Thousands millions - via Mail, 27-08-2008 Intervista

04/09/2008 di

(I Thousands millions - Foto da internet)

I Thousand Millions sono una piccola grande scoperta. Leccesi di nascita ma bolognesi d'adozione, fanno altenative-rock (alla Weezer per internderci), hanno un'attitudine d.i.y punk-hardcore. Il loro esordio "Here and Back Again" è davvero un ottimo disco. Ci parlano di gruppi italiani, del brutto rapporto con la loro attuale etichetta, di Bologna, della Microsoft, di internet e di cosa accadrà alla musica dopo la definitiva morte del disco. L'intervista di Filippo Cicciù.



Per iniziare farei le presentazioni di rito: come e perché nascono i Thousands Millions, e cosa mi dite delle vostre esperienze musicali precedenti.
Moreno: Il come... beh, io e Massi avevamo sviluppato insieme una particolare sensibilità compositiva, grazie ad un progetto nato prima, Kulledge. Poi è arrivato Rick, che, oltre ad avere gusto ed uno spirito sintetico, ha compreso la nostra attitudine e scrittura. Siamo amici, abbiamo tutti e tre molte cose da raccontare con la musica, ed una passione sfrenata verso le belle canzoni. Per quanto mi riguarda, ho avuto diversi gruppi, l'unico con un'uscita si chiama Room 104. Per il resto, ho una pessima memoria però ricordo di aver creduto nel d.i.y. e nelle derivazioni dell'hardcore-punk e nello skate, come scuola di vita. L'unica cosa certa, è un rapporto continuo con le mie canzoni.

Rick Hool: Io suonavo con una band di scascio, come diciamo noi a Lecce, per quanto mi riguarda fuori di testa, gli Slips. Ho iniziato con loro, già grandicello, 22 anni. Ma era un gruppo di ricottari e non imparavo a suonare mai. Poi mi sono spostato a Bologna dove c'erano Massi e Moreno. Mi hanno messo sotto torchio, ma seriamente, roba da allenatore di Mila e Shiro e un po' ho imparato…
Massi: Iniziai a suonare con Giorgio Tuma (ai più conosciuto come Tuma, l’autore di “Uncolored” (2005), NdR) nel 1994, a 16 anni. Io chitarra elettrica, lui batteria. Clash e CCCP come fari. Poi imparammo a scrivere i pezzi e così nacquero i Berenice (sulla scia del punk rock della West Coast in voga in quegli anni). Sciolti i Berenice passai al basso anche in seguito al furto della mia Strato, e dopo molti anni alla computer music. Ho collaborato con Roberto My (nei Volcano Heart). Ho suonato il basso in tutti i lavori di Tuma. Come ha accennato Moreno abbiamo un progetto parallelo, Kulledge, un esperimento tra emo, pop e elettronica.

Il vostro album è uscito ad Aprile. Ho letto qualche bella recensione, ma non ho mai trovato date live in programma sul vostro sito. Ritengo che il vostro esordio non abbia niente da invidiare a rispetto a band college-rock/indie come i Canadians o ad altre formazioni più che conosciute nel panorama italiano. Mi chiedo se abbiate trovato difficoltà per quanto riguarda la distribuzione, o forse avete sottovalutato l'aspetto promozionale?
R: I Canadians li ho ascoltati pochissimo e non mi sembravano male, anche se una volta ci suonammo insieme in una serata sfigatissima a Perugia e non mi piacquero per niente. Ma era una cosa deprimente, quindi capisco.

Mo: Certo, eri ubriaco alle quattro di pomeriggio sotto il sole cocente, ho anche le foto.

R: Comunque il successo non ce lo cerchiamo, siamo troppo vecchi ...e maturi. Massi in particolare. Poi mettici pure la pigrizia. Abbiamo avuto un po' di esperienze negative in giro per l'Italia: o non ti pagano, o non pubblicizzano la serata, o ti mettono a suonare nei pub, o ti mettono l'altoparlante della nave al posto del tweeter, o tutto insieme: in Italia gli organizzatori di concerti indie-rock fanno schifo, è questa la verità. Se qualcuno si sente colpito, prima di offendersi si faccia l'esame di coscienza. Quindi siamo per la linea 'pochi live buoni'. La nostra parte di colpa è che non ci facciamo promozione col live, ma l'altra parte di colpa sta in buona parte degli addetti ai lavori, che sono delle fashion and marketing victims: 20 percento al prodotto e l'80 all'immagine. Se non sei uno che si promuove un casino e ti fai i party e gli amici giusti, se non sguazzi in questo minestrone stai certo che rimani sul balcone a guardarti la festa da fuori. Non vedo spirito di ricerca, non vedo indipendenza e coraggio nei giornalisti e nei discografici, non vedo neanche buon gusto in generale.

