Vancouver - via mail, 20-08-2008 Intervista

02/09/2008 di

(I Vancouver - Foto da internet)

I Vancouver sono la nuova promessa targata Recycled Music, in uscita con il disco “Even My Winters Are Summers”, otto brani suonati da questi cinque musicisti un po’ malinconici. Pop canadese nel senso più stretto del termine, fatto di ritornelli orecchiabili da cantare in coro. Alain Marenghi, voce della band, spiega al nostro Manfredi Lamartina perché le stagioni sono importanti nella vita delle persone.



Chi sono i Vancouver?
I Vancouver nascono per fare musica strumentale. A un certo punto volevano mettere nella line up una tastiera, il tastierista appena arrivato si è messo a cantare. Così pur mantenendo un impianto decisamente strumentale (pezzi dilatati, molti delay, scrittura in alcuni tratti molto ciclica) adesso facciamo canzoni che si possono anche cantare, con i testi, delle strofe, dei ponti, dei ritornelli, degli special etc.

Dite la verità, avete scelto questo nome per rubare le luci della ribalta ai Canadians, vero?
Magari, ci accontenteremmo di raccogliere la metà di quello che hanno raccolto loro e di fare un terzo dei concerti che hanno fatto. Ci siamo conosciuti sul web, penso proprio portati dalla curiosità per scelta geografica dei rispettivi nomi. Abbiamo fatto anche diversi concerti insieme, tutti divertentissimi. Gran persone per quanto ci riguarda.

Il titolo e la copertina sono molto evocativi. Siete una band meteoropatica?
Siamo una band stagionecentrica. In realtà il titolo deriva da una striscia dei Peanuts ed è tutt’altro che ottimistica. Le stagioni tornano sempre nel disco e sottolineano stati d’animo, determinano l’importanza dei sentimenti, scandiscono il mutare o l’immobilità del nostro essere.

Perché vi definite i Gigi D'Alessio dell'indie?
Perché siamo dei romanticoni che esasperano ed enfatizzano le cose, ci piace spingere la tensione emotiva dei pezzi al parossismo, sacrificando un po’ di chiarezza espositiva e di pulizia esecutiva al potere evocativo di un ritornello. A volte pasticciamo, a volte ci riusciamo.

Che cos'è una bella canzone per i Vancouver?
Saperlo. Per me la canzone perfetta deve avere qualcosa di mai completamente afferrabile. Deve essere catchy ma al tempo stesso non deve concedersi mai tutta puttanescamente. I metodi per non concedersi mai del tutto sono diversi: la brevità, un testo ambiguo, una soluzione sonora particolare. Credo che "Waterfall" degli Stone Roses sia una giusta rappresentazione di quello che sto cercando di spiegare.

Che cos'è indie per i Vancouver?
Non vivere a Milano.

Nei brani dei Vancouver l'atmosfera sembra a tratti prediligere l'oscurità alla luce. In che situazioni sonore vi trovate più a vostro agio?
Mah… probabilmente in quelle un po’ tristanzuole, da accordo minore, ma a volte riusciamo ad essere malinconici in maggiore e questo è un bel risultato per noi.

Com'è nata la collaborazione con Recycled Music? Cosa vi piace della produzione dell'etichetta?
Recycled è anzitutto un amico che ci dà una mano nella grafica e nella promozione. Ha tante belle idee, alcune geniali, che corrono su gambe finanziarie piuttosto fragili.

Ha ancora senso cercare una casa discografica per pubblicare un disco che, solitamente, viene più scaricato che comprato?
Non è importante per vendere i dischi anche perchè on line o no i dischi non li vende più nessuno, diciamo anche non li compra più nessuno, a parte le tredicenni e qualche professionista quarantenne appassionato di jazz (estremizzo).

Ma una casa discografica serve ancora per essere cagati dalle agenzie di booking, da certi giornali con un nome famoso che sembrano ormai delle succursali di Vogue etc. serve spesso per dare una pseudo indicazione di presunta qualità di fronte alla massa informe di proposte che piovono come le rane di Magnolia. Sto parlando di case discografiche serie non di tre amici al bar che ti stampano delle copie da vendere ai concerti.

Tra le vostre influenze si nota qualcosa del proto brit pop degli Stone Roses. Che cosa è rimasto nella musica moderna di quanto è stato fatto dagli Stone Roses?
Anzitutto la certezza che per cantare non serve essere intonati ma avere un bel timbro e un sacco di riverbero… e poi la scoperta che per scrivere uno dei più bei dischi di sempre servono solo delle belle canzoni.

Cosa sperate che venga recepito di "Even My Winters" da chi lo ascolterà?
Speriamo che venga ascoltato poi ognuno si farà la sua idea. Questo è il bello del gioco, quando vieni ascoltato o “acquistato” la tua idea di partenza può essere legittimamente buttata nel cesso.

Commenti (4)

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  • Elisabetta De Ruvo 02/09/2008 ore 17:17 @eloisa

    ...l'ultima risposta è disarmante...
    :?

  • enver 02/09/2008 ore 19:31 @enver

    "Che cos'è indie per i Vancouver?
    Non vivere a Milano."
    "Che cosa è rimasto nella musica moderna di quanto è stato fatto dagli Stone Roses?
    Anzitutto la certezza che per cantare non serve essere intonati ma avere un bel timbro"
    e copioso scese, a Chioggia come a Bore, il nettare degli dei...
    ----------------------------------------------------------------
    ah, parlo con te, Luca Ori. ti paiono poZe da darsi? :]

  • Carlo Pastore 03/09/2008 ore 13:31 @carlo

    E' davvero da limitati continuare a riferirsi a Milano come al cinema dei mostri. Fatevi una vita anche nelle risposte e nell'immaginario, dai. Ce n'è per tutti!

  • Nick 10/09/2008 ore 19:15 @nick

    mah...onestamente il tono scherzoso e canzonatorio dell'intervista (risposte e domande) mi sembra chiaro

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