Come produrre un album con Musicraiser: i Violacida ci raccontano il nuovo lavoro Intervista

violacidaviolacida
27/07/2015

Vi avevamo già presentato la nuova piattaforma integrata tra Rockit e Musicraiser: un sistema assolutamente gratuito che permette ai musicisti di ottenere finanziamenti per i loro progetti, e al contempo un supporto e una costante copertura editoriale da parte di Rockit, con in più la possibilità di essere selezionati per suonare al prossimo MI AMI Festival.
Questo mese approfondiamo la campagna crowdfunding per la registrazione del nuovo album dei Violacida, il gruppo di Lucca che già avevamo segnalato nel nostro Spinga Signora Spinga del 2013.


Perché avete deciso di aprire una campagna Musicraiser per finanziare il nuovo disco?
Finite tutte le belle date che il nostro primo disco “Storie Mancate” ci ha permesso di fare, ci siamo trovati, nell'autunno dello scorso anno, a cercare di capire come avremmo potuto finanziare la produzione del secondo album. Di tutti i cachet incassati, in tasca non era rimasto praticamente niente, zero, e delle proposte ricevute da parte di alcune etichette nessuna ci soddisfaceva realmente.
Nonostante ciò abbiamo ugualmente deciso di intraprendere, ancora una volta, la strada dell'autoproduzione, per decidere noi stessi dove andare a registrare e potere attendere poi nuove proposte di collaborazione. In quel momento una cosa sola è divenuta chiara e lampante: per quanto fossimo disposti a metterci del nostro, avevamo bisogno di un supporto economico. Tutto qui, pensare ad una campagna raccolta fondi tramite il meccanismo del crowdfunding è stata la cosa più facile e ovvia, visto che negli ultimi anni ciò è diventato una pratica piuttosto comune.

Puoi anticiparci qualcosa sul nuovo disco?
Questo disco parte da dove ci eravamo fermati, dal precedente “Storie mancate”, e si trasforma: sia a livello sonoro che testuale. Molte canzoni parlano dell'idea del viaggo e, più in generale, della fuga. Il tutto, però, è raccontato dal punto di vista di chi resta ancorato alla città o al luogo dove vive. C'è un approccio realistico ma ci sono anche piccoli momenti surreali, di fantasia, di sogni, dell'immaginarsi altrove. Rimane quel senso di incompiutezza già presente nel disco prima ma viene affrontato da un punto di vista più maturo, di chi sta vivendo il passaggio dai 20 ai 30 anni e scopre di avere un tipo consapevolezza diversa. Quando sei adolescente non ti godi davvero le cose, le segui in maniera distratta. Ora, a 27 anni, mi pare di avere un approccio differente. Poi magari tra dieci anni scopro che ho sbagliato tutto, ma per ora ne siamo molto orgogliosi.

Per quanto riguarda i suoni invece?
C'è stato un cambiamento abbastanza sostanziale. Come dice il nostro produttore: “è dolce e pesante allo stesso tempo”. Non abbiamo abbandonato la forma canzone ma abbiamo introdotto suoni più distorti, sporchi di fuzz. È molto più aggressivo.

Tornando al crowdfunding, qual è stata la cosa più difficile da ideare e produrre per far partire la campagna su Musicraiser?
Iniziare è stato molto semplice, anche perché in giro se ne sente parlare spesso. Si finisce per conoscere il meccanismo prima di essercisi approcciato. Registrare il video di presentazione però è stato davvero difficile. Davvero, per noi è stata un'impresa. Non so nemmeno bene spiegare il perché ma non riuscivamo proprio a farlo, tant'è che quello che poi abbiamo deciso di pubblicare non è altro che una raccolta di errori di Antonio mentre cerca di spiegare la nostra campagna su Musicraiser. Potevamo fare di meglio, lo ammettiamo...

Come avete cercato di pubblicizzare il vostro crowdfunding?
Più che altro abbiamo utilizzato la pagina Facebook in maniera abbastanza trasversale e il datato – ma sempre valido – metodo del passaparola. Una bella spinta ci è stata data anche dal portale stesso di Musicraiser, con passaggi in radio e non solo.

Che risposta avete avuto dal pubblico, finora?
Credo che la risposta avuta dal pubblico non sia stata né inferiore né superiore alle aspettative. Certo, alcuni nostri amici storici avrebbero potuto sforzarsi di più ma sono anche quelli stessi che nella vita non ti offriranno mai una birra. Siamo stati invece felici di come persone a noi lontane, che non conosciamo personalmente, si siano interessate a noi partecipando al progetto. Ci ha fatto veramente piacere: è come la prova che stiamo lavorando bene, che il primo disco è arrivato dove doveva arrivare.

Tra i reward c'è anche un invito a cena a casa vostra per quattro persone, ma sapete cucinare?
Chi più, chi meno. Ma non possiamo sottrarci, perché più di una persona le ha richieste. C'è da dire che la maggior parte di noi non vive più dai genitori da parecchi anni, e qualcosina l'abbiamo imparato. Cucineremo qualcosa di semplice: prosciutto toscano e una bottiglia di Chianti o fagioli all'uccelletto con la salsiccia.


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Tag: musicraiser

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