L'escargot - via Mail, 24-05-2008 Intervista

25/07/2008 di

(L'Escargot - Foto da internet)

L'Escargot è un progetto acustico nato dall'incontro di Alessandro Pipino - già mente dei Radiodervish - e altri tre compositori. La loro è una musica dalle sfumature leggere e cinematografiche, una delle migliori scoperte tra le ultime uscite folk italiane. L'intervista di Elisa Orlandotti.



L'escargot significa "lumaca" in francese come mai un nome che ricorda un animale lento per un progetto che va a ripescare il folk più leggero ed evocativo della tradizione strumentale del nord Europa?
Adolfo: la lentezza è un concetto importante per noi, come persone e come musicisti, un valore che si va sempre più perdendo in una società che incoraggia la velocità, la quantità, l'efficienza. Il nome è in francese proprio perché la Francia è un luogo "di riferimento" per il suono del gruppo.

Com'è nato il progetto L'escargot e che vita ha? So che avete pubblicato un disco senza promuoverlo e che invece di portarlo in giro in termini musicali, l'avete fisicamente fotografato davanti alle location più suggestive del vecchio e nuovo continente.
Allessandro: Siamo molto affascinati dal repertorio francese sia tradizionale che contemporaneo, questo è stato il nostro collante iniziale, non meno importante è il fatto che ci troviamo reciprocamente molto simpatici! Facciamo la vita di un normale gruppo, con una sala prove itinerante, potendo suonare in acustico, possiamo provare in casa, una dimensione assolutamente congeniale, l'adotteremmo anche per i concerti... Abbiamo pubblicato il nostro CD "Corri" dopo un lavoro di arrangiamento che è durato qualche anno, lo abbiamo promosso da soli e continuiamo a farlo, per quanto possiamo. Facciamo qualche concerto, fra pochi giorni saremo presenti alla Notte di San Giovanni a Bitetto, ad Agosto suoneremo al Folk Festival di Civitella Alfedena e altre date sono in via di definizione.

Ad: Le fotografie non sono state una nostra idea, lo è stata solo la prima che serviva per pubblicizzare via internet l'uscita del CD. Poi sono stati i nostri amici, fans e sostenitori ad inventare questo bel giro del mondo.

Al: L'idea ci è piaciuta tantissimo, vedere il CD presente a Fort Alamo in Texas, o davanti ad un castello giapponese, su una spiaggia corsa o davanti al Reichstag è davvero commovente! Un altro aspetto interessante è quello che, essendo autoprodotti, possiamo avere un contatto diretto con tutti coloro che richiedono il CD, persone che poi non mancano di farci sapere quanto lo apprezzino e non di rado mi diverto a cercare i posti in cui spediamo il disco, con Google Earth...

Come mai non avete cercato un'etichetta?
Ad: L'autoproduzione ci è sembrata una scelta opportuna, crediamo che sia indispensabile per i musicisti rendersi consapevoli del fatto che l'industria discografica è ormai agonizzante e che è quindi necessario inventare nuove strategie per diffondere la propria musica. In particolare, rendersi autonomi ed indipendenti in tutte le fasi della produzione garantisce maggiore libertà creativa.

Come sono nati i pezzi dell'album "Corri"?
Al: Siamo tutti e quattro compositori, in questo ed in altri progetti, per il nostro disco abbiamo scelto brani composti in un arco di tempo molto ampio e che meglio rappresentavano il sound del quartetto che si era già ben delineato suonando il nostro repertorio. Molti brani del disco sono nati sull'organetto, la fisarmonica diatonica, che è il mio strumento principale in questo progetto, due sono nati sul pianoforte, "Norma" è stata scritta sul flauto, “Mauve” ha un'impostazione chitarristica mentre la title-track “Corri”, per metà sull'organetto e per metà sul violino.

