Ferraris canta in modo lucido, diretto, poetico e con sincera partecipazione il dolore, la gioia e la dignità di esseri umani di tutte le latitudini.

Luca Ferraris è un pianista, batterista, percussionista e polistrumentista nato a Pordenone all’inizio degli anni Ottanta.

Il 2008 è l’anno in cui dà vita, come pianista cantautore, al suo primo disco. Un passante è un album lunare, poetico e introspettivo, che viene totalmente suonato, autoprodotto e autocomposto in camera.

Viaggi senza ritornello del 2012 è la seconda tappa del suo iter cantautoriale: un album ironico e tragico, poetico e riflessivo in cui ogni brano porta un doppio titolo: quello della canzone e quello della città dove è stata scritta o concepita. Da Praga a Marrakech, dal Messico al Perù, da Napoli a Padova, le canzoni descrivono momenti vissuti in prima persona, reali e partecipati.
Ferraris canta in modo lucido, diretto, poetico e con sincera partecipazione il dolore, la gioia e la dignità di esseri umani di tutte le latitudini, conosciuti nella sua esperienza di musicista di strada, colti in attimi della loro quotidianità, spesso dura, crudele e minacciata dagli aspetti spersonalizzanti del cosiddetto progresso. Uno stile che condanna, accarezza, seduce e fa riflettere.
L’album si arricchisce di contaminazioni musicali che spaziano dalla musica latina a quella locale, da quella cubana a quella klezmer, da quella balcanica a quella jazz, dal folk locale a quello della tradizione zingara, dalla musica tradizionale napoletana a quella araba.

Il 2015 è l'anno di uscita del terzo disco Sorridenti senza denti, tappa esemplare della maturazione artistica di Luca Ferraris sia come paroliere che come musicista. Un album registrato totalmente live in una sola giornata insieme alla band che lo segue dal 2012. Sorridenti senza denti è un lavoro spontaneo, orecchiabile e saltellante, dalle forti tinte swing, folk e klezmer. Lo contraddistingue un equilibratissimo gioco tra musica e testo rafforzato dalla verace estemporaneità del live. Il disco, connotato da alti momenti poetici, dimostra un'attenzione minuziosa nei confronti della parola e una particolare dedizione per la musicalità e l'armonia del verso, dimostrazione di un meticoloso labor limae. Tematiche umane ed antropologiche spaziano dalla canzone di attualità alla canzone d'amore, da quella politica a quella visionaria, dal racconto di viaggio all'introspettivo studio intimista. A tenere le redini dei brani vi è sempre uno sguardo ironico, partecipativo ed anarchico, che sfata spesso e volentieri la meccanicità dei luoghi comuni; uno sguardo pirandelliano e relativista che indaga la complessità dei meccanismi sociali e relazionali, mettendone a fuoco crepe e incoerenze ma anche la loro naturale bellezza. É proprio l'arma del sorriso che, come uno strumento virtuoso, interviene ad esorcizzare e sdrammatizzare argomenti spesso crudi, tragici e umanamente complessi. A rafforzare l'espressività dei testi è l'immediatezza del live che arricchisce il cantato di una forza espressiva e comunicativa fuori dalle righe che si libera della retorica pulita e patinata tipica della sovraincisione vocale del cantautorato italiano contemporaneo. Di pari passo alla comunicatività della voce interviene l'enfatica ed energica esecuzione musicale che vanta una fortissima dinamica, ricca di pieni e di vuoti. Sorridenti senza denti nasce come disco fedele all'esperienza che lo ha generato, quindi fedele all'attività live del cantautore e “fedele” come la band che lo segue da anni. Il disco respira ed è vivo come un concerto e, se da un lato si inserisce nella categoria più classica di “cantautorato italiano”, dall'altro se ne discosta per la preponderanza della parte musicale che è più tipica di un'opera incisa da una vera e propria band affiatata. All'ascolto colpiscono subito i momenti di forte intensità accompagnati da atomsofere scanzonate e goliardiche ma non vengono meno gli istanti sommessi e riflessivi. In Sorridenti senza denti non ci sono nè feauturing nè ospitate e questo dona all'album un'identità forte e riconoscibile. I musicisti che hanno suonato sono infatti anche arrangiatori e parte attiva del processo creativo dei brani: oltre al pianoforte, al charango, alla kalimba e alla voce di Luca Ferraris suonano Francesco Socal (clarinetto e clarinetto basso), Paul Mazzega (batteria e percussioni), Pietro Sconza (contrabbasso), Sergio Marchesini (fisarmonica) e Giulio Gavardi (chitarre).

Del 2016, 2017 e 2018 è il soggiorno messicano accompagnato da nuove contaminazioni musicali e svariate collaborazioni. Tra queste, la produzione del singolo Saverio, una cumbia arrangiata e interpretata insieme a noti musicisti di Oaxaca tra cui i compositori Alessandro Mezzogori (in arte "Babboo") e Marco Buonamico ma soprattutto l'incontro con la rinomata scuola di musica CECAM, istituzione della comunità indigena Mixe di Tlahuitoltepec e orgoglio dello stato di Oaxaca. È proprio la scuola di musica che lo invita come compositore e cantautore a celebrare i 40 anni della sua attività. Per l'occasione la Banda Filarmonica Ufficiale del CECAM arrangia e suona dal vivo in diverse occasioni alcune canzoni del cantautore.

Durante l'aprile del 2018 Ferraris è invitato al decimo anniversario del "Brooklyn folk festival". Lì entra in contatto con il talentuoso pittore americano Jeff Tocci e da quest'incontro nasce la collaborazione che porterà l'artista di New York a curare la copertina del nuovo disco: La pressione dei Bar, registrato con la band di sempre e in uscita a Luglio del 2018.