Esperanza - Visioni musicali Intervista

Le foto sono di Claudia ZallaLe foto sono di Claudia Zalla
30/01/2012 di

Esperanza sono Matteo Lavagna (Disco Drive), Carlo Alberto Dall'Amico (Cécile) e Sergio Maggioni (ex Hot Gossip). Hanno fatto un disco bellissimo sulla tedesca Gomma Records, un disco che, dal punto di vista strettamente musicale, non si identifica con nulla di quello che esce in questo periodo dal nostro Paese. Noi abbiamo raggiunto Matteo e Sergio su Skype per parlare con loro di tante cose: potete leggere una buona percentuale di queste qui sotto.

Ciao ragazzi, come state?
Bene, stiamo lavorando al live del nostro album e siamo piuttosto concentrati su questo. E desiderosi di dargli una veste adeguata.

Dai, allora vi propongo un percorso diverso dal solito: parliamo prima del live e arriviamo poi a ragionare del disco…
Abbiamo già fatto un paio di date a Milano e Bologna, accompagnati da Sergio Carnevale dei Bluvertigo alla batteria: in quei contesti abbiamo suonato il disco per intero esattamente nel modo in cui lo avevamo composto: infatti il palco era pieno zeppo di strumenti di tutti i tipi… Se vuoi una sorta di primo ma importante passo per dire al mondo che ci siamo e che cosa facciamo. Ora stiamo ragionando su qualcosa di diverso, che unisca realmente le due anime di Esperanza.

Di quali due anime parliamo?
Secondo noi Esperenza non è una band in senso tradizionale, ma l'unione di tre individui che sono ad un tempo musicisti e producer e quindi vogliamo portare queste due componenti fondamentali (musica suonata e musica prodotta) nel nostro live.

In che modo?
Mantenendo l'atmosfera dell'album ma cercando di dargli una struttura più simile ad un dj set: con la medesima attenzione al pubblico (che dovrebbe essere sempre il riferimento di qualsiasi musicista), con la medesima capacità di adattamento ai contesti più diversi. Vorremmo essere in grado di poter suonare un'unica session dove i brani entrano uno nell'altro senza soluzione di continuità, e vorremmo poter suonare in un museo come in un club conservando l'impronta ma cambiando forma secondo le necessità. Una bella sfida che ci sta occupando parecchio tempo in termini di elaborazione mentale ed applicazione pratica.

Avete qualche modello di riferimento su cui sentite di dovervi basare?
Fulminante da questo punto di vista il live di "Caribou Vibration Ensemble" di Caribou. Le tracce del disco di Daniel Snaith rilette da un altro punto di vista, quello appunto del concerto dal vivo con un incredibile numero di musicisti. Davvero arricchente.

Mi viene in mente anche quello che fanno Soulwax dal vivo: jam tiratissima, continuo interplay tra musicisti...
Loro in questo senso sono stati decisamente i precursori. Li abbiamo visti più volte a Milano e fin dalla prima occasione ci siamo detti: “Era così semplice da pensare, perché non ci è venuto in mente prima?”

Passiamo invece alla nascita di Esperanza: come vi siete conosciuti e com'è nato il vostro disco?
La nostra avventura è prima di tutto umana, perché ci conosciamo ormai da un po' di tempo grazie alle nostre frequentazioni nel mondo della musica. Da questo al trovarsi ad improvvisare dei brani insieme il passo è stato piuttosto breve, tanto che inizialmente non avevamo in mente di scrivere un disco, né tantomeno pensavamo ad un'etichetta. Poi è successo che Munk (Mathias Modica, fondatore di Gomma Records. NdR) ha sentito un paio di accidentate registrazioni e ci ha convinti ad arrivare ad un punto fermo.

E quindi vi siete chiusi in studio per dare la luce a questa – se pensiamo al catalogo Gomma – strana creatura...
Certo quando si pensa a Gomma viene subito alla mente all'italo disco di cui sono alfieri. Però crediamo di essere più vicini a loro, come attitudine, di quanto possa sembrare. Ed è altrettanto vero che la metafora del parto è calzante, perché il lavoro è stato tanto e per un semplice motivo: dovevamo cercare di dare forma e senso a tante cose rimaste fino a quel momento in uno stato embrionale. Ricomporre, smussare e registrare mantenendo intatta l'atmosfera creatasi tra noi in tante e tante jam. Ogni brano infatti è una storia a sé, un mondo di aneddoti...