Ma per esempio: “In cammino” ha un andamento allegro e leggero; l'organetto che lo percorre sembra quasi il fischio di un viandante. Ci sono immagini che tenete come punto fermo per la composizione musicale?
Al: In genere l'immagine viene in soccorso alla composizione musicale, ma solo dopo aver abbozzato l'idea iniziale. L'immagine che hai di “In Cammino” è straordinariamente simile alla nostra: è quella di un viandante che saluta e va incontro al prossimo paese, con la curiosità di scoprire nuovi scorci, nuove piazze e nuove persone. Personalmente, è un brano che avvicino a Gianni Gelao, musicista nostro amico Che, con il suo furgone camperizzato e i suoi tanti strumenti, riesce quasi a farci credere che esistono gli elfi...

La malinconica e languida “Come le foglie” da dove ha preso il via?
Al: Da un luogo temporale, l'autunno, stagione di passaggio caratterizzata da colori straordinari. Il titolo è stato estrapolato, in qualche modo, da un racconto a voce di Carlo La Manna (Il Cuore Nel Tronco).

C'è un filo conduttore tra tutti e 11 i brani del disco?
Ad: Più che un filo conduttore c’è un'idea molto precisa di suono a legare i brani del CD: si tratta di un suono acustico, di "coordinate musicali" ben definite e, nondimeno, di leggerezza ed ironia anche nei passaggi più malinconici.

Chi ha disegnato questa grafica così calda e piena?
Ad: Enzo Piglionica della Vertigo Imaging, grafico molto creativo che ha saputo catturare perfettamente lo spirito della nostra musica.

Alessandro, tu sei l'uomo che, con le sue tastiere, ha forgiato il suono elettronico dei Radiodervish; qui scopro che altro prolungamento delle tue mani sono gli organetti e altri strumenti di cui ignoro l'essenza come il bulbul tarang.
Al: Ho una discreta collezione di strumenti acustici che, a dire il vero, suono piuttosto male. Tuttavia, come spesso capita a chi prende in mano per la prima volta uno strumento, le idee migliori, spesso, vengono proprio dall'emozione di ascoltare un suono nuovo. L'organetto invece sto cercando di studiarlo meglio, non a caso compongo meno...

Gli altri tre musicisti che compongono il quartetto hanno già inciso altri dischi? hanno progetti paralleli?
Al: Adolfo coltiva vari progetti paralleli in ambiti molto diversi tra loro, dalla musica di derivazione jazzistica alle musiche etniche, ha inciso vari dischi (con Eugenio Colombo, Diomira Invisible Ensemble e Radicanto) ed è autore di musiche per la danza contemporanea (Qualibò).

Massimo suona con i Musica Officinalis, Fanfara Populara, In Cupa Trance ed altri progetti, con questi gruppi ha inciso molti dischi, e ricordo con piacere il suo ottimo contributo su “In Search Of Simurgh” dei Radiodervish. Stefania è diplomata in violino ed è impegnata in piu' progetti fra i quali quello ebraico sefardita dell'Ensemble Sefarad. Ha anche registrato discho con diversi gruppi come Tabulè ed Ainur.

Nel privato i musicisti che compongono L'escargot che musica ascoltano?
Al: Ascoltiamo di tutto, dalla musica etnica al rock, all'avanguardia. Io però confesso di non essere un grande ascoltatore, in genere scelgo un disco e lo ascolto per mesi... Ultimamente non riesco a lasciare “In Rainbows” dei Radiohead. Adolfo in questo periodo ascolta “Songs”di Eugene Chadbourne, Stefania “Stephane Grappelli Plays Cole Porter” di Stephane Grappelli e Massimo ultimamente si è dato alla musica armena (tra gli altri anche a “Miniatures” di Gevorg Dabaghyan).

Cosa c'è nel futuro di L'escargot?
Ad: Continueremo a percorrere lentamente la nostra strada, a fare concerti ed ampliare il nostro repertorio, fiduciosi che la pazienza alla lunga paga più di qualsiasi frenesia di successo.

Commenti (2)

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  • enver 27/07/2008 ore 11:16 @enver

    questo disco è un'oasi. più che alla musica etnica rimanda al passato, alle carovane di giro, ed è molto più aereo, delicato e profumato di qualsiasi produzione medioriente-oriented. un unicum, purtroppo.

  • Elisa Orlandotti 28/07/2008 ore 10:23 @elisa

    verissimo.... appena iTunes lo sceglie scatta la pausa per stare solo bene...

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