Orange [Lombardia] - via Mail, 24-02-2009 Intervista

26/02/2009 di

Gli Orange, "la band del Nongiovane di Mtv" Francesco Mandelli, sono usciti con "Certosa", il disco d'esordio. 10 tracce di rock'n'roll per sole chitarra e batteria. Abbiamo assoldato Renzo Stefanel per indagare se si tratta di una nonband di nonmusicisti o di qualcosa di più. A voi, un estratto dall'interrogatorio.



Avete un suono molto grezzo, tra White Stripes, Stooges, a volte ricordate perfino il garage beat di Stones e Pretty Things in "Richard". Strano, forse, per una band che ha iniziato sulle tracce degli Oasis.
In realtà sta roba degli Oasis è un po' un falso mito: al tempo del primo concerto nel maggio 2000, non avevamo abbastanza pezzi nostri per sostenere una scaletta decente. Gli Oasis erano un gruppo che piaceva a tutti e quattro i componenti della band di allora. Così suonammo tre pezzi nostri e sette degli Oasis che erano pure facili da imparare. Questo per dire che mai lontanamente mi sono mai sognato di suonare in una cover band, grossa piaga della musica italiana. L'intento sin dall'inizio era quello chiaramente di divertirsi e soprattutto di fare quel percorso che fanno le band in Inghilterra. Il primo passo è naturalmente suonare un sacco, cosa che abbiamo cercato di fare con impegno e costanza, tra cambi di formazione e recessione della musica live. Il suono che abbiamo adesso deriva soprattutto dal fatto che volevamo la cosa più semplice e minimale possibile. Ci interessava essere diretti, freschi, dritti al sodo, a costo di sembrare pure troppo naif. Ma devo dire che se dopo nove anni è uscito un disco con questa formazione evidentemente è perché questa è la dimensione in cui meglio mi ritrovo.

Tutte le canzoni sono in inglese tranne "M.N.E.N.Y.", "Clarissa" e la prima strofa di "Certosa". Come mai?
Semplicemente perché scrivo quando le canzoni si presentano contemporaneamente come testo e musica insieme. Solo allora sono tranquillo. Difficile che esca una cosa in sala e poi vado a casa e scrivo un testo seduto sul cesso. Quelle canzoni sono arrivate a casa mia direttamente vestite in italiano e faccio fatica a pensarle diversamente. L'unica regola è che la canzone stia in piedi con chitarra e batteria, che il suono regga. E non è facile: scartiamo molte canzoni perché ci siamo posti questo dogma, come direbbe Lars (Von Trier: ci sarà mica qualche metallaro che ha pensato Ulrich?, NdI). Spero mi vengano canzoni in francese. Funziona un sacco con le ragazze…

Di che parlano i vostri testi?
I testi sono tutti più o meno dei flussi di coscienza o a volte cut up. Il disco è venuto fuori anche e soprattutto quando un paio di anni fa ho concluso una storia. Credo che il motore di tutto sia una specie di malinconia, a tratti adolescenziale (e non lo trovo sminuente): non esce molto nei testi che la vita è una figata e che la sera mi diverto. Credo che quel lato più in accordo maggiore, se così si può dire, io tenda a riportarlo in altre cose che faccio, più vicine alla commedia. Intendiamoci, nessuno qua vuole prendersi sul serio, ma sicuramente le liriche non sono storie proprio super positive. Si parla di Milano, città che amiamo tantissimo, che è sicuramente un buon posto dove fare musica se uno è curioso (e poi basta con sta storia che Milano fa cagare perchè ha proprio rotto i coglioni), di estati non proprio assolate, di incoerenza e indecisione, insomma di tutto e di un cazzo dai, parliamoci chiaro, a meno che uno non ci trovi qualcosa di comune in quella roba scritta nel libretto del cd. Spero.

Siete cresciuti ascoltando cosa?
Beh, prima di tutto i vinili di mio papà, che era un tipo un bel po' West Coast: Beatles, Creedence Clearwater Revival, Eagles, Crosby Stills Nash and Young, Dylan. Ma è anche grazie a lui che ho iniziato a suonare uno strumento, il basso: si sedeva con me e facevamo "Doolin-Dalton" degli Eagles o "Black magic woman" di Santana (che per un ragazzino di undici anni che incomincia a suonare il basso è un mondo che si apre). Poi ho compiuto 15 anni ed è arrivato il britpop. E lì giù di Cast, Pulp, Ash, Oasis, Blur, Verve, The Bluetones, ma anche Lemonheads, un sacco di Pavement, insomma più o meno questo. Chiaramente tutta l'ondata Strokes-Libertines-White Stripes mi ha preso in pieno, perchè in più quelle band avevano membri della mia età e il fattore identificazione ha giocato la sua parte.

