"I poeti di sette anni" è una band nata nel 2007. Tra scosse e assestamenti giungono all' attuale formazione: Daniele Fiacco (voce e testi), Daniele Cinto (chitarre e tastiere), Fabio Testa (basso), Ilario Parascandolo (batteria). Non amano identificarsi con un genere in particolare, prediligono per ora la forma della "canzone" di derivazione pop/rock e si rendono disponibili a qualsiasi influenza artistica. "I poeti di sette anni" è il loro primo demo autoprodotto. Scelgono di non dare un titolo a questo lavoro, situandolo all'interno della loro ricerca come un'anticipazione dell'album al quale stanno già lavorando, concentrando così l'attenzione sul nome del gruppo, di per sé ricco di risonanze. Contiene sei canzoni scritte, arrangiate e registrate autonomamente, più "l'importante è finire", un ripensamento della famosa canzone interpretata da Mina. Per un totale di sette brani. "I poeti di sette anni" è un progetto musicale in continuo dialogo con l'immagine. Dice Daniele Fiacco: "Mi piace pensare la musica come un'altra forma dell'immagine. Mi piace pensare il suono come disintegrazione visiva. Vedi dei dettagli che rendono reali le cose, senti con le dita una consistenza per gli occhi che da' una posizione nello spazio, e quella pelle che puoi toccare il suono la trasforma in energia interna, in suggestione astratta. La musica innesca il pensare per immagini senza mostrarle completamente, lacera la fisicità riconoscibile delle cose trasformandola in puro sentire. Proprio questo aspetto mi interessa: l'evoluzione mentale di un'immagine che comprende nella sua presenza il suo stesso svanire. La musica è un dialogo col silenzio". "I poeti di sette anni" affiancano alle loro canzoni una ricerca visiva che confluisce nella creazione di video e artwork. Le immagini del demo sono state scelte per il loro spiccato carattere evocativo: Una finestra chiusa, distrutta e abbandonata che poggia sulle macerie di se stessa e sotto la quale si apre un mare che si avvicina alle impronte dei passi poco distanti. L'artwork è a cura di Daniele Fiacco, la grafica è a cura di Fabio Testa. "I poeti di sette anni", un nome senza una storia particolare. È il titolo di una poesia di Arthur Rimbaud, al quale il cantante è molto affezionato. Dice Daniele Fiacco: "Stavo sfogliando dei libri in un pomeriggio pieno di sole, in quel periodo stavo pensando a quale nome scegliere per la band e gli occhi mi sono caduti su "I poeti di sette anni", una delle poesie più belle della letteratura francese. Senza starci troppo a pensare ho sentito che in quel nome c'era il giusto inizio e che le canzoni lo avrebbero riempito di significato". "I poeti di sette anni" dicono di se stessi: "Non ci interessa strumentalizzare una canzone. L' arte racconta sempre se stessa, anche quando intreccia i suoi fili al mondo in cui viviamo. Non ci interessa l'appartenenza a partiti e religioni perché un Artista o non appartiene a nessuno o è un giullare di corte. Non facciamo propaganda di nessun tipo. Non ci interessa raccontare storielle estive finite male, non ci interessano i tradimenti, non ci interessano le dipendenze affettive spacciate per grandi amori. Il sesso ci interessa principalmente quando lo facciamo e non lo usiamo per attirare il pubblico. A volte può essere una tematica interessante, ma è una delle tante. A volte invece è più di una tematica, è ciò che più si avvicina alla creatività. Non veniamo qui a raccontare quanto la vita sia difficile e piena di sofferenza. Non siamo vittimisti, non siamo moralisti, non ci piace il dolorismo. Non conosciamo valori assoluti da imporre e non abbiamo nulla da insegnare. In poche parole siamo italiani atipici. Lavoriamo sulle suggestioni, sulla visceralità emozionale, sul mutamento continuo di ogni cosa. Ci ispirano i corpi, i paesaggi, le opere d'arte, le situazioni interessanti che acuiscono il nostro sentire e ci fanno desiderare".

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