June Miller - via Mail, 17-07-2009 Intervista

20/07/2009 di

(Foto di Nicola Giannotti)

Blade Runner e la partecipazione empatica alle sue vicende. Il post rock: evoluzione e canonizzazione. La Spezia e la morte della musica. Suonano bene, parlano bene. Hanno fatto un disco con Chris Crisci degli Appleseed Cast: "Simulacra Sunset", uscito in Italia e in Giappone. I June Miller sono ancora acerbi su alcuni punti, ma hanno grandi potenzialità, se le metteranno a frutto faranno il botto. D'altronde dovrebbe funzionare così quella che loro stessi definiscono "la chimica del precario equilibrio". L'intervista col chitarrista del gruppo, Seba. Di Manfredi Lamartina



Chi sono i June Miller?
I June Miller sono Fede, Seba, Ale e l'Ispettore. Ovvero quattro persone di quattro generazioni diverse, con percorsi e punti di vista differenziati e una sensibilità musicale comune. La cosa sulla carta può sembrare improponibile, ma è da questa chimica del precario equilibrio che nasce la nostra musica e la nostra amicizia.

Come siete entrati in contatto con Chris Crisci degli Appleseed Cast? Quale è stato il suo contributo al suono dei June Miller?
Le casualità della vita, verrebbe da dire. Ale ci ha mangiato assieme da Zeno detto "il gastroterrorista", accompagnati dall'allora sindaco di Massa relativamente ebbro che cantava La Marsigliese. E' tutto vero: Gli Appleseed erano in Italia per il tour di "The End of The Ring Wars", il loro primo disco, e nella tappa toscana, al Baraonda di Marina di Massa, sono stati supportati dall'allora band di Alessandro. Di lì il primo contatto. Gli anni 90 avevano appena lasciato il passo al millennium bug, e Ale già calcava palchi di tutto rispetto. Mike l'Ispettore si faceva le ossa suonando la batteria per vari gruppi della zona, io ero alle prese col liceo e una marea di libri letti di straforo durante le ore di lezione (ho scoperto Philip K. Dick mentre i miei compagni subivano le prime declinazioni). Fede… era alle medie! June ancora non si vedeva, e nemmeno si intuiva cosa fosse. Salto temporale: nel 2008 ci ritroviamo in una saletta ad Albiano Magra, una frazione di Aulla (Ms), con un sacco di musica in testa ed un dvd di Blade Runner sul comodino. Cominciamo, non si sa come, le registrazioni e, in presa diretta, tiriamo giù quello che non avremmo mai pensato potesse diventare un disco. Ale aveva la mail di Chris e volevamo un'opinione su quello che avevamo appena fatto. A Chris non solo piacciono i brani, ma decide addirittura che è abbastanza per qualcosa di più serio del solito demo. Fa il missaggio, lo masterizza e, con nostro grande stupore, ci suona pure sopra le tasitere. Per quanto riguarda la sua influenza, gli Appleseed Cast costituiscono la chiave di lettura comune, un vero e proprio background in cui si incontrano le pur varie e molteplici influenze della band.

"Simulacra Sunset" vuole essere un omaggio a "Blade Runner". Anche nei testi ci sono riferimenti al libro e al film? Si tratta dunque di un concept album?
"Simulacra Sunset" è, di fatto, un mini concept. Traccia un percorso musicale libero tra i solchi della poetica di Philip K. Dick ed in particolare si immerge nelle atmosfere de "Il Cacciatore di Androidi" prendendo a riferimento l'immaginario di suggestioni visive poi codificate dal film di Ridley Scott, ma senza fermarsi unicamente nel perimetro della pellicola. Ogni singolo brano è una ideale tappa di esplorazione di questo materiale, intesa più come riflessione, oltre ad una "partecipazione empatica" alle vicende. Sono una reazione emotiva, non il prodotto di un processo critico o analitico. I testi, nei tre brani cantati, sono l'esempio di questa attitudine alla "personalizzazione", ed infatti non è casuale l'utilizzo della prima persona: l'obiettivo è connettere, mettere in comunicazione un'interiorità particolare ed il vissuto che si porta dietro con temi, dubbi ed interrogativi di carattere universale come sono appunto quelli proposti da Dick, nei testi e soprattutto nella musica. Quel che ne viene fuori non è una risposta, ma una collezione di momenti, ricordi, sensazioni, suggestioni.

