L'intervista agli organizzatori dell'Ypsigrock Festival, a due settimane dalla nuova edizione Intervista

28/07/2015

Tra due settimane inizierà una nuova edizione di uno dei festival musicali più interessanti d'Italia, l'Ypsigrock. La lineup è come sempre ricchissima, e spazia dai Notwist ai Future Islands, senza dimenticare le novità internazionali più interessanti come le Hinds (che insieme ai The KVB vanno a sostituire Micah P. Hinson e Kate Tempest che hanno appena cancellato alcune date). Ma a parte le band, l'Ypsigrock è un festival musicale che si apprezza anche per l'atmosfera caratteristica e tipicamente italiana, e che ormai attira spettatori da più di un decennio. Abbiamo fatto una chiacchierata con gli organizzatori per farcelo raccontare. 

Partiamo dall'inizio: com'è nato l'Ypsigrock?
Ypsigrock è nato a causa di un’insoddisfazione per la carenza di live di un certo peso in Sicilia. Gli anni novanta erano un periodo fertile per la nuova musica italiana, pensavamo fosse arrivato il momento giusto per partecipare attivamente a quella formidabile rigenerazione di stili.

È stato difficile tirare su un festival in una provincia siciliana?
Col senno di poi, direi non diversamente da altre zone, nel senso che un festival in Italia è ovunque difficile da organizzare, quanti ne vengono annullati oppure incontrano assurde resistenze? Il Radar Festival, l'Indie Rocket Festival sono alcuni esempi di estrema riottosità dello stivale alla musica in forma festival. Anche la Sicilia ha i suoi bravi problemi, anzi è maestra in questo, per non annoiarci mai.

Parliamo di soldi, che spesso rappresentano uno dei problemi principali per i festival italiani: in che percentuale incidono sponsor, sovvenzioni pubbliche e spesa degli spettatori?
Sono dati cangianti nel tempo, si è nati col 100% di finanziamento pubblico ma ultimamente questo dato rappresenta neanche il 10%. Col tempo sono entrati anche sponsor privati, indispensabili per supportare grossi investimenti di spesa.

Credete che l'Ypsigrock sia un caso irripetibile, un'isola felice, oppure pensate che eventi come il vostro siano replicabili al Sud?
Il più recente sud non è affatto avaro di festival, e alcuni storici come il Pollino meritano tanto sostegno. Noi abbiamo aperto una strada per cui oggi è sicuramente più agevole avventurarsi in questa esperienza anche al sud, ricchissimo di posti seducenti per il turista.

A proposito di turisti. Quanto è importante il contesto, il paese in cui si svolge il festival?
Ypsigrock senza Castelbuono sarebbe come Einstein senza baffi.

C'è stato un momento preciso in cui avete capito di avercela fatta, che il festival era partito e che aveva preso la strada giusta?
All’inizio pronunciando Ypsigrock a qualche sconosciuto vedevamo chiaramente la sua smorfia di dolore. Quando col tempo, questa smorfia si è trasformata in un sorriso allora abbiamo pensato ai miracoli avverati.

Al contrario, c'è stato un momento in cui avete pensato che non valesse la pena continuare?
Sì, dopo i due minuti due del concerto di Mr. T-Bone and His Jamaican Liberation Orchestra, il concerto fu interrotto dalla pioggia e non riprese più. Fu l’unica edizione di un solo giorno a settembre, tempi durissimi per il Festival.

Qual è il gruppo che inseguite dall'inizio, ma che non siete ancora riusciti a far suonare sul vostro palco?
Credo che non abbiamo chiodi fissi, però di certo non abbiamo vissuto bene lo scioglimento dei Sonic Youth.

Qual è stata finora l'edizione che vi ha dato più soddisfazioni?
Sono sempre la prima e l’ultima per ragioni fortemente emotive, ma in mezzo ci stanno tutte le edizioni con troppi sentimenti e ricordi particolari per potere scegliere senza tentennamenti.

Come vedete il festival tra 5 anni?
Abbiamo tanti progetti in cantiere per rendere Ypsigrock davvero unico, al mondo ci sono festival formidabili e imbattibili, noi aggiungeremo altro per farne una scelta di cuore.

 

Tag: festival

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