The Tunas - via Mail, 13-03-2009 Intervista

16/03/2009 di

Nonostante a Beppe Grillo facciano cagare, quello dei Tunas è uno dei migliori garage rock d'esportazione che abbiamo in Italia. Lo scorso week end hanno condiviso il palco con i Buzzocks, la mattina del concerto Sara Loddo li ha intervistati per parlare di punk, di gruppi nostrani e dell'ultimo "We Cut Our Fingers In July".



Con un nome simile è d'obbligo, perché Tunas? Cosa significa?
Frabbo: Bè, vuol dire "tonni", non mi chiedere però il motivo perchè non ne ho il più pallido ricordo... però abbiamo pure scoperto che in qualche slang "tuna" vuol dire "figa"...

Davide: Ci serviva un nome breve che sostituisse quello di prima: "The Omens", perché avevamo appena scoperto l'esistenza di una garage band californiana che si chiamava così, e che aveva già prodotto qualche 7". L'idea dei tonni è venuta ad Antonio, il nostro ex batterista.

Come nascono The Tunas?
F: Nascono come naturale proseguimento degli Omens, band in cui io e Davide suonavamo ai tempi delle superiori. Dire che eravamo degli zimbelli è superfluo! Come Tunas abbiam fatto un cd e un 7", e adesso siamo al secondo album. Spero che ce ne sia un terzo molto presto...

D: Dopo mille cambi di formazione ci siamo stabilizzati nel 2003, quando siamo diventati The Tunas. La formazione attuale nasce nell'estate del 2006, quando Luca ha sostituito Antonio alla batteria.

In rete c'è questa foto con su scritto "I Tunas fanno cagare" e sotto la firma di Beppe Grillo. Che storia è questa?

F: E' la pura e semplice verità!

"We cut our fingers in july": come vi è venuto un titolo così strambo? Qualche incidente domestico nel mese di luglio? Un patto di sangue?
F: No niente di tutto questo, solo un omaggio alle Black Candy, gruppo di Modena attivo fino a 2 anni fa. C'è una loro canzone chiamata "Christine" che dice "hey girl, you cut your finger in july", e ci sembrava bello, dato che per quanto riguarda me sono state la più grande band che abbia mai visto dal vivo.

D: Mi è venuto in mente questo titolo perché mi piaceva l'idea di omaggiare nel nostro piccolo quello che fino a qualche tempo fa, prima dello scioglimento, era senza dubbio il gruppo più figo e sincero in Italia. In realtà il titolo racchiude anche una componente in un certo senso "autobiografica", ma grazie al cielo le dita le abbiamo ancora tutte.

Dedicate il primo singolo, "John Titor's amazing travel to the past", ad un personaggio misterioso come John Titor. Credete nei viaggi nel tempo?
F: Bè, direi piuttosto che la storia di John Titor ci piaceva e abbiamo cercato di concentrarla in una canzone pop... ma l'idea del viaggio nel tempo, oltre a sembrarmi una stronzata, mi fa pure un po' paura.

La cover con lo sfondo in legno, l'accetta e l'uomo baffuto farebbero pensare ad un taglialegna. E voi? Boscaioli, manovali, impiegati, gelatai, studenti. Cosa fate nella vita?
F: Allora, nessuno di noi è boscaiolo. Io sono stato metalmeccanico fino a poco fa, Davide studia e fa il tutor in una scuola, Lorenzo è metalmeccanico cassaintegrato e Luca giornalista. Erica invece studia e fa l'illustratrice.

Una menzione speciale a Erica Preli, go-go dancer, nonché autrice della copertina del disco. L'avete convinta voi a ballare, magari per attirare il pubblico maschile, oppure si è auto-candidata?
F: E' tutto iniziato ai tempi degli Omens quando lei era mia compagna di classe, tutto è nato con lo spirito "ok, facciamo un po'gli stronzi, magari ci chiamano di più in giro a suonare sennò al limite ci si diverte e si fa uno show divertente"...