Nel vostro album c'è un brano, “Who loves the City”, che, non esplicitamente, ma molto probabilmente parla di Bologna. E' vero? Personalmente credo che negli ultimi tempi il centro si stia svuotando e i ragazzi che lo frequentavano rimangano chiusi in casa a guardare dalla finestra l'ennesimo centro sociale che viene sgomberato o chi viene multato perché si sta bevendo una birra seduto in piazza Verdi. Voi come vi trovate in città?
Mo: “Who Loves the City” parla di Bologna? Certamente, ma anche di altre città. L'ho riascoltata prima e posso dirti, a freddo, che ho tentato di mettere in luce la contraddittorietà delle sottoculture e di chi le vive. Talento e spreco, parlare democratico Vs razzolare elitario, umanitarismo e valori sostenibili contro l'evidente dipendenza dall'asfalto e dal consumo, posers alla ricerca di contenuti, vera emozionalità e emo-merda di plastica. Le tematiche anticonformiste che hanno dominato il sottobosco urbano da fine anni '70 fino a tutti i '90 sono esplose senza ombra di dubbio... Penso però che si possa prendere posizione, e mettere alla prova i propri limiti e quelli di queste sottoculture, tirando fuori le palle. Ho fatto in tempo a vedere Bologna nel '96. Piangiamo adesso o quando finiamo?

R: Bologna ha una storia e anche se cambia molto è sempre una città valida, anche se non mi entusiasma. Io ci sto da quattro anni e cambiamenti ne ho visti, in peggio. Dicono che negli anni Novanta fosse fervida e eccitante viverci e io ci credo. Ora non è così, questo è chiaro, ma non si può manco lamentarsi troppo. Penso anche che i provvedimenti contro il degrado e contro le bestie del centro e i marocchini cacacazzi andavano presi (ragazzi non sono razzista, ma dovevate vedere com’era la situazione per crederci). Infatti li hanno presi, ma molto spesso nel modo sbagliato. Per esempio non centra niente annientare via del Pratello. Ma, si sa, ci sono delle mire di altro tipo. Cofferati è in gamba ma è un po' rozzo per Bologna. Penso che la città abbia gente più intellettuale da offrire in alternativa.

Ma: Mi sono trasferito in provincia per motivi di lavoro e vedo la città molto di rado. Però ho visto la Bologna di fine Novanta e le cose sono cambiate… ma c'è anche da dire che anch'io sono cambiato!

Siete usciti per Wynona Records, un'etichetta che ormai da anni si dimostra in grado di scovare veri talenti che si muovono nell'underground, oltre a pubblicare prodotti molto curati. Voi come siete entrati in contatto con loro? Come vi trovate?
R: Noi siamo usciti con Joe Wynona, che sarà pure uno con la testa tra le gambe… ma di sicuro è scaltro e in gamba. I nuovi della Wynona sono latitanti totali, e gli va bene che li chiamo solo così. Hanno bruciato il disco. La maggior parte della colpa della mancata promozione è loro, e un pò di Joe che ci ha messo in mani sbagliate.

Ma: E' stato Joe Wynona a contattarci, dopo aver ascoltato il nostro demo. Lo abbiamo incontrato una sola volta nella nostra vita a Genova, ci è piaciuta come persona e ci siamo fidati di lui. Poi ha fatto delle scelte di vita che lo hanno allontanato dall'Italia... L'attuale Wynona Records non è un'etichetta con cui possiamo confrontarci su argomenti seri, diciamo che è una storia finita anzi… mai iniziata!

