One Dimensional Man (ODM) - via Mail, 18-10-2010 Intervista

25/10/2010 di

Non è facile fare un'intervista a Favero e Capovilla senza che si indispettiscano per qualcosa. Figuriamoci se la si fa dopo aver scritto male di un loro concerto. E, onestamente, non si può che apprezzarli per questo: la diplomazia non è certo necessaria se l'obiettivo è far sanguinare orecchie altrui. Parlano parecchio: di rock radicale, dei Nirvana, della scena Padovana, di fabbriche e di galloni di benzina. Ammettono che i loro dischi erano già datati prima ancora di uscire, e che il prossimo - si vocifera sia previsto per marzo - guarda davvero al futuro. Uno dei nomi più importanti della nostra musica recente si è rimesso a suonare, gli abbiamo chiesto perché.



"Hey senti qua, questi suonano come gli Shellac ma sono veneti". Così venni a conoscenza nel 1997 della cosa One Dimensional Man. Ero al Freak Out, negozio di dischi underground che fu una breve ma salvifica anomalia nello scenario riccionese dell'epoca fatto perlopiù di sale giochi e disco club. Gli Shellac li avevo scoperti un paio di anni prima e con loro il catalogo Touch And Go e un'altra manciata di rumorosissime band che mi aprirono un mondo. Voi cosa ascoltavate all'epoca sul vostro furgone? E prima di cominciare a suonare come One Dimensional Man?
Pierpaolo Capovilla: Non credo che il nostro stile fosse o sia così simile a Shellac. Direi più simile a Rapeman, piuttosto, che ascoltavo compulsivamente ogni giorno, insieme ad altre band storiche del rock più radicale americano, mi riferisco a Scratch Acid e Jesus Lizard, ma anche Hammerhead, Distorted Pony, Killdozer, e tutto l'hardcore più classico: Husker Du, Black Flag...
Giulio Favero: All'epoca ascoltavo Neurosis, Universal Order of Armageddon, Slint, Rachel's, Karp, Melvins, U.S.Maple, e via dicendo… Prima, molto prima, ascoltavo solo techno e trance della più becera e intransigente: visto quanti progressi?

E a metal come siete messi? Vi è mai piaciuto? E della breve parentesi definita new-metal cosa dite? A me ogni tanto lo stile di Giulio mi fa venire in mente certe band di quel periodo.
Pierpaolo Capovilla: Del metal, francamente, non mi sono mai interessato, così come del new-metal. Non so cosa sia.
Giulio Favero: Mmm… Di metal vero e proprio io non ne ho mai ascoltato, ma per un breve periodo ho suonato la batteria in un gruppo pesantissimo in cui di sicuro le chitarre erano metal… Poi se vuoi ti posso dire che apprezzo parecchio quello che può essere il post-metal: Neurosis su tutti, o i Melvins stessi, che del metal hanno saputo prendere con intelligenza un certo tipo di atmosfere per contaminare le proprie composizioni. La cosa più metal che ho ascoltato sono gli Zu di "Carboniferous". Per quanto riguarda la mia chitarra "new-metal", sarei curioso di sapere quali sono i gruppi che te la ricordano, perché francamente rimango abbastanza sorpreso di fronte a questa osservazione; certo questi sono tempi in cui per descrivere la musica di un gruppo come, ad esempio, i mantovani Pazimine, che si rifanno alle formazioni indie-noise americane più note dei primi novanta, solo perché c'è una voce femminile su una base abbastanza tirata, vengono citati i Lacuna Coil, o addirittura i System of a Down, magari per qualche stacco in più (si riferisce a questa recensione, NdR). Insomma a me piacciono i bei riff e magari anche le chitarre in palm-mute in MI, ma quelle new-metal, francamente… avrei preferito mi citassi i mitici Oingo Boingo.

Giulio, dai tempi dei Geyser vieni considerato una figura seminale per la scena padovana. Cosa accadeva a Padova nei 90 perchè si generasse tutto quel rumore? Pensi ci sia un motivo particolare per cui molte delle migliori band rumorose di oggi vengono da lì?
Giulio Favero: Mi sa che il rumore di quegli anni veniva dalle ore passate nelle fabbriche. Probabilmente c'era un qualche motivo sociale, legato al tipo di vita e di contesto industriale in continua crescita: la voglia di urlare il proprio rumore e il proprio disagio. Non c'erano comunque solo gruppi rumorosi: non sono mai stati dignitosamente acclamati gruppi come i Radio Ljublijana, quintetto che mischiava il beat degli anni sessanta, con il garage e la musica di Tom Waits di "Rain Dogs", con un frontman che farebbe impallidire molti presunti tali di adesso, oppure gruppi come i 3000 che facevano un pop-core semplicemente perfetto in tempi non sospetti, o ancora gli Infinity Within, che riuscivano a farti piangere con una chitarra classica ed un clarinetto basso. Bei tempi, completamente andati: rimangono i ricordi di concerti da invidiare di gruppi come Infranti o Red Worms Farm, in un periodo storico in cui sculettare contava molto meno di comunicare.

