Paura - Rappa come mangi Intervista

Paura - Che tanto ti si sgama se ti piace il fast food o se sei una buona forchetta. “Slow Food”, il nuovo album di Francesco Paura, è espressione della seconda corrente. Tanti ingredienti ben dosati per un lavoro da gustare con calma.Paura - Che tanto ti si sgama se ti piace il fast food o se sei una buona forchetta. “Slow Food”, il nuovo album di Francesco Paura, è espressione della seconda corrente. Tanti ingredienti ben dosati per un lavoro da gustare con calma.
02/05/2013 di

Rappa come mangi. Che tanto ti si sgama se ti piace il fast food o se sei una buona forchetta. “Slow Food”, il nuovo album di Francesco Paura, è espressione della seconda corrente. Tanti ingredienti ben dosati per un lavoro da gustare con calma.

Qual è la ricetta di “Slow Food”?
Passione, forchette, penne e amore viscerale per la buona musica. Il tutto sempre ben dosato, almeno secondo le mie papille gustative. Magari qualcuno troverà la mia cucina pessima. A me piace così.

Beh, ti confesso che avevo il timore di sentire un album caratterizzato da una presenza troppo marcata di suoni "distorti". Invece devo ammettere che l'equilibrio fra gli ingredienti è perfetto.
Grazie...

So che hai curato anche parte delle produzioni. Da quanto era in cantiere "Slow Food"? Come ci hai lavorato? Qual è la cosa che ti piace di più dell'album?
Ho iniziato un anno e mezzo fa. Ho affidato le produzioni a beatmaker che trovavo vicini al mio gusto e ho prodotto io stesso alcune strumentali insieme ad i miei amici Daniele Franzese, Reka Kawashima e Pijei Gionson. Di solito è la musica a dettarmi le parole. E ho cercato di trovare argomentazioni diverse che rispecchiassero la mia vita e le mie passioni. Ridurre la dose di egotrip, di cui noi rappers solitamente abusiamo, e portare a far coincidere la persone ed il musicista. Ho cercato una mia formula, ma sto ancora lavorando per trovarla. Dell’album mi piace molto il fatto che nonostante sia vario, risulta anche in un certo senso omogeneo, caratterizzato da un unico filo conduttore. Ma sono solo mie impressioni, non vorrei sembrare immodesto. Sta al pubblico giudicarlo.

Ecco. Ultimamente ti si sente parlare molto – quando fai riferimento a te stesso – di umiltà. E alla fine tutta questa modestia autocelebrata rischia di sembrare innaturale. Ostentare continuamente qualcosa equivale a menarsela, non trovi?
Vero! Ma tu hai mai conosciuto un rapper che non se la mena per nulla? Non esiste. Ognuno ha un proprio modo personale per menarsela. Ma credo sia meglio vantarsi di essere diventato una persona umile e alla mano piuttosto che vantarsi di farsi la migliore bamba, le migliori scopate o di essere una persona poco raccomandabile. Non vengo da una zona facile, tutt’altro. Ma non sono uno che fa brutto. O almeno non quando non è proprio necessario. Sono una persona normale e come tale volo basso. Sto facendo un percorso per migliorarmi, e ogni tanto me lo ricordo da solo.

Io in “Slow Food” ci vedo cinema, calcio, Kavinsky, cucina, la tua donna, l'hip hop, Napoli e la tua gente. Che altro c'è - delle cose a cui tieni - in questo disco?
L’amicizia. La stima dei miei colleghi e delle persone che mi supportano. La ricerca. Il non volersi accontentare. L’inseguire nuovi sogni e nuove sfide.

"Un tempo provavo simpatia per i convinti". Tipo?
Gli sboroni. Quelli che ostentano. Quelli pieni di se che devono per forza apparire vincenti. Gente del tipo “Il mondo è mio”. Non bisogna mai dimenticare che Dr. Zero veniva sempre sconfitto da Fantaman, e che Scarface ha fatto una brutta fine.

"Sicuramente io ho fatto tanti errori". Tipo?
Fare bel bene o del male a chi non lo meritava. I classici errori che si fanno crescendo. Quelli che tutti noi, col senno di poi, vorremmo non aver commesso. Artisticamente poi ho dimostrato molta poca eleganza in passato: ero superbo alla potenza massima. Tutti noi cerchiamo di correggere il tiro quando capiamo dove abbiamo fatto male.

"Stai ascoltando l'old shool, sta parlando l'old school". E che ha da dire alla new?
Prendete la forza di chi è venuto prima di voi e fatela crescere. Continuate a coltivare dove noi abbiamo seminato. Scindere la vecchia scuola dalla nuova è un errore che non dovrebbe essere commesso da nessuna delle due parti. Portiamo avanti questa cosa assieme con continuità. I nemici non stanno all’interno della nostra cultura. Se ce ne sono, dobbiamo ricercarli all’esterno.

Secondo te oggi ha ancora senso parlare di "cultura"? Fa molto old school, appunto. Chi secondo te, fra le nuove leve, porta avanti questa mentalità?
Don Diegoh, per esempio. Anche se non è tra le leve “nuovissime”. Ma sono tanti, lui è solo il primo che mi è venuto in mente. C’è molta gente che sa da dove viene questa cosa, e lo sa per davvero. Forti del passato di questa cultura ma non bigotti nei confronti del nuovo. Purtroppo tanti di loro sono anche poco noti, e tanti rapper che io giudico imbarazzanti, invece, fanno grandi numeri perché hanno un bel faccino, piacciono alle adolescenti e scrivono brani e rime scontatissime.

Nel tuo album, praticamente tutti gli Mc ospiti provengono dal Sud. Scelta o casualità?
Non è una scelta. Mi è successo. Io sono meridionale e mi capita di interagire maggiormente con gli artisti del sud. In futuro mi piacerebbe, per esempio, collaborare con EGreen e Primo dei Cor Veleno. Già mi hanno dimostrato il loro supporto e la loro disponibilità, quindi presto mi attiverò per concretizzare una collaborazione.

L'aggiunta del nome “Francesco” davanti a “Paura”, le distanze prese da certi stereotipi, una maggiore complessità negli argomenti. Si può parlare di “maturità artistica”?
Se qualcuno ne parla, la cosa mi lusinga. Ho scelto di mettere il mio nome anagrafico prima dello street name perché Francesco e Paura oramai coincidono. La musica che faccio non è qualcosa di estraneo rispetto al mio essere. E poi in questo modo il nome suona cantautorale, tipo nome e cognome. E mi va benissimo.

Sulla tua pagina Facebook appaiono quasi più foto di ricette che pezzi musicali. Qual è quella che ti è uscita meglio?
La ricetta migliore devo ancora cucinarla. Quando mi viene vi invito a cena da me.
 

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