Come ho vinto lo Zecchino d'Oro Intervista

Ha scritto quasi per gioco un pezzo per lo Zecchino d'Oro e si è ritrovata a vincere il festival che tutti abbiamo visto almeno una volta. Intervista ad Arianna Giorgia BonazziHa scritto quasi per gioco un pezzo per lo Zecchino d'Oro e si è ritrovata a vincere il festival che tutti abbiamo visto almeno una volta. Intervista ad Arianna Giorgia Bonazzi
28/04/2014 di

Ha scritto quasi per gioco un pezzo per lo Zecchino d'Oro e si è ritrovata a vincere il festival che tutti abbiamo visto almeno una volta. Intervista ad Arianna Giorgia Bonazzi.

 

Da dove è nata l’idea di fare una canzone per bambini e di mandarla allo Zecchino D’Oro?
Ho realizzato un po’ di libri illustrati per bambini e da lì ho scoperto di amare particolarmente la scrittura in rima. Avevo un progetto con un editore per realizzare una versione in rima per bambini di un classico tedesco, ma poi il progetto è naufragato. Non è facile usare le rime per i libri per bambini: quelli un po’ più grandi si sentono quasi presi in giro, i più piccoli invece fanno fatica. Mi era rimasta la voglia di fare qualcosa in rima e con il musicista Mariano Calazzo abbiamo provato a fare una canzone: mi sono messa a scrivere e in una decina di minuti è uscita “Quel secchione di Leonardo”, che poi abbiamo mandato allo Zecchino d’Oro per le selezioni.

Come funzionano le selezioni?
Entro il 31 marzo di ogni anno si mandano i pezzi, sia in forma scritta con spartito e testi, sia con un provino audio, registrato solo pianoforte e voce. A cantare deve essere un bambino e noi, in tutta fretta, abbiamo fatto imparare la canzone a mio figlio: il risultato non è stato perfetto, ma a quanto pare è piaciuta molto ai selezionatori anche per questo motivo. I brani vengono letti e ascoltati senza che i selezionatori sappiano i nomi degli autori, che sono sempre in una busta a parte. Vista la poca esperienza, la nostra canzone era diversa da quelle che presentano ogni anno i veterani, che lo fanno di mestiere, inviano tante canzoni e anche per più anni consecutivi. Parlo anche di canzoni come “Le tagliatelle di Nonna Pina”, che ha ricevuto cinque rifiuti prima di essere accettata e diventare un successo.

Ma i cantanti li scegliete voi?
No, fa tutto il Festival. Da una parte c’è la selezione dei brani presentati dagli autori, dall’altra quella dei cantanti, che devono superare provini provinciali e regionali. Poi arrivano a Bologna per le selezioni finali, che durano una settimana: durante quei giorni i candidati vengono eliminati uno a uno, un po’ come fosse X-Factor. Poi, in base alle loro caratteristiche e capacità, viene affidata loro una canzone.

Immagino la tensione e le pressioni dei genitori.
Un mio amico che fa casting per bambini mi ha raccontato un po’ di esperienze che ha avuto: devo dire che alcune le ho ritrovate anche allo Zecchino d’Oro da parte di certi genitori.

I bambini invece sono tranquilli o sono anche loro sotto pressione?
Quelli più piccoli si divertono, quelli un po’ più grandi iniziano a essere tesi. Noi avevamo due cantanti e Maria Cristina Camarda, la bambina, era da anni che provava a partecipare senza riuscirci, anche perché ha una voce da lirica diversa da quelle classiche dello Zecchino. Lei ha 11 anni e per regolamento questo era l’ultimo anno in cui avrebbe potuto cantare allo Zecchino. Per fortuna la nostra canzone, che vede la presenza di una mamma e di un bambino, era perfetta per il suo stile, ha saputo vestire molto bene il personaggio.

Ma chi vince lo Zecchino d’Oro? Gli autori o i bambini?
Gli autori. Quelli dello Zecchino sono molto chiari su questo e lo dicono anche ai bambini: vince la canzone.

E cosa si vince?
Si vince una medaglia dorata con un diametro di circa 15 centimetri, che è incastonata all’interno di un vetro pesantissimo. Ne danno una per canzone, finora l’ho tenuta io, adesso la terrà un po’ Mariano Calazzo, l’autore della musica. Abbiamo deciso di dividercela così, come se fossimo due genitori divorziati.



Ma si guadagna scrivendo canzoni per bambini?
Se vinci lo Zecchino d’Oro un po’ sì. Una volta le fonti di guadagno erano la compilation e i diritti d’autore, oggi sono rimasti quasi esclusivamente i secondi, che non sono certo stellari. Oltre ai passaggi durante lo Zecchino d’Oro, la canzone nei giorni successivi viene suonata anche in altri programmi televisivi e rientra in uno spettacolo che il Coro dell’Antoniano porta in giro tutto l’anno. Quelle più ritmate, invece, finiscono nella baby dance dell'estate successiva.

Hai scritto altre canzoni dopo “Quel secchione di Leonardo”?
Sì, ne abbiamo scritte altre e le abbiamo inviate per provare a partecipare alla prossima edizione, ma non è andata bene. Da un certo punto di vista l’ideale sarebbe stato non tornare: abbiamo vinto da perfetti novellini, come storia era perfetta, ma alla fine non abbiamo resistito e ci abbiamo provato.

Quindi puoi dirmi cosa ci deve essere e cosa non ci deve essere in una canzone per bambini?
La commissione etica dello Zecchino d’Oro mi ha fatto capire che in una canzone per bambini non ci possono essere tantissime cose. All’inizio volevano farci cambiare il pezzo, perché il piccolo Leonardo da Vinci risponde male a sua mamma e questo per loro non era educativo. Alla fine il testo è rimasto com’era, perché altrimenti avrebbe perso forza, ma su YouTube si trovano tanti commenti di mamme che definiscono diseducativo il pezzo. Su quello che ci deve essere, invece, si sa che vanno fortissimo gli animali e il cibo. Poi ci sono tanti trucchi del mestiere che noi non conoscevamo e non abbiamo utilizzato, fatto che forse ci ha favorito rispetto agli autori veterani che lavorano più di mestiere. Quando ci siamo rimessi a scrivere non volevamo assolutamente fare pezzi paraculi, con gli ingredienti dosati alla perfezione, ma chi li ha ascoltati ha detto che un po’ siamo andati in quella direzione. Abbiamo già perso la purezza (Ride, NdR)

In un’intervista, un autore di libri per bambini diceva che quando si scrive per loro per prima cosa bisogna ricordarsi che sono piccoli, ma che non sono certo degli scemi.
Ah no, certo. Anzi, io tendo piuttosto a sopravvalutarli: il pezzo nuovo l’ha cantato Jacopo Golin - il bambino che cantava anche “Quel secchione di Leonardo” al Festival - ed è talmente complicato che Jacopo mi ha detto che metà delle parole non le ha capite, abbiamo dovuto spiegargliele.

L’ultima domanda non può che essere stupida: ma da vicino i bambini del coro che muovono in modo assurdo la bocca non fanno impressione?
È quello che mi chiedono tutti. Sì, è strano, ma credo sia per una discorso simile a quello per cui i ballerini o gli atleti del nuoto sincronizzato devono sempre sorridere. Comunque quando mi sono fatta la foto in mezzo a loro ero contentissima e va bene così.



 

Tag: bambini zecchino d'oro

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