Sembra quasi che tu non riesca a rimanere per troppo tempo legato allo stesso progetto. Immagino che questo non sia dovuto a motivi strettamente personali o relazionali: con Pierpaolo hai poi fatto Il Teatro Degli Orrori e anche una volta uscito da quell'esperienza avete realizzato insieme lo spettacolo su Majakovskij. Possiamo chiederti il perchè di questi cambiamenti? Hai altri progetti per il futuro?
Giulio Favero: Il perché è presto detto: ho troppe cose che mi frullano per la testa per rimanere vincolato a una sola situazione. Si vive una volta sola, e come dice Pierpaolo "la vita è breve", o addirittura brevissima. Mi piacerebbe poter dar vita a mille progetti, e cerco di portare a casa più esperienze possibili, per arricchire il più possibile la musica che faccio, e la mia anima, per poter così comunicare a stadi diversi, trasmettendo emozioni diverse. Per il momento mi dedico ai reading di Majakovskij con Pierpaolo, con la volontà di farne anche un disco, alla scrittura e produzione del nuovo disco di One Dimensional Man, alla scrittura e produzione del nuovo LP de Il Teatro degli Orrori, alla messa in moto di M66r6, progetto elettronico che vede la partecipazione di Jacopo Battaglia (Zu) e Giovanni Ferliga (Aucan); ho messo in piedi anche il mio primo progetto di musica soft molto contaminata dalla musica africana, perché sto invecchiando, e ho voglia di imparare a scrivere anche pezzi diversi, che non per forza facciano sanguinare le orecchie. Sto progettando un nuovo studio di registrazione, pensato per le riprese live, cosa che ormai tutti abbandonano, e mi son preso la briga di cambiare la storia del rock mondiale con La Tempesta International. Direi che al momento sono queste le cose che ho in mente di fare, non c'è spazio per un gruppo fisso.

La Tempesta International ha appena pubblicato il box che raccoglie tutti i vostri lavori, quali altri attività dovrai svolgere con questo marchio? Import/Export di band soprattutto italiane per il mercato estero? Hai già in mente qualche nome? La musica italiana è esportabile? E quella cantata in lingua italiana?
Giulio Favero: L'idea iniziale è quella di dare ad alcune band le stesse possibilità che un'etichetta come La Tempesta da a gruppi che cantano solamente in italiano, perché pensiamo che ce ne siano molti di validi, che usano l'inglese o un'altra lingua non come maschera per non dover dir niente, ma lo fanno per una questione artistica, o perché dell'Italia gliene frega relativamente. Penso che i tempi siano maturi per far vedere al resto del mondo che anche in Italia ci sono realtà formidabili, innovative e credibili; e credo che gente come The Bloody Beetroots, Crookers o Zu ne siano la conferma. La musica italiana è certamente esportabile, e merita di essere aiutata in questo senso. Ovvio che la lingua aiuta, ma vorrei citare una meravigliosa artista che non c'è più, Lhasa De Sela, che diceva che quando scriveva le canzoni, non pensava al fatto di scriverle in francese, inglese o spagnolo, perché cantare è come parlare: se parli con qualcuno che non parla la tua lingua, lo fai in qualsiasi lingua, perché l'importante è quello che dici, non come. Credo che Tempesta sia la più ampia conferma di questo messaggio, e con la sezione "international" ci proponiamo di fare lo stesso, allargando un po' i confini. Se ci saranno le giuste sinergie, si può anche pensare di portare gruppi che cantano in italiano all'estero, dopo tutto "O sole mio" la conoscono in tutto il mondo! O no?

