La sorella delle rockstar

Zara Colombo ci ha messo un po’ a prendere sul serio la musica. Troppo ingombranti le figure dei suoi fratelli Salvador e Iñaki, rockstar in Argentina con il gruppo Bandalos Chinos. Ora ce li racconta con una chiamata di famiglia trasformata in intervista

Zara Colombo con i Bandalos Chinos al Santeria di Milano
Zara Colombo con i Bandalos Chinos al Santeria di Milano

Fare musica in famiglia è un bel rischio. Ma per Zara Colombo, duo composto da marito e moglie, ossia Luca Massaro e Zara C. Massaro, la famiglia è qualcosa di inevitabile, nonché centrale nel loro disco d'esordio "Madre lingua", uscito lo scorso aprile. E poi c'è un altro dettaglio, raccontatoci quando li abbiamo intervistati per la prima volta: Zara è "sorella d'arte" - anche se la cosa non ha avuto alcun ruolo nel suo percorso musicale -, visto che due dei suoi fratelli fanno parte di un gruppo parecchio grosso in Argentina. Loro sono Salvador - detto Chapi - e Iñaki Colombo, rispettivamente tastierista e chitarrista dei Bandalos Chinos, caratterizzato da un suadente pop rock con un leggero tocco psichedelico. 

Da poco Zara Colombo ha pubblicato una cover di un brano dei Bandalos, "Viajes en el tiempo" (il cui titolo, come intuibile, significa "Viaggi nel tempo"), oltre ad aver suonato prima di loro durante la tappa milanese del loro tour europeo: due ottime scuse per mettere sorella e cognato a intervistare Chapi e Iñaki, con anche il frontman del gruppo, Goyo Degano.

Per rompere il ghiaccio: qual è il vostro artista italiano preferito?

Salvador: Be’, da noi ha preso abbastanza piede Pino D’Angiò, la sua musica si sente alle feste più cool. In generale l’italo-disco è abbastanza un’influenza per la nostra band. 

Iñaki: O forse più l’idea che abbiamo dell’italo-disco, che magari non lo è davvero. Comunque da noi Laura Pausini era molto famosa quando eravamo ragazzi. A casa l'ascoltavamo molto, nostra madre era una grande fan.

Salvador: Io amo molto Pino Daniele o Ennio Morricone, che per me è più grande dei film stessi per cui ha fatto le musiche. Al vostro matrimonio ci avete fatto scoprire della musica molto bella, come Tullio De Piscopo, Lucio Dalla... E poi c’è Dumbo Gets Mad: l’ho scoperto perché ne aveva parlato Anthony Fantano in un suo video e sono diventato negli anni un suo fan. Quando ti sei messa con Luca mi hai detto: “Il mio ragazzo è il migliore amico di Dumbo”.

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Nei vostri brani parlate spesso di viaggi: che rapporto avete con il viaggio?

Salvador: Penso che per un musicista, andare in tournée rappresenti la misura del successo. Quando potevamo solo immaginare di vivere di musica, ci immaginavamo di viaggiare. la nostra canzone più ascoltata, Vámonos de Viajes (Andiamo a viaggiare, ndr), rappresentasse all'epoca qualcosa del tipo: ok, facciamo il grande passo, proviamo ad ampliare i nostri orizzonti. Il che è anche piuttosto ironico perché odiamo gli aeroporti… Viajes en el tiempo parla invece di connessioni con il passato. E questo ci definisce un po': siamo piuttosto nostalgici.

Coi dischi succede questa cosa, no? Quando è uscito il vostro disco Vandalos mi è parso di riconoscere nei brani dinamiche interne vostre di un anno e mezzo prima. 

Goyo: Lì c’è lo scarto tra registrazione del disco e la sua uscita, ed è una cosa con cui credo si impari a convivere. All’inizio ne soffrivamo abbastanza, perché sentivamo il bisogno di essere connessi a ciò che stai facendo. Adesso sappiamo che ciascun album parla di un momento specifico della nostra vita, sia individualmente che collettivamente.

Avete appena concluso un tour europeo. Qual è stato il migliore? E il più difficile?

Iñaki: Ce ne sono stati diversi di speciali. Voglio dire, erano tutti eventi inediti in città diverse. Il live di Berlino è stato molto bello, come anche quello di Milano. Ero così felice di poter condividere quello spettacolo con voi, avervi a suonare in apertura… Quando me ne sono reso conto ho pensato: “Che pazzia”. Anche quella di Copenaghen è stata speciale, per un altro motivo: era subito dopo la partita dell’Argentina vinta con l’Egitto. Erano tutti con la maglia della nazionale, tra una canzone e l’altra c’erano i cori.

Goyo: Quel live è stato davvero speciale. In mezzo a degli argentini lontani da casa, che vivono all’estero per lavoro o altri motivi. E questi concerti diventano qualcosa di straordinario.

Salvador: A me piacque molto l’esperienza al festival di Montreux. Eravamo tesi perché lo rispettiamo molto e abbiamo un po’ la sindrome dell’impostore. Lì un cuoco napoletano si è commosso perché gli abbiamo cantato “Diego, Diego, Diego”.