Sulla vostra pagina Myspace è sconsigliato vivamente di usare Microsoft Internet Explorer, bollato come "cattiva tecnologia". Si tratta di una netta presa di posizione nei confronti di una certa etica del web? La vostra opinione sul rapporto tra la musica e Internet.
R: Queste dichiarazioni sono di Moreno, voglio chiarire. Io non ne capisco. Per il resto penso che dopo la crisi si stia creando una nuova omeostasi, molto lenta. Penso che la musica vada venduta on line e poi anche scaricata, questo sistema mi va benissimo, va solo ottimizzato. Il peer to peer è cosa buona e giusta. Solo bisognerebbe sensibilizzare di più all'acquisto on line, come cosa etica. Il cd è finalmente morto e benvenga il recupero del vinile.

Ma: Io sono per la "musica libera". Generalizzando, secondo me qualsiasi forma d'arte dovrebbe essere libera. Sono contrario alla mercificazione della musica e al lucro legato alle opere musicali in qualsiasi forma. Sono contrario al concetto di royalty perché l'uso commerciale della musica dovrebbe essere vietato per legge (dalle label indipendenti alle major). Vedo Internet come un mezzo per liberare la musica: mi piace il concetto di download libero e di "donazione" nel caso l'opera sia piaciuta. Mi piace il supporto alle band tramite l'acquisto di merchandising on-line e la partecipazione ai concerti. Mi piacciono i social network che consentono la rapida fruizione delle opere musicali e il contatto diretto con gli artisti.

Mo: Microsoft Internet Explorer è cattiva tecnologia. Lavoro con queste cose, quindi la mia voce è un pò la voce degli addetti ai lavori e dei tanti utenti che passando a Mozilla Firefox o altri browser si sono sentiti come se avessero preso la pillola rossa. Nel disegnare il layout per il nostro Myspace ho deciso di prendere posizione contro questa cosa e quindi ho lasciato che in Internet Explorer la pagina si mostrasse così com'è: piena di difetti grafici, causati dagli errori di rendering di questo browser. Insomma, scaricate Firefox o Opera, che sono fichi e gratis.

Come considerate gruppi vicini al vostro genere e, in generale, che opinione avete delle nuove cose che si suonano in Italia?
R: Al di là del genere: Jennifer Gentle, Yuppie Flu al limite, i nuovi Mojomatics forse, Tunas, Fitness Forever lo promuoverei pure, poi direi Crookers che però non conosco bene e poi gli amici conterronei Giorgio Tuma, Congorock, Populous. Come band live i Forty Winks.

Ma: In Italia ci sono molte band indipendenti che sanno suonare però nessuna è in grado di emergere sulle altre per meriti artistici. Tra le cause sicuramente c'è l'incapacità nella scrittura, ma considero l'attitudine il vero limite di tutte le band italiane. Noi compresi.

Mo: Non ascolto quasi mai musica italiana, però penso che stia succedendo qualcosa con le nuove generazioni, e presto si vedranno emergere belle cose. Concordo su molti dei nomi che ha fatto Rick, ma ne aggiungo alcuni: Girl with the gun innanzitutto e i Settlefish che hanno fatto un bel disco. Poi non so, ripeto, ho una pessima memoria. So che ce ne sono alcuni che ora non mi vengono...

Avete ascoltato l'ultimo dei Weezer? Vi piace?
Mo: A parte un paio di sviste, un gioiellino power-pop.

Ma: E che chitarre!

Mo: …l'ho avuto tutto Agosto nello stereo… insieme ai Guided by Voices.

R: lontani comunque dal capolavoro del "Blue Album".

Commenti (3)

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  • Sandro Giorello 04/09/2008 ore 14:09 @sandro

    Belle risposte, ma basta lamentarsi che si va avanti solo grazie all'amico dell'amico.

  • Dietnam 05/09/2008 ore 12:05 @massimo

    C'ho messo mezzora a ricordare quando mai abbiamo suonato a Perugia. E infatti io non c'ho mai suonato, causa referendum! Però ricordo bene che gli altri me ne avevano parlato come una delle peggiori serate di sempre :)

    Detto questo, volevo aggiungere che Back Back Back è un pezzo della madonna, spiace che l'etichetta non v'abbia supportati come avrebbe dovuto.

  • enver 06/09/2008 ore 17:25 @enver

    premesso che la band mi piace, dicono anche "Se non sei uno che si promuove un casino". ecco allora, promuovetevi orsù.
    in quanto all'indipendenza e al coraggio dei giornalisti, loro dimenticano che ci sono quelli che le cose se le vanno a cercare di propria volontà, e non aspettano l'invio di promo. e che ci sono però anche prodotti più coraggiosi del loro.

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