La vita è un grande aperitivo: il nostro tour dei bar di Napoli con Aldolà Chivalà

Dopo 17 anni nell'underground campano, negli ultimi mesi il duo sta ottenendo sempre più attenzioni grazie ai loro frastornanti monologhi su basi disco funk. Prima dell'uscita del loro nuovo album, "Aldo livello", ci siamo fatti accompagnare da loro nei locali che li hanno resi culto

Aldo Laurenza e Mauro Romano, aka Aldolà Chivalà
Aldo Laurenza e Mauro Romano, aka Aldolà Chivalà
13/10/2026 - 10:31 Scritto da Vittorio Comand

Via Bellini è una strada abbastanza stretta e ripida dietro a piazza Dante, nel pieno centro di Napoli. Sono le sei di un venerdì pomeriggio e non c'è chissà che giro di persone sul marciapiede in cui mi trovo. Il grosso è riverso nella piazza e nei baretti circostanti, mentre il casino del traffico nell'ora di punta è abbastanza assordante. Siamo d'altronde alla fine della settimana lavorativa in una città che, nonostante il maltempo che ha caratterizzato la mattinata, pullula di gente. Gente che, come ho ben imparato dalle persone che sto aspettando, ha un appuntamento irrinunciabile a questo punto della giornata: l'aperitivo.

Mi trovo qua per un contest che facciamo da qualche tempo, Palchibelli, che ogni anno ha sempre Napoli tra le sue tappe fisse. E se solo fossi stato più attento in passato, ne avrei approfittato di certo prima per chiedere udienza ad Aldolà Chivalà, l'atipico duo formato dal producer Mauro Romano e dal performer Aldo Laurenza che di qui a poco mi si parerà di fronte. D'altronde esistono dal 2009 e in città sono ben noti nel circuito dei live underground. Io evidentemente non c'ero, e se c'ero colpevolmente dormivo, al punto di essermi perso qualcosa che trovo sinceramente irresistibile: soliloqui spoken word lisergici, perlopiù improvvisati (anche se Discopatia nasce dalla vera lettura di una diagnosi ricevuta da Aldo, come mi diranno poi), che si snodano su delle godibilissime strumentali disco funk. Un po' come se un Marcello Marchesi - riferimento un po' troppo novecentesco, lo so, ma se avete letto il suo Maloppo qua vi troverete alla grande - in acido declamasse i suoi vaneggiamenti su delle strumentali uscite da Napoli segreta.

 
 
 
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Ne ho sentito parlare per la prima volta lo scorso anno, dopo che un mio amico me li ha girati su WhatsApp scrivendo solo "ascoltali". Più o meno nello stesso periodo il diretur di Rockit, Dario, se li trovava per un concerto simil privato nella provincia pugliese. Poi a maggio è arrivato MI AMI, dove una fiumana di gente si è trovata sotto il loro palco. Tra questi c'era anche Stefano De Martino, che sarebbe bello facesse una pazzia chiamandoli come ospiti.

Insomma, sempre più persone si stanno accorgendo di quanto spacchi sto progetto. Tempismo perfetto per il loro prossimo album, Aldo livello, in uscita il 23 ottobre, del videoclip di Discopatia venerdì prossimo e della serie di concerti in programma il prossimo autunno nei live club di tutta Italia. Noi però oggi siamo qui per partire dall'inizio, ripercorrere le tappe di questo improbabile percorso proprio dal punto di partenza. Che si trova proprio alle mie spalle quando vedo arrivare una macchina grigia scendere per via Bellini. Alla guida c'è Aldo, con indosso una maglia del Gabibbo - opera del brand Innioranza -con scritto a caratteri cubitali "NO AL NO ALLA DROGA", Mauro è sul posto del passeggero al telefono. Non c'è posto, quindi mollano un attimo la macchina davanti al passo carraio più vicino. E ora si comincia. 

