Valerio Cosi - via Mail, 21-05-2009 Intervista

25/05/2009

Giovanissimo, ma con alle spalle una serie infinita di dischi, progetti, e illustri collaborazioni. Valerio Cosi è certamente uno dei nomi più interessanti della scena impro-jazz (e non solo) italiana. Parteciperà al MI ODI con Bastion, il suo nuovo gruppo formato insieme a Jukka Reverberi (Giardini di Mirò) e Francesco Donadello. L'intervista di Marco Verdi e Stefano Fanti.



Free jazz, elettronica, ambient... nel tuo suono convergono numerose influenze, ma qual è il punto di partenza? Sia prima della composizione (cioè l'idea) che nelle partiture (l'idea messa in pratica).
Difficile spiegarlo in poche parole! Il mio modo di lavorare è particolarmente discontinuo nelle scelte stilistiche e nelle idee. I punti di partenza sono molti: gli stati d'animo di un periodo, la gente, tantissime cose indefinibili e mai la musica in sè.

In passato ho ascoltato moltissimo rock e moltissima musica classica. Mi sento vicino a tutti gli ascolti che ho fatto nella mia vita, in egual modo.

I tuoi lavori hanno quell'impronta visionaria di fondo propria del kraut-rock, ma trovo che una delle tue particolarità sia il mantenimento di un forte legame con il mondo terreno (percussività dei tappeti, suoni materici, intromissioni acustiche, ecc). Puoi spiegare la tua visione delle due componenti all'interno della tua musica?
Grazie innanzitutto. Nella musica m'è sempre piaciuta molto l'idea di dar vita ad un "futuro antico", un concetto che tra l'altro viene sempre interpretato male, ma davvero male. Il punto è che la modernità non è mai nell'eccesso del "già nuovo" ma nell'eccesso del "già morto" e quindi nel classico.

Credi che la tua musica (e il tuo suono) abbiano un legame naturale con il tuo paese, Lizzano, in provincia di Taranto, e i luoghi in cui sei nato e vissuto?
Assolutamente. Quasi tutti i miei lavori sono nati dopo lunghe passeggiate pensose tra le vie del paese. Ogni volta che mi ritrovo a camminare in lungo e in largo nasce sempre qualcosa (spunti e brani completi). Il disco che riesce a tradurre meglio in suono il posto in cui attualmente vivo è sicuramente "We Could For Hours", realizzato con Fabio Orsi (pugliese anche lui). Come resa è forse un po' enfatica ma apprezzo molto anche questo lato (quasi wagneriano...).

Sei giovanissimo ma ti sei dedicato già molto alla musica. Come nasce il tuo interesse per essa?
Sono stato interessatissimo alla musica sin dai miei primissimi anni di vita. Credo che mio fratello sia stato fondamentale nella mia crescita culturale. Mi parlava del progressive-rock quand'ero poco più che un bambino ed io gli ho sempre ricambiato il massimo della fiducia. A 9 anni suonavo discretamente la batteria.

Sei polistrumentista, ma qual è la tua formazione artistica? Quali strumenti prediligi e per quali motivi (sia acustici che emotivi)?
Nasco come batterista e successivamente ho iniziato a scoprire/suonare il sax. Gli strumenti che prediligo al 100% sono batteria e sassofono. Cerco sempre di scoprire diverse potenzialità delle tastiere, uno strumento che non suono divinamente ma che cerco di utilizzare in un modo decisamente diverso e sottile, atmosferico direi. Per quanto riguarda uno strumento acustico, oltre al sax, direi chitarra.

E' differente il tuo approccio alle sonorità elettroniche, piuttosto che a quelle acustiche?
Assolutamente. Sono due cose infinitamente diverse per me. Io amo tutti e due i tipi di sonorità e le utilizzo ampiamente sia mescolate che separatamente. Dal vivo ho portato avanti per molto tempo un set acustico col mio collega Enzo Franchini (batterista eccellente e co-autore del mio "Conference Of The Aquarians", uscito sull'americana Last Visible Dog), ora mi ritrovo sempre più immerso nel suono artificiale e nell'elettronica anche nell'approccio live, pur sempre preservando quel lato acustico che ho amato nelle mie precedenti esibizioni con Enzo.

Che differenza di approccio alla composizione utilizzi nel tuo lavoro da solista rispetto a quello con altri musicisti?
Il mio lavoro in solo è fin troppo difficile da categorizzare, questo perchè ho sempre voluto provare moltissime cose. Mi son sempre sentito davvero bene nel lavorare in completa solitudine, una cosa che m'ha stimolato molto. Con gli altri è diverso: sono più ordinato e cerco sempre di arricchire, fin dove si può.

Attualmente sto lavorando con Enzo Franchini alla stesura di 3 nuovi lavori che probabilmente saranno pubblicati tra un anno o due (2010-2011).

Quanto è importante l'improvvisazione e quanto, invece, la composizione ragionata?
Credo che l'improvvisazione sia solo tensione che può essere regolata/plasmata ed attenuata solo e soltanto attraverso un giusto utilizzo delle dinamiche strumentali. La composizione ragionata può avere tutto al suo interno ed è per questo infinitamente più interessante della semplice improvvisazione.

Come nasce il progetto Bastion? Qual è il tuo ruolo in esso?
Bastion nasce dall'idea di Jukka (Reverberi, NdR) dopo un suo viaggio a Parigi. Il mio ruolo è di arrangiatore e tutto ciò che faccio (in studio) è cercare di creare climax infernali sulle parti vocali di Jukka. Io ho voluto sin dall'inizio che Bastion non fosse l'ennesimo dischetto "noise" in circolazione, ma qualcosa di importante sia per il genere citato che per l'attuale musica psichedelica, qualcosa che fosse capace di rifuggire dagli stilemi di molta musica sperimentale "oscura" degli ultimi 25 anni attraverso una nodosità musicale nuova ed impenetrabile.

Cosa dà il via alle tue collaborazioni? Come scegli con chi lavorare? Quali collaborazioni ti hanno dato di più, sotto il profilo umano ed artistico?
Scelgo di lavorare con gente piena di idee, persone stimabili e che soprattutto abbiano stima sincera nei miei riguardi.

Attualmente sto cercando di collaborare moltissimo con Enzo Franchini e Fabio Orsi. Sono due musicisti rispettabili e fin troppo sensibili sotto il profilo creativo. Mi rendo conto che sono sicuramente le persone più affini al mio modo di lavorare e poi m'infondono una sicurezza ed una tranquillità fondamentale nel work in progress.

Cosa ci puoi dire riguardo alla tua Dreamsheep records? Quali sono i progetti in ballo e futuri?
Dreamsheep va abbastanza bene, sto facendo di tutto per lanciare/pubblicizzare la mia etichetta, i suoi primi numeri in catalogo (bellissimi) e le uscite imminenti. L'augurio che mi faccio è che questi sforzi vengano ben ripagati un giorno. Presto darò alle stampe due lavori meravigliosi di Afternoon Brother (Michael Salmaan, Boyd Andersoon e Jonathan Bafus, quest'ultimo già membro degli Sholi su Touch & Go) e Los Webelos, due band della West Coast che faranno discutere moltissimo per il loro taglio estremamente intelligente all'interno dell'attuale panorama musicale americano e che sono al loro esordio mondiale.

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