Allora vi chiedo di raccontarcene giusto uno!
Facciamo due! Il primo riguarda “Sirena”, che dava il nome anche al nostro primo Ep. La voce di Alessio Natalizia (Banjo or Freakout, NdR) era stata registrata inizialmente con il microfono del nostro Mac. Ci piaceva così però in prima battuta sentivamo di doverla re-incidere in studio. Ci abbiamo provato, ma non era la stessa cosa, non funzionava. Perciò abbiamo deciso di tenerla così com'era, e come si può sentire effettivamente su disco.
La seconda invece riguarda “Ink”: l'abbiamo registrata per metà con Garage Band, che non è certo annoverato tra i migliori software per la produzione in studio…

Questo mi fa pensare a tutti quegli assilli sugli strumenti utilizzati per la programmazione e per la registrazione di un brano, indipendentemente dal genere musicale praticato.
Ci sono tante paranoie di questo tipo che alle volte rallentano o alla peggio bloccano il processo creativo. Cose che capitano a tutti coloro che si ritrovano faccia a faccia con la moltitudine di possibilità che oggi il mercato hardware e software può offrire. Secondo noi resta un fatto: se possiedi una vera visione musicale e la determinazione nel volerla rendere concreta, tangibile, riuscirai ad andare oltre al mezzo utilizzato. Pensiamo a Burial e a cosa ha saputo realizzare e poi pensiamo al modo in cui ciò è stato prodotto: è evidente che il fine ha superato di gran lunga il mezzo, generando quel capolavoro che è “Untrue”. (Burial ha dichiarato di produrre quasi tutta la sua musica su SoundForge, un editor musicale piuttosto basico secondo l'ambiente dei producer elettronici, NdR)

Qual è allora l'idea che cerca di perseguire Esperanza?
Esperanza parte da un immaginario, da un nome e dal desiderio di concretizzare musicalmente queste due cose. Esperanza è la visione, se vuoi ingenuamente romantica, di tre persone che si incontrano per poter evadere da un mondo fatti di steccati, nella speranza di approdare ad un mondo dove la musica è una sola: quella fatta con la spontaneità di chi sente un sincero e profondo desiderio di comunicare attraverso di essa.

C'è qualche nome che vi sentireste di fare per chiarire che quale sia il vostro orizzonte musicale?
Da appassionati di musica, prima ancora che musicisti, siamo grandi divoratori di dischi altrui. Questi ascolti si riverberano poi nella nostra scrittura senza che noi, alle volte, ce ne rendiamo nemmeno conto, perché si tratta di riferimenti fatti con il cuore, non con l'enciclopedia in mano Facciamo due nomi: Portishead dal vivo, per la loro attitudine nei confronti della musica, e Can per la loro attitudine nei confronti della sala di registrazione.

Metterete ancora le vostre mani sulla musica altrui, come avete già fatto per Banjo or Freakout?
Abbiamo passato davvero molto tempo ragionando sul nostro percorso ed ora in effetti cominciamo a sentire l'esigenza di confrontarci con le idee di altri. Questi futuri incontri non saranno immediati perché stiamo ancora cementando la nostra visione musicale, ma abbiamo già un remix pronto per Walls (side project di Alessio Natalizia insieme a Sam Willis di Allez-Allez, NdR) di cui siamo soddisfatti. Fra pochi giorni al Locomotiv di Bologna divideremo il palco con loro e lo suoneremo insieme... Per non perdere l'idea di jam che ha portato Esperanza sino a qui!

Commenti (2)

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  • dEbE 30/01/2012 ore 17:57 @dEbE

    Bravi bravi bravi e bella bella bella l'intervista. Bella bro'

  • Faustiko Murizzi 31/01/2012 ore 09:45 @faustiko

    "Secondo noi resta un fatto: se possiedi una vera visione musicale e la determinazione nel volerla rendere concreta, tangibile, riuscirai ad andare oltre al mezzo utilizzato." Mitici!

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