Jocelyn Pulsar - via Mail, 19-04-2010 Intervista

26/04/2010 di

(Le illustrazioni sono di Giulia Sagramola)

Il rischio che si corre con Jocelyn Pulsar è di archiviare tutto come la descrizione nostalgica di una bella infanzia poi sfociata in un'ostinata decisione a rimanere chiusi in cameretta a scrivere canzoni e ascoltare musica indie. In realtà c'è di più: c'è Forli, il Cesena allo stadio, le feste dell'Unità e poi del PD, un mondo che viene riportato fedelmente e riadattato per chitarra e voce. E nonostante in questa tristezza di fondo non si vedano grossi bagliori di speranza (se non quella che a cinquantanni sarà ancora un cantautore, convinto che il prossimo sarà il disco della consacrazione) è innegabile: è riuscito a inventarsi uno stile tutto suo. Davide Brace l'ha intervistato.



Tre anni fa in uno dei nostri primi scambi su Myspace ti scrivevo di quanto trovassi fresca e genuinamente italiana la tua via alla scrittura Pop: non uno scopiazzamento pretenzioso di certi canoni indie anni 90 ma un'assimilazione ben digerita di quell'immaginario perfettamente adattato alla tua esperienza: Forlì, l'immenso archivio di immagini e ricordi della tua infanzia da nerd-outsider, le passioni e le mille citazioni musical-calcistiche, una chiarezza di giudizio su molti aspetti attuali sempre apprezzabilmente leggera e ironica. Tu concludesti la mail con un "W i Pavement" che mi fece sorridere. Comincerei da qui.
Ricordo anch'io quella mail, e devo dirti che quasi tutte le mie successive terminano allo stesso modo: W i Pavement. Li ho scoperti tardi e sono uno dei miei punti di riferimento ancora adesso. Io vengo da una terra dove la musica e il calcio sono vissute allo stesso modo, in maniera "casereccia": il Cesena non sarà mai una grande squadra e allo stadio, quando era in A, si andava soprattutto per vedere dal vivo i giocatori avversari. Allo stesso modo, fin da piccolo mi portavano a vedere le Orchestre di liscio, le Feste dell'Unità con la piada e la porchetta. Sono cresciuto così. Oggi quel bel clima è un pò scomparso, le orchestre non esistono quasi più e c'è la Festa del PD, che non è esattamente la stessa cosa.

"Il gruppo spalla non fa il soundcheck" è ormai il tuo quarto lavoro e al primo ascolto ho pensato: "semplicemente un altro bel disco alla Jocelyn Pulsar". Capisci? Si può ormai parlare di uno "stile" Jocelyn Pulsar definito e consolidato. Qualsiasi cosa significhi questo penso che ti faccia un pò onore. Poi approfondendo l'ascolto emergono rispetto ai lavori precedenti una nuova tensione autobiografica, un'amarezza più spiccata che, per fortuna, non scade comunque nel cinismo ed una migliore produzione, immagino anche per merito del lavoro in studio con Enrico Berto (Amari). Come nacque e crebbe questo disco?
A voler essere pignoli sarebbe il mio quinto disco, ma il primo, anche se già a nome Jocelyn Pulsar, rappresenta una situazione completamente diversa e tendo a considerarlo come episodio a sè. Le canzoni del "Gruppo spalla..." sono nate quasi tutte la scorsa estate durante un periodo non particolarmente positivo: la fine di una storia, la difficoltà a riorganizzarsi in mezzo a tutto quel caldo, ero pure senza macchina, quindi bloccato a Forlì per più di un mese. Nel disco tutto questo inevitabilmente si sente, ed è sicuramente il mio lavoro più personale. Quando Enrico Berto mi ha proposto di registrare completamente il disco nel suo studio (il Mushroom Studio di Aviano, Pordenone) ho accettato senza pensarci due volte, francamente lusingato dal suo interesse nei miei confronti. E' stata la prima volta che sono uscito dalla cameretta e ho provato il clima dello studio "vero". Fortunatamente Enrico è anche un amico e mi ha messo perfettamente a mio agio. Abbiamo registrato tutto in meno di tre giorni, andando avanti anche fino alle 6 della mattina, in mezzo alle montagne. Bellissimo!