Perchè avete deciso di tornare con One Dimensional Man? I tempi sono finalmente maturi perchè l'Italia riscopra il noise italiano anni 90 (penso anche al recente ritorno dei Massimo Volume)?
Pierpaolo Capovilla: Ma certamente! Se non ora, quando? Approfittiamo del momento che sta vivendo la musica rock in Italia, e riportiamo quella radicalità -non solo intenzionale- che è propria di One Dimensional Man. Io penso ad un obiettivo non impossibile: un "rinascimento" del rock italiano. Credo ci sia bisogno di noi. E dei Massimo Volume.
Giulio Favero: Non bisogna vedere tutto come un continuo lucrare o spremere il limone fino all'ultima goccia: in primis siamo qui perché ne abbiamo voglia, voglia di risuonare pezzi vecchi, voglia di fare un disco nuovo, voglia di suonare! Penso che One Dimensional Man abbia molto da dire ancora, come anche i Massimo Volume, uno dei gruppi italiani migliori di sempre, e purtroppo non apprezzati abbastanza: vorrei invitare la gente ad andare a vedere entrambi i gruppi, perché dietro non c'è solo "la fama" di un nome noto, ma perché c'è un messaggio di liberazione, e ci sono dei buoni musicisti, che come tutti i mortali, dal lunedì al venerdì lavorano, e poi salgono su di un furgone per andare a buttare fuori quello che non riescono, non possono trattenere! Certe persone suonano perché non hanno alternative. E poi, per quanto riguarda i Massimo Volume ti posso dire che li ho visti quest'estate, ed ho pianto. EVVIVA CHI TI FA PIANGERE!!!

Perchè Dario Perissutti non è tornato a suonare con voi?
Pierpaolo Capovilla: Dario non suona più, è affacendato in tutt'altre faccende. Fa il web designer, e con molta soddisfazione. Ognuno di noi, nella vita, prende le decisioni che più gli aggradano....

Perchè decidere di rifare dal vivo tutto "You Kill Me"?
Pierpaolo Capovilla: "You Kill Me" è il nostro lavoro più bello e maturo, lo abbiamo scelto per questo. In realtà, in questi concerti suoneremo circa venticinque pezzi: ripercorriamo tutto intero il repertorio.

Ero a Bologna alla prima data del nuovo tour. Luca, il nuovo batterista, mi è sembrato all'altezza. Non vi sembra che mentre suona ricordi un pò Dave Grohl? Vi piacevano i Nirvana? Ricordate come eravate messi e dove vi trovavate nel periodo in cui morì Kurt Cobain?
Pierpaolo Capovilla: Luca assomiglia, obiettivamente, a Grohl. E con questo? Mi sembra una simpatica coincidenza. Vidi i Nirvana dal vivo a Muggia, vicino a Trieste. Indimenticabili! Di spalla c'erano Urge Overkill, belli anche loro. Ma ti dirò la verità: io i Nirvana li ho sempre trovati sopravvalutati.
Giulio Favero: Ma Luca è Dave Grohl! Solo che canta meglio! Per quanto mi riguarda, i Nirvana sono stati fondamentali nel mio passare dalla techno al rock, e li ho ascoltati e suonati per anni. Ora che sono cresciuto, mi rendo conto che quello che mi piaceva era un po' un'illusione, e che certe cose non le potevo né capire né vedere! Ciò non toglie che la cosa che è stata persa coi Nirvana, non la si ritrova più su palchi da decine di migliaia di persone: una sincerità quasi imbarazzante, e un talento di rara bellezza. A volte li ascolto ancora, e ti dico che mi piacerebbe fare anche una cover dei Nirvana: ebbene si, mi sento tamarro fino in fondo: una bella cover dei Nirvana! …avercene…

La prima frase che Pierpaolo ha pronunciato alle prime file lontano dal microfono è stata "E' un'emozione pazzesca!". Lo è veramente ancora? Vi siete divertiti? Conta molto per voi divertirsi sul palco?
Pierpaolo Capovilla: È stato emozionante, come ogni debutto. Io ero tesissimo, altroché!
Giulio Favero: Io sono felicissimo, oltre le aspettative: abbiamo provato pochissimo, e nonostante tutti i problemi tecnici abbiamo portato a casa un concerto dignitoso e coinvolgente, sia per noi che per il pubblico. Ovvio che poi non può essere sempre così: il secondo per me è stato brutto ad esempio, e non perché c'era un ubriaco in mezzo al pubblico, ma perché, non essendo un essere di mero intrattenimento, certe volte non si instaura quella complicità tra pubblico e performer, che è fondamentale per rendere uno show emozionante per entrambe. Però, che dire: di tre concerti uno è andato così-così, quindi bene così. Sento che possiamo fare, e faremo grandi cose di nuovo, esattamente come una volta, solo con una maturità diversa, perché per fortuna siamo cresciuti e cambiati: chi si aspetta gli One Dimensional Man di 10 anni fa prende un granchio: non siamo mica gli Aerosmith! Per quanto riguarda il divertirsi, sicuramente preferiamo che avvenga, piuttosto che no, ma non è mai stata una cosa fondamentale: siamo musicisti, non facciamo cabaret. Chi vuole andare a vedere la gente che si diverte, e per questo diverte, non dovrebbe venire a un nostro concerto, ma andare a qualche sagra di paese a ballare salsa e merengue: da noi si suona anche da incazzati e imbronciati, io poi, odiando la maggior parte degli esseri umani, non ti dico! Comunque una domanda te la faccio anch'io: se eri al TPO di Bologna, ed hai potuto vedere come il pubblico ha partecipato e apprezzato, come mai non hai fatto la recensione di quel concerto, ma è stata pubblicata quella del giorno dopo, che francamente è stata una data relativamente brutta? Volete segarci le gambe, eh, marrani?!