Ve lo chiedevo perché quando leggo o faccio interviste ad artisti indie, mi vengono sempre dette cose tipo "sono cresciuto ascoltando solo musica straniera". Invece la maggior parte degli adolescenti ascolta prevalentemente musica italiana del passato, via Amici o X Factor. Poi, certo, guarda Mtv o Allmusic, ma sembra che ciò che la segna, a parte le hit del momento, sia proprio la musica italiana del passato, e il passato peggiore e più banale, intendo. Non credi che in questo modo finiscano per crearsi mondi musicali sempre più separati? È un male?
Io ricordo che alla musica sono stato introdotto dai miei. Mio papà a tre anni mi metteva sul divano con il walkman e le cuffie io andavo in botta. Mi succhiavo il labbro ed ero tipo ipnotizzato. Poi mi ha sempre chiesto che musica ascoltavo e perchè. Con questo voglio dire che al pari della letteratura o della pittura, l'ascolto di buona musica arriva da un'educazione, da una cultura, da un palato che si va via via raffinando grazie anche alle persone che ti circondano. Con questo io non sono uno sbirro della musica: ognuno ascolta quello che vuole e credo che anche nei fenomeni pop più beceri ci sia qualcosa di interessante. Il fatto che i ragazzi di adesso siano un po' meno interessati ad un percorso musicale ma più ad un soddisfare l'esigenza sonora del momento derivi anche dal fatto che possono avere le cose più in fretta, ovunque e sempre, e se non indirizzi bene le tue ricerche finisci per confonderti un po' le idee. Chiaramente Amici è il diavolo. Questo è sacrosanto.

Magari non si sa, ma a me risulta che avete anni di gavetta nei pub: mi ricordo che anni fa capitavate spesso in provincia di Padova a suonare coi Pornopilots.
L'idea è sempre stata suonare ovunque. Il più possibile. Perché questo è quello che mi piace fare. Significa che forse più di esibirsi mi interessava e appagava (e appaga tutt'ora) l'andare in sala prove. Perchè parliamoci chiaro, se suoni in giro devi dedicare un sacco di tempo infrasettimanale alla causa, se no fai la figura del cioccolataio. Si è creata così una serie di amicizie fra band che ha portato a scambiarsi date, ragazze, droghe. Tutto quello che in Inghilterra sarebbe diventata una scena, mentre in Italia poi vanno tutti a fare un lavoro che la mamma capisce. E la fidanzata ti può presentare ai suoi. Con i Pornopilots siamo ancora in ottimi rapporti e da poco li abbiamo visti al Tag di Mestre.

Inevitabilmente, la tua posizione pubblica ingenererà polemiche su chi siete e cosa fate.
Io so che tutto quello che sta intorno alla band è sincero, non ho mai fatto nulla per voler veicolare immagini e concetti diversi fra loro. Anche perchè, e questo rispondo più di tutto a chi fa lo snob, se avessi voluto fare il paraculo di certo non facevo un disco di chitarra e batteria con un etichetta indipendente: ti assicuro che ci sono lidi molto più convenienti a cui approdare musicalmente ed economicamente parlando. Io so di sicuro che tutto quello che ho fatto fino adesso ho cercato di personalizzarlo il più possibile, che la gente potesse dire: "ecco, qui dentro si vede che c'è lo zampino di Francesco". E spero che anche questo episodio sia percepito così. Poi può piacere o meno, ma è spontaneo come un conato di vomito. Niente piani, niente prigionieri. Poi è chiaro che ci sono io nella band, anzi, sono metà della band, ma non ci siamo mai proposti come la band del Nongiovane di Mtv (cazzo pensa che ridere!). La malizia, se mai ce ne fosse, sta in chi guarda.