Partirei a farti domande ispirate dalle suggestioni provocatemi dalle singole otto canzoni che compongono il tuo nuovo lavoro e quindi: "Jennifer e la piazza". Grandi emozioni e gratutita eccitazione adolescenziale in stile Moccia. Musica e TV in piazza. Grida di delirio e mani levate al cielo. Pensaci e dimmi la verità: non ti piacerebbe un pò essere gli Zero Assoluto? O farti intervistare dalla Canalis buttando ogni tanto il tuo sguardo magnetico in camera? Si può veramente vedere un concerto con l'iPod? Non me l'avevano detto.
Certo che mi piacerebbe farmi intervistare dalla Canalis e difficilmente con lei davanti sposterei lo sguardo in camera. Gli Zero Assoluto non mi piacciono, ma c'è di peggio e in generale l'"appeal" pomeridianotelevisivodiemtivvì (scritto tutto attaccato e in corsivo) parte da loro e scende sempre di più. Non si può vedere un concerto con l'iPod, ma si può vedere un concerto e intanto ascoltare altro nell'iPod: basta alzare le mani e salutare ogni volta che passa la telecamera con il Dolly.

"Spaghetti di riso con le verdure senza uova". Una storia importante che finisce. "Non ci sbagliamo. Non facciamo confusione. E' la natura della condivisione. E' la paura della condivisione". Questo verso è perfetto e ci sarebbe poco da aggiungere. Ti va di provarci lo stesso?
Non sono molto incline ad aggiungere altro. E' una canzone senza acredine ma a suo modo affettuosa che parla soprattutto della perdita della quotidianità.

"Aurelio rosa shocking". Per tornare a rivivere la piazza occorrono ormai molti incentivi: un restyle trendy, ad esempio. Raccontaci del buon Aurelio e di quello che gli fecero. Dopo la Notte Rosa, evento così ricco di significati e radici, secondo te cosa possiamo aspettarci che si farà per convincere turisti a venire ancora in Romagna? Basterà abbassare ancora i prezzi o non più?
Nella mia Forlì esiste Piazza Saffi, dedicata ad Aurelio, eroe del nostro risorgimento e raro forlivese di rilievo (assieme ad Alice e ai Naftalina). Per qualche ragione, che ancora ignoro, l'austera statua del nostro è stata illuminata da dei faretti rosa per alcune settimane durante la scorsa estate, per la gioia delle ragazzine e lo sconcerto di tutti gli altri. Credo che le prossime estati saranno tutte concentrate in un'interminabile Notte Rosa di 3 mesi.

"Il gruppo spalla non fa il soundcheck". La gavetta che diventa stile di vita perenne e alla fine ci si accontenta che "l'artista vero" fischietti le canzoni degli eterni outsider. Non è neanche poco ma secondo te, se lo è, perchè è necessario continuare? Chi ce lo fa fare? Come vedi lo stato attuale della "scena indie" italiana?
Temevo una domanda del genere. La "scena indipendente" italiana gode di ottima salute, almeno se per tale consideriamo quella che finisce dentro le compilation dedicate. Per il resto, leggevo proprio su Rockit che i Virginiana Miller (che casualmente nelle compilation in questione non sono contemplati) hanno avuto difficoltà a trovare un'etichetta con cui pubblicare il nuovo disco. Questo dovrebbe dirla lunga, considerando l'importanza del gruppo.