Molto semplicemente: non sarei riuscito a consegnare il pezzo in tempo perchè andasse on line lunedì. La redazione ha preferito assegnare il report ad un'altro. Rimaniamo sui live: da dieci anni a questa parte sembra che l'Italia stia vivendo una specie di tracollo per quanto riguarda la musica dal vivo. Voi siete da sempre una delle migliori band live che abbiamo, forse La Live Band per eccellenza. Cosa ne pensate? A Bologna di pubblico ce n'era parecchio. Come vi è sembrato?
Pierpaolo Capovilla: Ogni qual volta mi sento dire "sei il migliore", mi viene spontaneo un sorriso. Non è vero, non siamo né i migliori né i peggiori. Facciamo la nostra musica con il cuore e con il cervello, e non ci interessa primeggiare, ma partecipare.
Giulio Favero: Immagino che tu ti riferisca al fatto che una moltitudine di gruppi non si impegna abbastanza, a 360 gradi, per portare a casa uno show dignitoso con un repertorio rispettabile. E' una questione di scelte: noi abbiamo scelto di dare il 101% sempre; c'è chi spera di farla franca dando il 60%, c'è chi non se ne rende conto: il pubblico ti punisce, e allora o ti metti a lavorare sodo, oppure rimani nel limbo. Se invece ti riferisci all'affluenza della gente ai concerti, beh ti devo contraddire: mi sembra che negli ultimi 3 anni ci sia un reale incremento delle presenze, e dell'interesse. Se vuoi ti faccio l'esempio del MI AMI, che muove migliaia di persone da tutta Italia, e che tu conosci molto meglio di me. La speranza c'è, ma non bisogna avere troppa fretta: quando il bigottismo, e gli interessi di pochi, lasceranno spazio alla cultura e alle possibilità reali e civili, allora le cose cambieranno. Siamo in un periodo di transizione.
P.S. Il pubblico di Bologna è stato generosissimo! Grazie di cuore!

State lavorando ad un nuovo disco. Come sarà? Vi continuerete a focalizzare sempre più sulla forma canzone o non è più uno dei vostri obbiettivi?
Pierpaolo Capovilla: La forma canzone è alla base del nostro sound. Il nuovo disco sarà molto diverso dai precedenti, e avrà un respiro "internazionale".
Giulio Favero: Direi che assolutamente sarà un disco di canzoni, ma mentre i precedenti erano dei dischi che potevano risultare già datati alla loro uscita, ci piacerebbe scrivere un disco che guardi al futuro, moderno e attuale, che tenga conto di quello che accade nel mondo, a livello armonico e sociale, ma che sia, come ogni album è stato, un disco che non deve scendere a compromessi per vendere qualche copia in più: sarà di sicuro molto diverso dagli altri, visto che anche noi siamo molto diversi da 10 anni fa.

Infine, nel 2000 in un'intervista per Rockit dicevate di non essere ancora stati in America. Cosa ne pensate oggi? Bret Easton Ellis descrive l'avventura di Obama come una favola emozionante ma di cui si sa già il finale, ovvero che non ci sarà il secondo mandato. Voi come la vedete?
Pierpaolo Capovilla: Personalmente, l'America non mi interessa e non mi affascina più. Obama o no, gli USA restano una "democrazia" illusoria.
Giulio Favero: Guarda, non me ne frega molto… penso agli operai italiani che devono spendere 1,4 € per ogni litro di benzina, e non riescono ad arrivare a fine mese, quando in "Ammmerica" la benzina costa un dollaro al gallone, ovvero per quasi 4 litri, e mi girano i cosiddetti, visto che per ogni litro di benzina americana, chissà quanti ce ne sono di sangue anonimo… l'unica volta che ci son stato ho avuto la netta sensazione di qualcosa di estremamente sporco e precario. Per cui, Obama o no, dovrebbero cominciare a preoccuparsi. Seriamente. Del loro paese però…

