio c'è il busto di Felix Dzerzhinsky, il primo capo e fondatore della CEKA, poi nota come GPU, NKVD e infine KGB; oggi FSB) che il presente e il futuro dei quell'immenso quanto enigmatico paese che è la Russia, cui ha intrecciato il proprio personale destino.

C'è molta differenza come pubblico tra Mosca e Belgrado?
No, non molta, anche perché la Serbia è davvero un avamposto, o enclave della Russia nei Balcani, quindi in Europa. Comunque direi che il pubblico russo è forse davvero il più caloroso ed entusiasta in assoluto.

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