È presente a tutti i concerti? Se decidesse di abbandonarvi cosa fareste? Avete pensato ad un casting per aspiranti go-go dancer?
F: No non c'è sempre perchè per l'appunto studia (ad Urbino), e per giunta adesso è in Belgio… no, niente casting, mica siamo Antonio Ricci.

D: Proprio perché non riesce ad essere sempre presente siamo ormai abituati a suonare anche senza di lei, quindi se ci mollasse andremmo avanti in quattro… Alla sola idea di un casting mi spunta un sigaro in bocca, e questo non è un buon segno…

Il garage: un amore di sempre? Oppure c'è stato qualcosa, un concerto particolare, o qualcuno che vi ci ha avvicinato?
F: Io l'ho sempre ascoltato, da quando ho sentito per la prima volta a 9 anni "Psychotic Reaction" dei Count Five. La molla è stata scoprire i gruppi dagli anni 80 in poi, tipo i Tell-Tale Hearts, i Fleshtones, i Creeps, La Fase 4, gli Sleepwalkers... il resto per me è arrivato dopo.

D: Io ho scoperto il garage propriamente detto in terza superiore, grazie a Frabbo che mi passava delle cassettine sfiziose e mi ha portato ad un concerto dei Fleshtones. Prima comunque ascoltavo molti gruppi sixties e già con gli Mc5 mi ero abituato ad un certo tipo di suono.

Pensate che le band rock'n'roll, garage e punk meriterebbero più attenzione o va bene così?
F: Non vorrei sembrare stronzo ma per me va bene così, perché in fin dei conti sono pochi i gruppi che meritano veramente attenzione. L'80% di chi se la merita ce l'ha già o se la sta guadagnando. Anzi, direi che certi gruppi che sono incensati non hanno proprio motivo di esserlo. Ma ripeto, è questione di gusti personali, e anche forse del fatto che col tempo divento sempre più fighetto per quanto riguarda la musica.

Cosa deve avere un gruppo per essere un "buon" gruppo garage? E quali sono i migliori in Italia per voi?
F: Innanzitutto non menarsela con l'etichetta "garage" e suonare ciò che davvero gli piace, perchè c'è molta gente (noi compresi, almeno fino a qualche tempo fa) che è capace di gettare nel cesso idee bellissime per perorare la causa del genere. Tutto qua, francamente penso che l'idea di "garage" sia un po' castrante per chi l'abbraccia, come l'idea di "hardcore" o "punk". Personalmente sono per la "contaminazione", cosa che chiaramente non riesce bene a tutti, ma penso che non volersi fossilizzare su certi stilemi, ovviamente senza rinnegare le proprie origini (nel nostro caso il cosiddetto "garage rock"), sia sempre un buon punto di partenza. In questo senso credo che i Mojomatics, i Temponauts, i Sameoldsong e i Movie Star Junkies siano i migliori ora come ora.

D: Un gruppo che mi ha veramente folgorato di recente sono i Goodnight Loving, in alcuni momenti sembrano The Band! Vengono dal Wisconsin, ma il loro secondo disco è prodotto da un'etichetta italiana davvero interessante, la Wild Honey Records. Fra gli italiani invece il massimo sono i Movie Star Junkies.

Immagino ascoltiate anche altre cose. La cover di Steve Wonder svela il gusto soul. E poi? Cosa ascoltano i Tunas per rilassarsi? E appena svegli, qual è la prima cosa che mettete sul lettore, o, meglio, sul giradischi?
F: Non so gli altri, io ultimamente ascolto John Coltrane, Pharoah Sanders e Albert Ayler, poi molto paisley anni 80 tipo i Salvation Army e i Dream Syndicate, Husker Du, Replacements, Screaming Trees. Poi, da bravo stronzo sono impazzito per i libri di Julian Cope ("Krautrocksampler" e "Japrocksampler") e ascolto molto rock cosmico tedesco e giapponese. Sono un fricchettone? Forse...

D: i dischi che ho ascoltato di più negli ultimi tempi sono stati "Nothing Feels Good" dei Promise Ring, "Green River" dei Creedence, "Sixteen Tambourines" dei Three O' Clock, "Yeti" degli Amon Duul II, e "Sweetheart Of The Rodeo" dei Byrds.