Commenti (32)

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  • alsob 29/10/2010 ore 12:09 @alsob

    Visto che si è alzata un po' di polvere,che il di(b)battito si è fatto rovente, che si è volato alto nel cielo delle idee, faccio un paio di precisazioni/considerazioni a latere (e se sono dettate da ulteriore televisiva ignoranza, sorry):

    - se Giulio Favero avesse genericamente parlato di qualunque altro posto al mondo (chessò, Napoli, l'Africa, la marca trevigiana) come di un luogo "estremamente sporco e precario" sarebbe stato giustamente bollato come uno zotico leghista. Ma se parla degli Stati Uniti (che, concorderete, sono una realtà un tantino complessa e variegata) può farlo impunemente raccogliendo anche l'applauso dei sicofanti;

    - dopo tutto ciò, coerentemente mi aspetto che mai e poi mai Capovilla & Co. mettano piede per suonare in un paese che ha "le dita strette intorno al collo del mondo", manco fosse la Germania nazista.

    Ognuno ha il diritto di avventurarsi nelle spericolate analisi socio-politiche che preferisce, dopodiché quando le espone pubblicamente si deve sorbire anche il dibattito di cui sopra. Passo e chiudo (definitivamente).

  • Silvio Bernardi 29/10/2010 ore 12:36 @rudefellows

    cari Rockit e Pierpaolo, io se fossi in voi sarei contento di aver acceso un dibattito su temi forti in un forum dove o si discute del sesso degli angeli, su quale gruppo somigli più o meno ai Baustelle, o bisogna solo sorbirsi i pippotti autopromozionali delle band più svariate...

    se posso dire la mia, sono d'accordo con Pierpaolo sul discorso del qualunquismo, ma qualunquisti ce ne sono tanti anche a sinistra. magari votano anche, ma "tanto non cambia mai nulla" lo stesso.

  • Alberto Rocchetto 29/10/2010 ore 14:51 @hellsent

    Almirante fondatore dell'Uomo Qualunque???

    Mi spiace ma mi sento in dovere di contraddire questa perla di rara ignoranza politica elargitaci peraltro con una supponenza meritevole di almeno una conoscenza della storia a livello perlomeno liceale.

    Almirante con il Fronte dell'Uomo Qualunque (Fronte, non Partito) non mai avuto NULLA a che fare. Zero. Sono proprio cose da ABC, eh.

    E, va aggiunto anche questo, le elezioni del '48 l'Uomo Qualunque segnarono il tramonto del Fronte, che invece aveva avuto un'affermazione importante nel '46.

    Quindi 2 strafalcioni grossolani in un colpo solo. Complimenti. Perfino la Carfagna sarebbe riuscita a fare di meglio.

    E questo Capovilla sarebbe l'alfiere di un nuovo rock politicizzato italiano con cui dovremmo "argomentare"? State tutti scherzando, spero.

    Il mio consiglio a questo Capovilla è di continuare a "darsi al rock" ma di evitare da ora in poi di cercare di pavoneggiarsi parlando a vanvera in toni spocchiosi e magniloquenti di cose di cui sa poco o nulla. Ci fa solo la figura dello sciocchino.

  • ZEFFJACK 29/10/2010 ore 16:01 @zeffjack

    ..."A volte mi viene da pensare che siamo così egoisti, egocentrici, calcolatori e stupidi, che solo da morti il nostro pensiero di oggi, acquisterà un vero valore, perchè privo di interessi volgari..perchè siamo umani..e un po tutti hanno sempre ragione e un po tutti hanno sempre torto..."...e a volte siamo quì a farci battaglia..e non ci rendiamo conto che è una battaglia tra i "poveri"...scusate se non mi spiego bene, ho spesso sempre molti pensieri..scusate, ho esagerato, alcuni, pensieri ma fatico a scriverli......limite.
    Ciao..Grazie.
    fate un buon uichèndlungo.
    michele.

  • My Terminal And The Trip 29/10/2010 ore 18:28 @myterminalandthetrip

    Io (visto che quoti me) ho solo dato un consiglio a Capovilla e parlato di cosa ne penso sul ritorno dei One Dimensional Man..
    Se devo argomentare il mio consiglio, magari me lo dirà il diretto interessato.. o se sei solo curioso, sii più esplicito..

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