Prima tappa: Bourbon Street, via Bellini 52/53

Il Bourbon Street è uno storico locale di musica jazz. È anche il posto in cui Mauro e Aldo - che da 35 anni fa il corriere - si sono incontrati per la prima volta, nel lontano 2009. Per capirci, Spotify non esisteva ancora, Obama aveva appena iniziato il suo primo mandato e in Italia non si era ancora mai sentito parlare di bunga bunga. All'interno del locale, dove si sono esibiti grandi nomi del jazz italiano e internazionale, succedeva che a fine esibizioni, sul tardi, partissero delle jam session. E succedeva anche che Aldo, a suo dire dopo un numero imprecisato di Slalom - "una birra che ti droga proprio, la dovrebbero vendere nella carta argentata", scherza raccontando l'aneddoto -, salisse sul palco per fare la sua cosa, una forma primordiale di slam poetry.

Aldolà Chivalà con lo sguardo verso l'avvenire
Aldolà Chivalà con lo sguardo verso l'avvenire

A questo punto entra in gioco Mauro, imbeccato dal dj Giuseppe Tuccillo, che come un diavoletto sulla spalla gli suggerisce di entrare in contatto con questo bizzarro avventore dalla parlantina sciolta. "Eravamo qui fuori a discutere di musica e a bere grappa pagata da lui, voleva farmi ubriacare per rompermi il cazzo", ricorda Aldo. "Una notte andai a dormire a casa sua", aggiunge invece Mauro. "Il giorno dopo decidemmo di partire per la Puglia". È in questo viaggio che i due iniziano a buttare giù le prime cose, al punto che al rientro incidono già le prime cose. Così nasce Aldolà Chivalà e il primo disco firmato dal duo, Discontinuo.

Purtroppo, il bar è ancora chiuso quando siamo lì, quindi non possiamo visitare l'interno. Ci sarebbe piaciuto avere anche un contributo dei gestori del locale, ma quando gli abbiamo telefonato ci hanno sbattuto il telefono in faccia.

Seconda tappa: Punk Tank Café, piazza Dante, 40

Dal Bourbon Street al Punk Tank, prossima tappa del nostro giro, si potrebbe andare tranquillamente a piedi. Dico si potrebbe, se non avessimo la macchina ancora abbandonata davanti al passo carraio. E così eccomi a bordo della Aldomobile, per accompagnare i nostri in cerca di un posteggio che salta fuori subito, proprio di fronte a piazza Dante (nonostante "'sto motorino emmerd" che complica la manovra di parcheggio).

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"Il Punk Tank è il locale dove ci siamo esibiti più volte in assoluto", sentenzia Mauro dopo che ci sediamo a un tavolino all'esterno del locale e aspettiamo il nostro giro di birre (il primo di una lunga serie). Qui sono soliti suonare - in serate "molto deliranti", come afferma Aldo - a tutte le feste comandate: Natale, Pasqua, il compleanno del locale e... Aldoween. Un luogo alla "David Lynch", come dicono ridendo a proposito del pavimento a scacchi che accoglie gli avventori davanti al bancone. Purtroppo al piano superiore, dove ci sarebbe la sala per i live, non si può accedere per lavori di ristrutturazione. 

"Non ci suoneremo mai più, l'altra sera c'era uno qua che voleva menarmi", dice ridacchiando Mauro. "Secondo me faceva bene...", aggiunge Aldo, mentre discute con un cameriere un po' imbranato al suo primo giorno di lavoro riguardo all'offerta di birre a disposizione nel bar. Poco lontano da noi c'è un manipolo di militari. Gli Aldolà sostengono che siano lì dalla sera dopo un loro concerto al Perditempo, che all'epoca era sempre lì in piazza, mentre ora si trova nella sua sede storica. Ed è lì che, finite le nostre birre, ci dirigiamo.

Terza tappa: Perditempo, via S. Pietro a Maiella, 8

All'ingresso del Perditempo veniamo - anzi, vengono - accolti come degli eroi dal gestore, Alfonso Gargano, forse perché di fatto Aldo e Mauro da queste parti lo sono abbastanza. Con Alfonso faccio in tempo a scambiarci due chiacchiere, dove mi racconta che il suo incontro con Aldo nasce da un libro che questi gli aveva proposto - il Perditempo è anche libreria e casa editrice - e che non è ancora stato pubblicato.

