Magpie - via Mail, 30-11-2009 Intervista

09/12/2009 di

(Le illustrazioni sono di Giacomo Bagnara)

Un'Emilia scura, la sua. Il piano sequenza in bianco e nero di voci perse nella nebbia o squarci lynchiani all'incrocio tra balere fumose e fruscìo da vecchio vinile. Daniele Carretti si concede una breve pausa dagli Offlaga Disco Pax e pubblica il primo album ufficiale dei Magpie, "Noir". Echi degli 80 inglesi e lo sguardo altrove. Gioele Valenti l'ha intervistato.



L'evidenza di un lavoro, "Noir", nato dalla celebrazione per quel suono che caratterizza i tardi 80 inglesi, quello dei musicisti introspettivi con lo sguardo rivolto alle proprie scarpe (shoegazing)... Raccontaci questo nuovo disco.
"Noir" ha avuto una gestazione abbastanza lunga. Le prime registrazioni risalgono al 2006. Ho sempre avuto un approccio abbastanza "istantaneo" per quanto riguarda la composizione e la registrazione dei brani. Avendo fatto tutto in casa, appena un brano mi era ben chiaro nella mente lo registravo e lo mixavo. Una volta poi definita la "volontà" disco ho ripreso in mano tutto il materiale registrato nell'arco dei due anni e mezzo precedenti, ho selezionato, remixato e così è nato "Noir". Sicuramente molte cose che provengono dalla fine degli 80 e l'inizio dei 90 hanno fatto sì che una coscienza ben definita di un suono venisse ripresa e adattata alla mia visione.

Ad un appuntamento tra Cocteau Twins, My Bloody Valentine, Slowdive, Codeine e Magpie... Chi altri chiameresti?
Troverei fuori luogo non invitare i Red House Painters e i Durutti Column

Divagazione: ti piacciono gli I Love You But I've Chosen Darkness?
"Fear is In Our Side" lo trovo un bellissimo disco. Interessante pensare ad un qualche collegamento. Non ci avevo mai pensato.

Il vostro anno di formazione è il '98. Oggi i Magpie sono un duo, ma se non sbaglio hanno avuto anche un organico più ampio. Vuoi farci un po' di nomi e storia, tra cambi e vicissitudini?
I Magpie nascono in quattro, con un cantante che non ero io e un nome che non era quello. Ma i nomi non sono importanti, diciamo che dopo aver cambiato un paio di cantanti, siamo rimasti in tre per un discreto numero di anni, dopo di che, anche un paio di batteristi sono cambiati; per un breve periodo di tempo si è unito un altro chitarrista, e poi alla fine la scelta è stata quasi naturale e siamo rimasti in due. La dimensione di due è, al momento, ideale. Non mi vedo, nel progetto Magpie, con altra gente intorno se non per brevi periodi di tempo. L'altra metà da poco è cambiata e per il live ha iniziato a darmi una mano Francesca dei FuckVegas, al basso e al piano. Spero che questo porti presto a un cambiamento nella visione e nella composizione dei brani nuovi. I presupposti sono ottimi e spero ci sarà presto occasione per mettersi al lavoro assieme su cose nuove.

Collaborazioni, vuoi parlarcene?
Nel disco partecipano Donatella Tenchio, cantante dei Fou, alla voce e Nicola Manzan, già nei Baustelle e noto come Bologna Violenta, ai violini. Donatella è una carissima amica e un giorno che era di passaggio da Reggio, quasi due anni fa, le ho fatto ascoltare un paio di cose e così abbiamo registrato. Nicola aveva già partecipato alle registrazione dell'ultimo disco degli Offlaga e ci aveva fatto compagnia sul palco in diverse occasioni, così un giorno che anche lui era di passaggio da Reggio è venuto e abbiamo registrato qualche traccia.

Nella decisione di collaborare con altri musicisti, e nella fattispecie in un progetto le cui coordinate estetiche risultano così disciplinate, quanto conta condividere visceralmente l'amore per lo stesso tipo di suono... prerogativa irrinunciabile o cosa?
Vorrei sempre collaborare con musicisti, persone e amici, che abbiano visioni ed ascolti diversi dai miei. Chiaramente il progetto deve interessare e piacere. Semplicemente trovo molto più stimolante far nascere qualcosa di non convenzionale piuttosto che ricalcare o far riprodurre da altri la mia visione del progetto. Per le prossime cose che usciranno vorrei avvalermi di collaborazioni esterne ancora più estemporanee. Non trovo molto sensato soffermarsi su un genere preciso e quindi riprenderne esattamente i canoni. La mia visione del suono e dell'estetica è sì "disciplinata", ma avere stimoli esterni per stravolgerla e reinterpretarla è importantissimo.

In "Days Always the Same", l'ep che ha anticipato l'album, sento un suono molto caratterizzato, direi vintage. Sarei incuriosito dalla strumentazione che hai usato.
L'ep è nato quasi per caso. Ho deciso di ri-registrare alcuni brani che avrei inserito nel disco in versione acustica. Il risultato mi è piaciuto molto e così li ho uniti ed è nato "Days Always the Same". Per registrarlo ho usato chitarra acustica, glockenspield, pianoforte e mellotron. Mi piaceva l'idea che suonasse "vecchio", come un disco acustico vero, senza "elettricità" e senza troppi effetti. Ricerca sonora che quasi è opposta al disco, più asciutta e scarna contro le sonorità dilatate e piene delle versioni iniziali.

Risulta difficile armonizzare gli impegni tra Offlaga Disco Pax e Magpie?
L'uscita del disco dei Magpie coincide quasi con la fine del tour di "Bachelite" degli Offlaga. Scelta fatta anche per evitare accavallamenti o problemi organizzativi. In questo modo nessuna difficoltà. Tutto facilmente armonizzabile.

So che la DeAmbula ha avuto un ruolo fondamentale nella decisione di far uscire la musica dei Magpie. Avevi qualche ritrosìa in proposito?
Non è che avessi ritrosie particolari. Quello che i Magpie facevano mi rendeva soddisfatto anche prima. Registravo le mie cose, ogni tanto si facevano dei concerti e quando capitava regalavo i cd agli amici. Era una passione e una necessità. Deambula mi ha proposto di fare il disco un po' di tempo addietro, ha pazientato, e così in giusto equilibrio con gli impegni degli Offlaga ho deciso di fare uscire il disco a Novembre di quest'anno. Ho preso il tempo che mi serviva per fare le cose bene, senza pressioni o altro. Il risultato era quello che volevo, né più né meno. Non avrei fatto uscire un disco che anche minimamente non avesse riassunto quello che i Magpie sono stati in questi ultimi tre anni. È la giusta fotografia di un periodo ben preciso e sono contento che Deambula abbia avuto la pazienza di aspettare che questo avesse la giusta definizione e io il giusto stimolo per completarlo.

La tua città è Reggio Emilia. Puoi darmi le tue impressione sulla scena emiliana, oggi?
La scena emiliana oggi è sempre ricca di ottimi progetti e idee. Purtroppo la maggior parte nascono e muoiono in fretta, vuoi per ridotte possibilità di visione e tempo, vuoi per impegni più importanti. Resistono comunque molti gruppi che riescono a vincere il passare del tempo e continuano sulla loro strada, chi con più successo chi con meno.

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