Neo [Lazio] - via Mail, 12-10-2009 Intervista

16/11/2009 di

Il progetto Neo nasce nel 2001 dall'unione di tre musicisti di stanza in Lazio che decidono di dedicarsi a una musica all'incrocio tra jazz, rock e avanguardia. Dopo otto anni di concerti, dischi, collaborazioni e cambi di formazione, Carlo Conti (sax tenore), Manlio Maresca (chitarra) e Antonio Zitarelli (batteria) pubblicano ora "Water Resistance", un album che merita di essere approfondito con un'intervista. Di Max Osini.



Dalla vostra bio vedo che siete in giro da diversi anni. Come siete arrivati alla pubblicazione di "Water Resistance", che mi sembra la vostra produzione più professionale?
All´inizio pensavamo che il nostro lavoro fosse quello di comporre delle cose interessanti per poi trovare una figura in grado di fare il resto... L'esperienza di anni sul territorio ci ha fatto vedere quanto il concetto appena espresso fosse banale, perché una volta fatta la musica bisogna venderla e in questo non siamo mai stati troppo bravi. Quindi credo che, è vero, c´è stata un´evoluzione della nostra musica... almeno, lo speriamo. Ma è anche vero che il tutto supportato da un miglioramento estetico risulti più semplice da recepire sia per il pubblico che per un´eventuale etichetta discografica.

Parlando della vostra musica ho detto che si tratta di jazz per un pubblico rock, qualcosa di diverso da un semplice crossover. Voi cosa ne pensate?
Il nostro gusto musicale attraversa vari periodi storici. Siamo entrambi interessati allo studio dei linguaggi musicali tradizionali, come per esempio il jazz degli anni 50, che visto da una prospettiva attuale o contemporanea diventa quello che ascoltate nei Neo.

Da sempre l´improvvisazione gioca un grande ruolo nella musica jazz. Voi che rapporto avete con l´improvvisazione? Ho l´impressione che la votra musica sia molto più studiata che istintiva.
In questo caso non c´è rapporto con l´improvvisazione, ovvero, tutto nasce da un´idea ben definita. Si prende un tema e lo si sviluppa in più forme, limitando l´improvvisazione a dei piccoli spazi. Del resto tutti i grandi improvvisatori non improvvisavano niente.

Vi si accosta spesso agli Zu, ma a me sembra che l´approccio sia diverso. Che ne pensate di quel gruppo e del confronto?
La differenza principale è che la nostra materia musicale proviene da uno studio dettagliato della composizione rapportandoci a delle regole armoniche e stilistiche, lasciando al timbro il valore dato dalla combinazione delle note. I tre Zu effettuano un lavoro diretto verso una costruzione di massa sonora omogenea (il cosiddetto muro di suono) e anche sotto il profilo musicale sono più diretti verso un espressione essenziale. Noi siamo l´opposto: per arrivare ad una soluzione facciamo passare le nostre melodie attraverso dei ragionamenti spesso contorti. Abbiamo anche un´estetica totalmente differente: mentre la loro immagine sonora risulta "grassa e rotonda" noi tendiamo ad acuire tutti gli spigoli rendendo tutto più agile e snello.

Come è nato l´inserimento del sax nell´economia del gruppo?
Abbiamo iniziato la collaborazione con Carlo Conti quando lo formazione comprendeva anche il basso elettrico (Fabrizio Giovampietro). Mentre prima era solo un guest che dava un apporto di tipo solistico all´interno di alcuni brani, soprattutto nel nostro variegato repertorio di pezzi blues sui quali venivano aperti dei chorus appositamente per sax alto. Dopo l´uscita del basso, il sax è diventato parte integrante dei Neo, sostituendo il sax alto con un tenore, utilizzando la propria voce nella struttura compositiva dei nuovi brani e non più solamente in maniera solistica.

Un´altra cosa che mi ha colpito del vostro ultimo disco, sono i disegni sul booklet. Cosa mi potete dire a riguardo?
Con il progetto "Water Resistance" abbiamo voluto creare un nesso tra arte visiva e musica, abbinando cosi al tour un´omomima mostra collettiva itinerante di disegni realizzata da illustratori chiamati a partecipare da tutt´Italia, curata da Elena Rapa, autrice anche dell´illustrazione di copertina. L´art direction del booklet è di Davide Cardea. I lavori presenti nel booklet sono curati da nomi ormai noti nel panorama italiano come Karin Andersen, Maicolemirco, Ratigher, Paperesistance, Cescko, Rocco Lombardi o Michael Rotondi, sono stati scelti per compenetrarsi nel groove sonoro dei Neo. In più sono stati aggiunti disegni complessi e tramati di giovani talenti meno conosciuti come quelli di Giacomo Podestà, Giovanni Zuanelli e Pentolino, perfettamente in linea con la poetica del gruppo. La mostra, solo riassunta nel booklet, si snoda attraverso una quarantina di tavole. Oltre ai nomi che già ti ho citato hanno anche partecipato: Nicoz, Claudio Parentela, Christian Rainer, Erika Preli, Ale Staffa o Milena Zanotelli, per citarne alcuni.

State suonando parecchio dal vivo. Qualche commento, impressione, racconto?
Nonostante la complessità, e a volte la difficoltà dei nostri suoni, il pubblico ha sempre reagito con curiosità positiva mettendoci a nostro agio. In alcuni casi siamo ricordati non tanto per il concerto ma per le performance avvenute dopo! Preferiamo non scendere nei particolari. Recentemente abbiamo avuto il piacere di condividere il palco con James Chance & The Contortions (precursore della no-wave) nelle date di Roma, al Circolo degli Artisti, e Bologna, al Locomotiv.

Quali sono le band con cui intrattenete più relazioni?
Nel circuito italiano ed estero ci sono molte figure che ci affascinano: oltre che ai nostri conterranei Zu c´è la prestigiosa figura di uno dei padri dell´underground italiano di questi ultimi anni, l´esimio Diego d'Agata, il bassista e mente dei Testadeporcu, duo basso e batteria che non ha pari. Ci sono gli Squartet che comprendono una costola dei Neo (Manlio Maresca, il chitarrista, suona in entrambe le band, NdR). Nel panorama europeo segnalo i Brown vs Brown, olandesi che vedono alla chitarra Jerome Kimman, musicista con caratteristiche sia tecniche che musicali affini alle nostre.

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