Ogni brano l'avete pensato in base a una scena precisa del film? Se sì, qual è stato il processo produttivo? Come accostare un arpeggio o un ritmo di batteria a una scena? È un lavoro limitante da un punto di vista produttivo o invece stimolante?
Ogni brano riprende quello che per noi è un "momento" del film, ma non c'è una corrispondenza precisa con scene particolari, sarebbe stato molto limitante, troppo per noi. Tracciare una zona di interesse, come in questo caso, è invece molto stimolante: l'ispirazione mantiene una libertà quasi totale ma non si rischia di smarrire la linea direttrice di tutto. Quando abbiamo deciso di affrontare queste tematiche e di scegliere di realizzare un concept su Blade Runner, tutto è andato al suo posto da sè. Cercare l'ispirazione è un pò come cercare di orientarsi con una bussola: se non hai prima individuato il nord, sei irrimediabilmente perso. Per quanto riguarda i "momenti" di cui parlavo prima, non c'è una classificazione utile: possono essere la sensazione di "immersione" che ci hanno dato i primi secondi del film ("Drowned Zenith"), la commozione per l'infinità umanità dell'androide Roy Batty, titano mutilato che si rivolge al proprio creatore per cercare di comprendere il senso della propria esistenza, forse il caposaldo della poetica di Dick in questo frangente ("Philip"), il respiro della città del futuro lungo tutto il film ("2019"), la caducità estrema dei sentimenti e delle persone, destinati a scomparire ("Rachel") e il sogno di un'alternativa, di un non luogo dove l'evasione dalla realtà è possibile ("Headin Off World"). Questo, per noi.

Perché l'ep è stato pubblicato in vinile. Non credete che in questo correte il rischio di rivolgervi a un pubblico veramente di nicchia? Col vinile c'è un ritorno economico più grande rispetto al più classico cd? Non era forse meglio puntare al modello Radiohead (mp3 a offerta libera)?
Il vinile ci affascinava di più come "oggetto musicale", e visto che la release doveva essere quasi solo promozionale (non pensavamo di sicuro che avremmo avuto distributori in Italia, nè tantomeno in Giappone, ringraziamo ancora i ragazzi di Friend Of Mine che che ci hanno appoggiato) abbiamo preferito questa strada, sicuramente più di nicchia ma anche più particolare. Un cd è comunque incluso nella confezione per ovvie ragioni di praticità, il vinile è più un "veicolo", crediamo dia un valore diverso al package. Abbiamo notato con piacere l'interesse del pubblico per questo tipo di proposta, ai concerti dal vivo il riscontro vendite ci ha premiato (ad oggi, ce ne rimangono una ventina). L'altra strada scelta parallelamente è quella del dowload libero in licenza Creative Commons, che sarà attivato a giorni sul sito delle nostre etichette (Marsiglia Records e Collapsed Records). Il modello Radiohead nell'era discografica che stiamo vivendo è sicuramente il più attuale ed adatto, concordiamo.

Se dico post rock voi dite...
Evoluzione e canonizzazione. Tutto e niente. Il post rock è ormai arrivato a configurarsi come genere dalle proprie caratteristiche riconoscibili. Ha modi, tempi, band di riferimento, ormai anche regole e nomenclature che lo avviano verso il perfezionamento e la piena fioritura, ma anche verso la cristallizzazione e la stasi creativa, come deve succedere: se è vero che la storia è ellittica, ci prepariamo probabilmente all'uscita in questo prossimo paio d'anni di dischi post rock grandiosi, maturi, completi, che definiranno completamente lo sviluppo e le geometrie del genere. Ci prepariamo probabilmente anche all'avvicinamento ad un pubblico più vasto e all'ibridazione. E ci prepariamo ad altro, a nuovi fermenti, vedremo. Per quanto ci riguarda, il post rock è un grande punto di partenza.