Ho letto che avete suonato assieme ai Black Lips in diverse date. Cosa ricordate di quella esperienza?
F: Sono solo degli ottimi ragazzi, molto tranquilli, che scrivono e suonano canzoni stratosferiche e fanno degli show da panico. E poi sono dei "venduti", il che ce li rende molto più simpatici!

D: Sono molto gentili e simpatici, divertentissimi dal vivo e soprattutto gli ultimi due album (tre se contiamo il live) sono meravigliosi. Ecco, tornando alla domanda di prima, se la maggior parte dei gruppi che suonano garage cercasse di seguire l'esempio dei Black Lips scrivendo belle canzoni, senza aver paura di "sconfinare" un po', sicuramente ascolterei più garage!

Forse è un'impostazione "punk" quello che ci vuole: fregarsene di tutto e tutti e suonare cosa si vuole.
F: Forse ci vogliono meno pippe e più fatti. Forse i gruppi musicali dovrebbero smetterla con le menate da punk dell'ultim'ora e iniziare a spaccare i culi sul serio. C'è chi si litiga la nomea di gruppo più punk del quartiere e chi si autoproclama "agitatore culturale". Poi ci sono quelli (pochi) che suonano per divertirsi, per trovare da scopare e per passare delle belle serate in compagnia. Forse è proprio questo che manca a troppi!

E di voi in concerto cosa dicono? Incarnate il modello di band dissennata, sfasciona e casinara che spacca tutto, seduce le groupie e scappa?
F: Di noi non saprei in realtà che dicono. So cosa dice Beppe Grillo di noi ultimamente… bè io non sono così, anzi da un po' di tempo a questa parte non mi muovo molto sul palco, sono troppo pigro e sovrappeso. Per fortuna Davide e Lorenzo sono peggio di due cavallette, ora manca solo convincere Ginger a fare numeri pirotecnici sui piatti mentre suona…

C'è una connessione fra la vostra musica e la situazione economico-sociale che vivete? Pensate che anche le vostre canzoni esprimano un disagio, una posizione precisa rispetto a quello che succede. Un po' come accadeva con il punk degli anni Settanta in Gran Bretagna.
F: Allora, ci tengo a precisare che noi con questo punk poco c'entriamo. Ci piace e lo ascoltiamo da sempre, andiamo ai concerti e compriamo i dischi, ma non abbiamo assolutamente la pretesa di esser un gruppo punk con i denti digrignati e la spilla da balia annessa. Noi suoniamo delle canzoni che si, possono anche a volte esprimere un disagio o delle posizioni, ma non ci curiamo più di tanto del messaggio e del destinatario: se capita le scriviamo e basta, se non capita ci lanciamo nello stereotipo garage punk, che, a detta di molti, è la cosa che ci viene meglio. E poi, spesso e volentieri le nostre canzoni non hanno parole fino a che non vengono registrate, fai te...

E a proposito di Gran Bretagna stasera suonerete con i Buzzcocks. Raccontateci quali sono state le vostre reazioni quando avete appreso la notizia.
F: Siamo contentissimi, d'altra parte chi più chi meno siamo tutti cresciuti con i dischi dei Buzzcocks. Penso che mi porterò la mia copia del disco solista di Pete Shelley da farmi firmare...

I Buzzcocks sono anche i fautori della corrente più pop del genere. Voi cosa sentite più affine, il punk politico o quello più spensierato?
F: La musica bella e che ti da qualcosa. Se sono politicizzati e dicono cose intelligenti va bene, sennò se sparano cazzate e sono divertenti va poi bene lo stesso. I Buzzcocks sono un gruppo pop, ok, non sono politicizzati, ok, ma il loro connubio testi-musica è la cosa più lontana dall'essere spensierati che conosca.

"Punk's not dead". Tutti d'accordo o è una gran cazzata?
F: Direi grandissima cazzata. Poi, dai, basta parlare di punk che è il genere più anacronistico della nostra musica.

Commenti (1)

    Aggiungi un commento:


    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati