Ascolta la traccia originale di Dj Khalab per la sfilata di Vìen Intervista

Elena Nitti e Vincenzo Palazzo - Elena Nitti e Vincenzo Palazzo -
21/06/2018 di

Milano città della finanza, Milano città dell'industria, Milano città della musica, Milano città della moda. Eiensistono luoghi e momenti in cui la sinergia di questa città riesce a mescolare tutto e tutti, dove anche mondi diversi riescono a prendere e dare tra di loro in uno scambio reciproco e continuo. Capita così che anche Rockit.it, tra un concerto e un altro, si trovi seduto ad una sfilata della Fashion Week, come è successo con Vìen.

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Casa di moda pugliese che ha fatto parlare di sé nell'ultimo periodo, Vìen ci ha invitato alla sua ultima sfilata dove DJ Khalab ha suonato un suo pezzo inedito composto per l'occasione, e abbiamo scambiato due chiacchiere con il fondatore Vincenzo Palazzo. La sua ultima collezione nasce da una visione personale dell'"Afro Futurismo", ispirata da parti opposte ma con le stesse radici. Una è tutta la cultura dei block party di fine anni 70/80 in America, l’inizio della cultura hip-hop. L’altra parte è quella dell’Africa, delle tribù e dei Masai, ma soprattutto dell’urban, il riciclo, i capi che arrivano in Africa e il modo in cui vengono mixati.

 

"Penso che Vìen sia un marchio molto punk" ha continuato Palazzo. "Se vedi i Masai e le tribù africane puoi trovare quella stessa radice, non c’è nulla più punk di loro. Da lì mi è venuta l’idea di contaminare Vìen con l’Africa. Inoltre conosco da una vita Raffaele (Dj Khalab, ndr), che è il più grande esponente sull’afro bit nuovo, più afro-futurista di lui non ce n’è. Ed era una cosa interessante portare in passerella la sua musica perché è il connubio perfetto della modern classic, quindi una radice che fa riferimento agli anni 80 però nel 2018."

Quando ci ha raggiunto lo stesso Dj Khalab ci ha spiegato la stessa idea dietro la collezione. "Per afro-futurismo si intende una corrente filosofica, artistica, culturale, che parte agli anni inizi degli anni 30 con una serie di artisti e pensatori africani che hanno iniziato a ragionare su un’ipotesi credibile che è quella della rivalsa della cultura africana tramite la propria creatività, non solo della cultura ma della società africana in generale. Quindi un futuro estremamente dipendente dalla diaspora culturale-musicale africana. Khaleb nasce proprio così, nella mia testa, come un alieno che arriva dal futuro, da uno spazio remoto, che torna per raccontare ai terrestri del 2000 quella che sarà la musica del futuro, cioè una musica fatta innanzitutto di sintesi perché il futuro è sempre dato da quanto noi riusciamo a sintetizzare i linguaggi precedenti. In questo negli ultimi 50 anni ci è venuta incontro l’elettronica che non è un genere musicale, ma un mezzo che ci ha aiutato a sintetizzare tutti i linguaggi musicali esistenti fino ad oggi. Dall’altra parte c’è l’estremo contrario, cioè la tradizione che è quella tribale e ritmica alla quale noi tutti ascoltatori di musica oggi facciamo riferimento. C’è la cultura classica da una parte, e dall’altra c’è la nostra cultura che è molto laica e anche molto ritmica e fa riferimento alla nascita ancestrale del ritmo che come l’essere umano arriva dall’Africa."

La tagline dell'evento è stata ‘Round the Outside’, nella nostra testa questo richiamava da subito il nome di McLaren. "Certo, il connubio perfetto tra l’Africa e il punk, è un visionario assurdo se ci pensi. Dopo aver portato a tutti il punk come lo conosciamo oggi, ispirandosi a Richard Hell e a tutta alla scena newyorkese, poi ci aveva visto di nuovo lungo e aveva già capito alla fine degli anni 70’ che il futuro sarebbe stato l’hip-hop, quindi un altro tipo di codice. Perciò ho pensato che fosse l’anello perfetto che poteva unire la vecchia collezione, che era totalmente punk, con questa nuova."

Vincenzo Palazzo ha una lunga esperienza anche come organizzatore di concerti (tra poco ci sarà una nuova edizione del suo festival pugliese, Sparks), la nostra curiosità cade sull'attesa di una sfilata che, da parte del direttore creativo e fondatore, pensiamo possa essere simile all'attesa di un concerto, del debutto di un album, di un anniversario. "Sì! Mentalmente è la stessa cosa solo che poi non ha l’ansia del festival, è un altro tipo di ansia. In una sfilata è come se un musicista lavorasse un anno intero a un disco e poi avesse 15 minuti per vederlo. Se ci pensi è così."

Tag: moda intervista

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