C’è un detto che suona più vero di altri quando si parla di certi artisti: "puoi anche lasciare la tua città, ma la tua città non lascerà mai te". Weiners, nom de plume dietro cui si cela il musicista campano Fabio Gallozzi, ne è la dimostrazione vivente. Perché la sua amatissima Napoli non è solo un punto sulla mappa, ma un modo di stare al mondo, un ritmo interno che continua a battere anche quando la vita ti porta altrove.
Napoli è un meeting pot naturale di profumi, lingue, suoni e contraddizioni. Una miscela esplosiva che sta tutta lì, incastrata tra le note e le scelte di Gallozzi, nonostante oggi viva tra la nebbia, i locali e la fretta di Milano. Bassista, autore, compositore e "qualcosa di più difficile da spiegare", Weiners porta con sé un’identità che non si addomestica. "Il mio sangue resta quello di Napoli: caldo, impulsivo, pieno di ritmo. È la mia firma invisibile".
La sue radici affondano infatti a Pomigliano d’Arco, dove tutto è cominciato insieme "a un gruppo di ragazzi che non sapevano ancora quanto la musica potesse accendere o distruggere una vita". Da lì, il salto sui palchi veri con i punto.Com, i festival, le luci addosso e quella rivelazione che arriva sempre troppo presto o troppo tardi. "È lì che ho capito che la musica non era un hobby - ci racconta - ma una dipendenza. E io non volevo smettere".
Le prime tracce pubblicate a suo nome sono arrivate come confessioni lasciate online, seguite da collaborazioni intime, voci femminili capaci di completare e spingere il suo suono in nuove direzioni, fino all’approdo nei Niente di Personale, definiti dallo stesso Gallozzi come "un progetto che non è solo una band ma una fiamma che si alimenta ogni giorno, un luogo creativo dove niente è proibito".
Anche le sue canzoni rifiutano qualsiasi etichetta comoda, muovendosi come un organismo vivo e imprevedibile. "La mia musica ha sì radici ben piantate nel pop, ma i suoi rami si allungano ovunque: dall'elettronica al rock, passando anche per la dance. Una serie di contaminazioni che crescono spontanee come desideri notturni. "Mi piace attraversare le culture, assorbirle, mischiarle e restituirle trasformate".
È una questione di istinto più che di strategia, di pelle più che di calcolo, e non sorprende che il suo ascolto quotidiano sembri una mappa senza confini. "Se aprissi il mio Spotify - scherza - penseresti che sono in cura. Prog, neomelodico, jazz, gospel, dance, fusion, salsa e chi più ne ha più ne metta. Non c’è logica, non c’è confine".
Con i Niente di Personale questa visione prende una forma ancora più diretta e viscerale, in cui la musica diventa uno spazio di verità totale. "Scriviamo ciò che non riusciamo a dire a voce - ci racconta Weiners - e ogni brano finisce per essere una confessione, a volte dolce, a volte ruvida, ma sempre vera".
Canzoni che nascono dalla pelle e non dalla testa. E dal vivo questa urgenza si trasforma in un’energia fisica, collettiva, impossibile da ignorare perché "sul palco lo senti: l’energia è un’onda, ti prende e non ti chiede permesso". È forse lì che tutto trova davvero senso, soprattutto quando accade quella magia che nessun algoritmo può prevedere, in cui "il pubblico inizia a cantare una melodia nata da un sussurro registrato di notte, sul telefono, mentre fuori tutto dormiva". Un momento che Weiners descrive come la trasformazione di un pensiero in carne, "qualcosa a cui non ti ci abitui mai".
Il futuro, inevitabilmente, è un territorio affollato di idee e deviazioni possibili. "Di progetti, ora come ora, ne ho veramente tanti, forse troppi”, ammette, ma è proprio in questa sovrabbondanza che riconosce il suo modo di vivere, fatto di slanci continui, "perché voglio sperimentare, contaminare, scoprire". L’obiettivo nel breve termine è chiaro: "far esplodere i Niente di Personale e portare quella musica dove merita, davanti a un pubblico grande, affamato e soprattutto vivo". Il resto verrà da sé, perché alcune storie, quando bussano così forte da dentro, prima o poi trovano sempre il modo di uscire.
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L'articolo Weiners: le mille frequenze di Napoli (che prendono pure a Milano) di Luca Barenghi è apparso su Rockit.it il 2026-01-27 22:21:00

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