Si intitola “Cose da difendere” il primo disco di inediti del cantautore italo-albanese LEDI pubblicato da Artis Records, edito da CRAMPS Edizioni e d

Ledi Cafuli, classe ’88, nato a Durazzo in Albania.
Figlio di immigrati che a loro volta sono figli di immigrati...e il cerchio si chiude e gira sempre su se stesso...I suoi nonni sono greci...il nonno paterno è lì che ha vissuto fino all’avvento del regime “fascista” di metà novecento. Cade il comunismo albanese...in viaggio verso l’Italia...Ledi vive a Genova da quando aveva 2 anni. Anni di vita difficile, etichette sociali e forme di razzismo che non smetteremo mai di condannare e a cui non smetteremo mai di assistere. Nonostante sia questo il tempo del futuro e della contaminazione cosmopolita. Difficoltà e lacerazioni nel tessuto familiare che vennero superate grazie al duro lavoro, quotidiano, in un’Italia che lasciava i mondiali con un terzo posto e le contaminazioni americane degli anni ’90.
LEDI è un poeta...a 13 vince il “Premio Guido Rossa”.
Rivoluzioni, crescita, introspezione e analisi. Ingredienti di grande impatto che da quell’adolescenza lo consegnano alla maturità del primo romanzo “La panchina” e delle tre raccolte di poesie “La voce al buio”, “Appunti di volo”, e “La verità del tulipano” (di prossima uscita). LEDI ottiene un riconoscimento speciale al Premio Letterario Città di Verbania, vincitore del concorso “Versi in Volo” ed è così che i suoi scritti sono tutt’ora in pubblicazione in numerose antologie e raccolte di autori contemporanei.
LEDI è cantautore: “Cose da difendere “ è il suo primo lavoro discografico compiuto
un disco che vedrà la luce in primavera, un lavoro pensato come una narrazione univoca ma anche ricca dell’indipendenza che ogni brano esige per se stesso e per gli altri. Una trama testuale in cui ci si prende realmente carico dei vissuti passati e ci si affronta, al di là del bene e del male, per arrivare ad un’identità volutamente apolide, talvolta delicata e feroce insieme, un dolce ossimoro letterario che però puzza di vero...
“Quando ero piccolo mi innamoravo di tutto, correvo dietro ai cani e ascoltavo la radio appena potevo, vi era in me una fame di musica. Inoltre, visto che negli anni 90 c'erano i mangiacessette e le pile costavano, stavo attento ad ascoltare con cura ciò che mi attirava. Penso che l’amore per la canzone sia sbocciato lì. A 17 anni presi la chitarra che avevo in casa e, grazie al libro delle medie della mia sorellina, imparai le posizioni degli accordi. Non sopportavo che mio padre non si offrisse di insegnarmeli ma, pensandoci bene, considerata la sua poca pazienza, fu meglio così. Ai prima accordi seguì la prima canzone e da quel giorno non mi fermai. Il coraggio di costruire un lavoro compiuto è arrivato nove anni più tardi, ed eccoci qua...”