Un progetto iniziato molti anni fa. Ora finalmente vede la luce. Essenziale, vene raffinate, suono controllato e potente.

Il tentativo di rendere melodie e musiche in un momento in cui la tecnologia la fa da padrone, con soli quattro strumenti, è una sfida interessante e coinvolgente……le limitazioni che si incontrano, le necessità ed i bisogni devono essere controbilanciate dalla fantasia e l’inventiva.
Le mani di Greta nascono da questo concetto. Quattro persone, solo tre strumenti, un solo fine: quello di divertirsi e di fare, se possibile, buona musica. E di crederci.
Non è semplice avendo tre estrazioni completamente diverse, caratteri ancora più lontani e visioni della musica differenti. O forse è proprio quello il segreto…… La sintesi è nel progetto che sta prendendo forma sulle ceneri ed i ricordi a ciò che è stato prima, anzi, grazie a ciò che è stato prima

Samuele, batteria, il nostro maestro, di matrice prettamente rock, grazie ai suoi studi ed alle sue esperienze nel campo musicale si è avvicinato al funky, al latino-americano anche come turnista, alla musica italiana di stampo pop-melodico, maturando la particolare capacità di trovare il ritmo ‘giusto’ in ogni pezzo, rendendolo unico e non scontato, mescolando dinamiche, fantasia e potenza in una perfetta convivenza

Stefano, basso, ci spinge sempre a cercare un’altra soluzione, con la sua estrazione funky, jazz, fusion che lo ha portato ad importanti collaborazioni con maestri riconosciuti del campo come Roberto Monti e Luca Villani, solo per citare qualche nome. La sua natura musicale ritmica e inquadrata spinge gli altri componenti del gruppo a dover trovare il modo di appoggiarsi ad una scansione sempre inusuale, costringendoli a superare ogni volta la prima stesura del pezzo alla ricerca del loro massimo

Roberto,chitarre, il liquido del gruppo, è il propositore. Le melodie, l’accenno delle linee, provengono dalla sua chitarra e dalla sua penna. Il rock e la melodia sono i suoi unici fini, e non manca mai di indirizzare i brani in questa direzione. Dalla sua esperienza con gli Spazio Ego ha tratto l’idea di un brano non consueto e basato su canoni riconosciuti, la possibilità di utilizzare il suo strumento in modi ‘inusuali’, la sua passione per la sintesi del suono e le sonorità mobili ed aperte, senza abbandonare mai la spinta e la forza di una distorsione tipicamente rock

Morris, voce, è l’ultimo arrivato, ed è dovuto salire in corsa. Ha messo la sua capacità espressiva al servizio di un progetto già in fase avanzata. Non per questo ha trascurato il rendere evidente il proprio peso, la propria personalità. Già leader del gruppo post-rock-alternativo Clamidia, ha trovato qua una sfida nel dover interpretare linee già solide. Lo ha saputo fare piegandole alle sue particolarità, senza per questo privarle delle loro origini.

Il genere? Quello non si sa, non si capisce, non si può a definire……..Sicuramente rock, sicuramente potente, sicuramente melodico, sicuramente evocativo, sicuramente influenzato pesantemente dall’underground italiano del decennio passato…..ma a parte questo…..non si riesce proprio a dargli un’inquadratura precisa. Anche questa è la forza de Le mani di Greta: la non-catalogazione, la libertà di dirigersi solo dove vuole il pezzo, senza schemi precostituiti, seguendo solo la loro musica. Questo è quello che sono. Questo è quello che sperano di trasmettere.