A proposito di calcio: durante la finale dov’eravate?

Salvador: Stavamo effettuando dei controlli all'aeroporto di Barajas a Madrid. Abbiamo quasi perso il volo perché la partita è andata ai tempi supplementari. E abbiamo dovuto sopportare i tifosi spagnoli che ci urlavano in faccia.

Foto di famiglia: Zara è quella in piedi a sinistra, Salvador e Iñaki è sono seduti sul divano bianco (rispettivamente il secondo e l'ultimo da sinistra)
Foto di famiglia: Zara è quella in piedi a sinistra, Salvador e Iñaki è sono seduti sul divano bianco (rispettivamente il secondo e l'ultimo da sinistra)

Qual è la miglior cover di una vostra canzone? E perché proprio Viajes en el tiempo di Zara Colombo?

Salvador: Guarda, l'altro giorno ho visto un ragazzo coreano che cantava al karaoke Vámonos de Viaje. Non è proprio una cover, ma mi ha divertito molto.

Iñaki: La vostra versione è bella perché rende anche un po' giustizia alla sua versione iniziale, che in origine era una cumbia di Chapi, poi nel disco ne è uscito qualcosa di diverso.

Nella band siete due coppie di fratelli, Goyo tu ne sei escluso. Come vivete questa cosa? E che consigli avete per chi, come noi, ha un rapporto di famiglia con la propria band?

Goyo: Ci sono momenti in cui vorrei che mio fratello fosse nella band, altri in cui ringrazio l'universo che invece sia un ingegnere di Google.

Iñaki: Il mio consiglio è: non farlo (ride, ndr). 

Salvador: Con un parente ti senti più libero di dire qualsiasi cosa, anche andando oltre un certo limite. Il che può essere ottimo per alcune cose, ma non altrettanto per altre. A volte ho la sensazione che quando sto sostenendo qualcosa, Iñaki mi conosca così bene da sapere già come risponderò alla sua argomentazione. Il vantaggio è che lui si arrabbia veramente pochissimo.

Iñaki: Ci sono momenti più quotidiani, momenti di condivisione, di costante vicinanza, in cui superare i limiti può essere come camminare sul filo del rasoio. Quindi, credo che trovare il giusto equilibrio tra ciò che dico, ciò che non dico, e tra quando esagero e quando non lo faccio, sia la sfida più grande. Una volta abbiamo litigato in un camerino a San Diego, dopo che mi si era rotto un amplificatore che era stato oggetto di discussione per tutto il tour. Chapi aveva detto qualcosa come: “tipico da idiota con un amplificatore”. Io avevo una una birra e gliel'ho rovesciata addosso tutta.

Salvador: Ho una foto con un fan e sembrava mi avvessero appena rovesciato un secchio d'acqua in faccia.

Come stiamo andando secondo voi?

Salvador: Siete incredibili. Quando parliamo con persone che stanno iniziando un progetto musicale, la prima cosa a cui penso sono i nostri inizi e che lavoro enorme è stato. Dopo tanti anni, se mi chiedete se lo rifarei, la risposta è no: c’è una follia di cose da fare! Noi l'abbiamo vissuto come un processo molto amatoriale, suonando in baretti squallidi e nessuno che volesse ascoltarci all’inizio. perché penso alla mia storia e dico che non è eccezionale, ma penso alla tua e dico: che meraviglia! Che bello che tutto si incastri così naturalmente e che tutto vada a posto, e che la gente lo capisca subito e lo apprezzi così rapidamente.

Iñaki: Penso che l'album sia davvero, davvero buono, le canzoni sono ottime. Ero anche curioso di vederli dal vivo, e al concerto di Milano ho potuto andare tra il pubblico prima che suonaste, ed è stato molto bello ed emozionante vedervi. Mi è piaciuto molto come portate la musica sul palco, la connessione che avevate con il pubblico.

Goyo: Credo che una delle sfide quando si porta la musica sul palco sia quella di uscire dalla tensione e riuscire ad affrontarla con disinvoltura e autenticità. Nella vostra performance l'ho visto molto naturale. Mi è sembrato tutto molto autentico e rilassato, e credo che sia proprio questo che il pubblico apprezza.

Programmi per il futuro?

Salvador: Siamo in tour negli Stati Uniti, dove dovremo dimostrare che gli argentini non sono razzisti come dicono. Possono accusarci di tante cose, sappiamo farci odiare, ma che siamo razzisti è falso. E il nostro presidente non rappresenta tutti gli argentini.

Ultima domanda, da un milione di dollari: che aspettate a chiederci un featuring?

Salvador: Abbiamo sempre fatto poche collaborazioni perché ci imbarazza molto l'idea di metterle insieme. Stiamo lavorando a un album proprio ora. Ci stiamo prendendo il nostro tempo perché ne abbiamo a disposizione e vogliamo farlo nel modo più rilassato e naturale possibile. Credo che se dovessimo fare una collaborazione, dovreste essere anche voi qui, in studio e c’è qualcosa che vi sembra giusto.

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L'articolo La sorella delle rockstar di Zara Colombo è apparso su Rockit.it il 2026-07-31 11:13:00

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