"W la tecnologia". Hai una visione del progresso tecnologico molto curiosa e romantica. I nuovi dispositivi servono solo ad archiviare e riproporre il passato diventandone in breve tempo parte integrante (vhs, walkman, cd player con l'antishock). Che rapporto hai con la tecnologia? Come è saltata fuori quella cassetta di De Gregori? Che importanza ha per la tua poetica questo autore?
La canzone in sè parla soprattutto di come mi sono cambiate le cose attorno, così che in pochi anni le "meraviglie tecnologiche" sono diventate obsolete. Ma parla anche di vicende storiche viste dagli occhi di un bambino piccolo: Chernobyl, i nefasti rigori di Italia '90 con tutta la nazione già pronta ad entrare in finale...
La "famosa" cassetta di De Gregori non so come è saltata fuori (e ti posso anche dire di quale disco si tratta: "Musica Leggera" una raccolta live) ma meno male che è andata così. Per me questo autore è il punto di riferimento piu alto, naturalmente irraggiungibile. Un gradino sotto colloco Ivan Graziani, troppo spesso dimenticato.



"Il venditore di quadri". "Stanotte facciamo follie, signore e signori, si svendono i quadri e i miei anni migliori". L'insonnia e l'inerzia al cambiamento delle abitudini imposto dalle circostanze. Cosa ti piace fare la notte quando sei solo e non riesci a dormire?
ll pezzo segue anche cronologicamente il precedente, "Spaghetti di riso...": quindi un'estate di solitudine e frequenti notti afose di insonnia durante le quali, a volte, mi hanno tenuto compagnia le televendite di quadri di Telemarket. Come dire? L'insonnia è una brutta bestia davvero. Eppure devo dire che ho anche acquisito una certa conoscenza delle pittura contemporanea italiana e ora riesco ad apprezzare le mostre dedicate.

"Potevo essere". Ti fa paura il tempo che passa? A parer mio desideri, propositi e obbiettivi sono da prendersi molto sul serio ma sono anche e solo il motore di avviamento: ciò che conta è sempre quello che accade in mezzo che pur non assomigliando, spesso, neanche un pò all'idea iniziale resta in un qualche modo sempre più curioso e soddisfacente. Mi diresti un sognatore schifosamente ottimista? Che ne pensi?
Direi che sì, sei un sognatore schifosamente ottimista.

"Cinquant'anni". "Bella la vita vent'anni fa. Allora è vero che si perde la memoria". Forse il verso più acre della tua produzione. Come ti vedi a cinquanta anni? Ci ritroveremo come le star a bere del whisky al Roxy Bar? O magari saremo due vecchi panciuti e rincoglioniti che ancora suonano canzonette credendoci? O magari saremo già morti? Dimmi tu.
Temo che a 50 anni starò ancora facendo dischi convinto che il prossimo sarà quello della consacrazione.

Infine, ci parli di come è nato il +Tostcheniente, quel piccolo gioiello di festival che organizzi a Forlì ormai da due anni? Continuerai a farlo? Cosa prevedi per il 2010?
ll +Tostcheniente Indie Fest nasce due anni fa stimolato dall' inerzia forlivese. Lo organizziamo noi de La Valvola Eventi e, anche se ci sono notevoli difficoltà organizzative, stiamo cercando di riproporlo anche quest' anno, magari in una versione piu low-budget (il che, rispetto alle altre, significa sostanzialmente a costo ZERO) ma ce la faremo.

Commenti (4)

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  • Nicola Bonardi 27/04/2010 ore 17:08 @nicko

    io quella sera di luglio 1990 avevo 10 anni e piansi tantissimo... che bei ricordi però.
    :)

  • Jocelyn Pulsar 27/04/2010 ore 20:09 @jocelynpulsar

    io ne avevo 11, ed ero a casa di mia nonna a vederla....mi ricordo come se fosse ieri....mi ricordo il silenzio per la strada..

  • Jocelyn Pulsar 31/05/2010 ore 12:52 @jocelynpulsar

    ...nel frattempo il Cesena è andato in serie A....grazie allo spirito di Adriano Piraccini e di Massimo Agostini :-)

  • Nicola Bonardi 31/05/2010 ore 14:18 @nicko

    fanculo.

    ;-)

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