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Quando cerco di capirne di più, però, la conversazione viene inavvertitamente dirottata da Aldo, che manomette la conversazione parlando di una mostra che stanno facendo in zona. Ad averci a che fare si capisce bene come i suoi brani nascano: nella sua testa si accende un pensiero e lui si mette immediatamente a inseguirlo, è un vulcano di parole che erutta in continuazione. Come per esempio quando il suo sguardo cade su un libro di Nero edizioni che ha per sottotitolo Come la ketamina ha inventato il futuro: è così che si mette a raccontarci di un meraviglioso aneddoto legato all'argomento, che però, come scrisse il matematico Fermat a proposito del suo famigerato ultimo teorema, non può essere contenuto nel margine troppo stretto della pagina.

Qui è dove troviamo più personaggi dell'Aldoverso: incrociamo qualche fan, amici, pure il cugino di Mauro, tutti che si fermano a salutare affettuosamente il duo. Coerentemente Aldo si siede alla porta, un po' come un santone che benedice i pellegrini che lo vanno a trovare. Sarebbe bello fermarsi anche di più, eppur bisogna andar. Avanti, verso il Mamamu.

Ultima tappa: Mamamu Bar, via Sedile di Porto, 46

Ultimo giro, ma per arrivarci dobbiamo salire per forza in macchina. Prima di mettere in moto, Aldo mette su un disco della cantante portoghese Bévinda. Questa non ve l'aspettavate, vero? "È fado!", rimarca Aldo alle lamentele di Mauro, che bolla quello che stiamo ascoltando come musica da vecchi ("Ma fado-me il piacere"). La dinamica è un po' quella, per stessa ammissione dei due, da Sandra e Raimondo: una vecchia coppia che passa il tempo a borbottare, a punzecchiarsi, a prendersi in giro - in maniera spesso non politicamente corretta - come due ragazzini. Cosa che d'altronde un po' sono, se non altro nell'energia che hanno nel portarmi attraverso i locali che li hanno formati artisticamente. Alcuni, almeno, senza contare quelli in cui non riusciamo a passare per il poco tempo a disposizione e quelli che negli anni hanno chiuso, stretti in una morsa tra Covid e overtourism.

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Arriviamo così al Mamamu, che ha da poco festeggiato i trent'anni di apertura, mentre ancora non c'è nessuno se non i gestori del locale. Uno è Ciro Matarese, mentre l'altro è Renato Minale, quest'ultimo batterista dei 24 Grana. "Sono una realtà di questa città e si meritano tutto quello che gli sta arrivando", commenta Renato, nel più classico dei real recognize real. "Ci hanno messo un po' di tempo per uscire", aggiunge beffardo, per poi rivolgersi ad Aldo: "Tu ti stai facendo vecchio!". Aldo dal canto suo è imperturbabile: "Proprio oggi sto una bellezza". Peccato che quando il commento gliel'aveva fatto poco prima Mauro, la reazione era stata un meno paccato "'a fess' 'e soreta!".

Anche al Mamamu stiamo giusto il tempo di una birra, in cui mi raccontano tra le altre cose uno dei side project del duo: Aldino e Romano, ossia la loro formula di dj set B2B. Mentre siamo lì, a chiacchierare, all'orizzonte si palesa Francesco Coraggio, uno che a Napoli tutti i musicisti conoscono perché si vede a ogni concerto in zona (e non è manco troppo un'iperbole) e che passa di qui proprio per il live di serata del Mamamu. Anche lui è da sempre un supporter di Aldolà, tanto che ha già in programma di andarli a beccare fuori da Napoli in una qualche data fuori dall'Italia. Insomma, è chiaro: lo sguardo di Aldolà è rivolto a un futuro che si immagina radioso, come quello dei cosmonauti sovietici nei poster dell'URSS ai tempi della guerra fredda. Alle stelle. Per Aldolà ad astra.

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L'articolo La vita è un grande aperitivo: il nostro tour dei bar di Napoli con Aldolà Chivalà di Vittorio Comand è apparso su Rockit.it il 2026-10-13 10:31:00

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