Contrariamente a quello che si pensa solitamente, a mio avviso uno dei miti fondanti del rock, quello dell'autenticità, non ha ragione di esistere. Secondo me il r'n'r è rappresentazione, per cui l'essere "veri" o "finti" è una falsa questione: importa quello che si porta in scena e come lo si porta in scena, quello che si rappresenta sul palco e nelle canzoni rispetto al sistema di valori sociali e culturali che sta dietro a ed è diverso per ognuno di noi, quello di cui ci si fa, consapevolmente o no, veicolo. Per cui vi chiedo cosa rappresentano gli Orange.
Sono d'accordo sul concetto di rappresentazione. Un messaggio arriverà in maniera tanto più efficace quanto chi lo esprime sarà in grado di essere credibile. La sua rappresentazione appunto. Gerry Scotti? Credibile. Lou Reed? Credibile. Bloc Party? Mmh… comincia a scricchiolare. Jack White? Super credibile, anche con Alicia Keys, anzi lei acquista di credibilità con lui. Nuove band indie che dicono che non si lavano le mutande e mangiano solo le patatine del sacchetto e si fanno? Poco credibili. Festival di Sanremo? Poco credibile (eppur funziona). Dopo questa serie di esempi trasversali, quello che noi vorremmo poter comunicare è che, una band, è prima di tutto un'alchimia delicatissima e preziosa che fa la differenza sul palco e nei dischi. Che esiste un surplus metafisico che si crea quando ti diverti un sacco a suonare con qualcuno. Che oggi basta prendere un amico e una chitarra per dire quello che vuoi e che le cazzate di diventare famosi e le case discografiche e le storie super tecniche con lo strumento sono roba anni novanta che sinceramente non esiste più (tipo quelli che al liceo si imparavano perfettamente le cover, tutti gli assoli e altre cagate ma fantasia zero. E col marsupio. Sempre. Che cazzo c'avevano dentro sto marsupio poi? I plettri di Steve Vai?). Ci piacerebbe che si creasse una scena di band che la pensano così indipendentemente dal genere, una specie di nuovo manifesto della musica indipendente che si rispecchia di più nell'umanità e nella personalità dei suoi protagonisti che nell'inseguire modelli di comportamento che poi sembrano attaccati insieme con lo scotch. C'è bisogno di personaggi, di suscitare interesse nel pubblico. Penso sempre che quando ero piccolo mi incuriosivano la band straniere perchè ero affascinato da quello che facevano quando non erano sul palco o in studio. Dove andavano a bere, chi incontravano, che cosa guardavano alla televisione, perché la loro vita mi sembrava anni luce diversa dalla mia, le loro esperienze completamente diverse dalle mie. Appunto, "Milano non è New York". Spero che degli Orange arrivi la sensazione di un bel carrozzone di amici, musica, discorsi da viaggio e disponibilità a dormire in sacco a pelo nel corridoio del treno.

A quali gruppi/artisti italiani vi sentite più vicini?
Boh. Ti posso dire che gli Hot Gossip sono grandi amici e grandi musicisti e il loro disco nuovo è bellissimo. I Verdena ci piacciono molto e sono buoni amici. Ci piace l'ironia di Bugo, di Giorgio Gaber e Kermitt la rana quando canta, i Jennifer Gentle, i Drink To Me: insomma, questi sono amici. A parte Giorgio Gaber e Kermitt.

Cosa non sopportate del mondo indie?
L'elitarismo ingiustificato, a volte. Se è giusto è giusto, ma a volte mi viene da dire: "Credici, convinto". E poi che rischia, a causa di un eccessiva erosione mainstream sfociata poi nel "modo di vestire", di morire su se stessa perchè non si può alimentare dei propri cloni. Se penso agli anni novanta dell'indie, i Supergrass erano vestiti completamente diversi dai Pulp. Eppure erano chiaramente identificabili in un momento storico culturale comune dell'Inghilterra di quegli anni. Chiaramente resta che, se ti vesti male, nessuno ti caga, questo è normale.

E del mondo mainstream?
Del mondo mainstream mi dà fastidio quando le canzoni sono brutte ma te le fanno ascoltare centomila volte e allora tu ti ritrovi a cantarla. Dio che fastidio!

Commenti (7)

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  • Nicola Bonardi 03/03/2009 ore 22:51 @nicko

    Simpatici.

  • lucadido 05/03/2009 ore 10:34 @lucadido

    Bella intervista Renzo, e grazie a entrambi della citazione Pornopilots:-)

    Posso confermare per esperienza e conoscenza diretta che gli Orange hanno sempre evitato l'accostamento "nongio di mtv" anche quando sarebbe stato molto più facile e redditizio!

  • Estere 06/03/2009 ore 11:46 @estere

    ...io Ulrich, l'ho pensato [:
    che tamarro!!!

  • DeliriumDoll 06/03/2009 ore 18:46 @deliriumdoll

    Una cosa che non c'entra nulla: ma il tipo col bicchiere in mano può essere che facesse tv anni fa... era uno piuttosto antipatico...

  • Dama Rama 22/03/2010 ore 11:41 @damarama

    "Chiaramente resta che, se ti vesti male, nessuno ti caga, questo è normale" ma va a cagher!

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