La Claque di Dafne nasce a Roma nel 1994, in seguito ad un annuncio affisso in un negozio di dischi da Emiliano Bortoluzzi (voce) e Gabriele Colandrea (chitarra), al quale risposero con curiosità Edoardo Targa (basso) e Luca Fortunato (batteria). Un incontro che rivelò da subito l'alchimia compositiva del quartetto. Fortemente influenzata da sonorità wave ed atmosfere psichedeliche, la band intraprende presto una serie di esibizioni live nei locali e centri sociali della capitale, ritagliandosi un numeroso seguito di affezionati. Le nove tracce registrate in presa diretta di "Nove Io", demo-tape pubblicata nel 1995, ormai introvabile, sono accolte con entusiasmo dalle radio romane più alternative, ed il gruppo ritorna in studio per comporre nuove canzoni. Nel 1996 esce il mini-cd "Fonetica Libera Trance" (co-prodotto da Paolo Panella della Fattoria Sonora di Roma). Tra i quattro brani contenuti spicca fra tutti "Elettra", ballata elettro-wave caratterizzata ed impreziosita dal violino dell'eccentrica H.E.R. , spesso al loro fianco anche dal vivo. La critica specializzata accoglie bene il disco, e la band comincia ad esibirsi fuori dai confini cittadini, intenta a rientrare al più presto in studio per realizzare un album completo. Il 1998 segna, per La Claque di Dafne, un inatteso periodo di incomprensioni e attriti che ne segneranno lo scioglimento l' anno successivo con l'ultima esibizione live al "Black Out" di Roma. Dovranno passare 10 anni prima che la band, chiariti gli antichi dissapori, ricominci il percorso artistico interrotto. Nel 2010 il quartetto romano, sotto la produzione artistica di Perez all' Audiolab Studio di Roma, decide di ritrovarsi insieme per la realizzazione di "Drei", loro primo album a lunga durata, che ancora una volta vede la collaborazione di H.E.R. in una nuova, avvolgente e suggestiva versione del brano "Elettra". L' album raccoglie composizioni recenti e brani del primo periodo, rivisti dalle esperienze musicali dei singoli musicisti e dall' apporto creativo del fonico-produttore, trovando nella mescolanza etno-psichedelica, dal sapore wave-progressivo, la nuova cifra stilistica della band.