Dopo un periodo di grande fermento, dalla Liguria non arrivano più tante novità in ambito indipendente. Qual è lo stato di salute della scena ligure?
Se parli di La Spezia, è la morte della musica, almeno per la scena "alternativa" o "underground", in pratica non esiste nulla. Il nostro progetto è "adottivo" di Genova, che è invece terreno fertile per molte band che cercano di proporre "altro". Vi faccio almeno un nome: i nostri "cugini" di etichetta Dresda, meritano per coerenza e stile.

E' più difficile sentire concerti dal vivo purtroppo, hanno chiuso troppi locali e anche questa è una piaga... la figura del gruppo musicale emergente in Liguria, ma più generalmente in tutta Italia aggiungerei, non è supportata. Punto e basta. Ci vogliono progetti, associazioni di tutela, tantissimo sbattimento che non tutti hanno voglia di fare, anche se, poi, tutti si lamentano. Un po' il ritratto del "paese reale" no?

L'ep è buono ma mi pare ancora piuttosto acerbo, nel senso che avete delle grandi potenzialità ancora non espresse del tutto. Qual è la vostra opinione su questo ep? Cosa vi soddisfa e cosa eventualmente vi sembra meno funzionale?
Per dirti la verità, questo EP non è nato sotto l'insegna del progetto discografico finito. Siamo sorpresi noi per primi del riscontro avuto con quelle che erano le registrazioni di tre pomeriggi di Agosto in un ministudio di Carrara. Eravamo assieme da appena un paio di mesi quando abbiamo composto queste canzoni ed è stato Chris a suggerirci che potevano raccoglierle in un EP. Sicuramente c'è ancora molta strada da fare, ma secondo me già da questo ep si possono scorgere alcune caratteristiche del nostro suono, oltre ad urgenza comunicativa forte, che forse non sarebbe emersa se non avessimo deciso di registrare subito questi pezzi. Cosa non ci soddisfa? Tante cose, ma non so quanto sia utile ragionare col senno di poi. "Simulacra Sunset" è la fotografia dei primissimi June Miller, e ci piace con tutte le sue imperfezioni e ingenuità perchè ci ricorda un bellissimo periodo.

Vedete la vostra musica con uno stile cristallizzato (e quindi più o meno sempre uguale) o in divenire?
Siamo attualmente al lavoro sulla preproduzione del full lenght, previsto per la primavera/estate 2010. Sarà diverso da "Simulacra Sunset", è cambiato l'approccio, siamo cambiati noi. Le esperienze di un anno, soprattutto quelle negative, ci hanno portato avanti. Chris Crisci stavolta parte con noi dall'inizio, come produttore artistico: sente, apprezza, rivede, corregge, suggerisce. Tutto con la modestia e il basso profilo che lo contraddistinguono. Cosa potremmo anticiparvi? Un paio dei suoi consigli che abbiamo adottato come punti fondanti, e che ci sentiamo di riportare per intero: "Try to keep the listener always guessing what's next". "Try to go out of your comfort zone".

L'italiano sembra tornato di gran moda tra i gruppi indie. Teatro degli Orrori, Fine Before You Came, Morose. La cosa non vi tenta?
Per adesso, no. Sarebbe molto difficile far coincidere lo stile vocale con un cantato in lingua italiana. Sicuramente, sarebbe più diretto e stimolante a livello di comunicazione col pubblico nostrano… e per me che scrivo le liriche, potrebbe essere più intimo, meno filtrato. Ma il prossimo disco sarà in inglese, anche perché forse in Usa c'è un'etichetta... ma è ancora presto per parlare.

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