MasCara Dei per sempre

Vergiate (VA), Lombardia

Video collegato all'album

LUPI
2014 - Ritmi, New-Wave, Alternativo
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Descrizione

-Album: Lvpi
-Prod Audio: Matteo Cantaluppi, Mono Studio, Mix Tommaso Colliva, Mastering Giovanni Versari
-Fotografia e riprese: Massimiliano Roccato (http://www.massimilianoroccato.it)
-Riprese in esterna: Giulia Azzalini
-Montaggio e Video Editing: Lucantonio Fusaro
-Produzione: C.Y.A.N.
-Codice ISRC : TCABY1415640

Concept:
Il brano assomiglia ad un lungo viaggio in piena notte fra le pieghe di una città, le linee della metropolitana, fra i palazzi illuminati e le autostrade deserte. Un sogno metropolitano, oscuro e teso nel tentativo di ricreare un senso di oppressione e di fuga. Un ambiente a metà strada tra una Ghotam City e i paesaggi desolati in doppia esposizione di True Detective. L'idea principale era sviluppare questa corsa trasformando gli spazi, facendoli piegare ed innalzarsi, aprirsi davanti agli occhi dello spettatore, ed abbinare questo movimento a delle immagini più statiche della band quasi dei ritratti fotografici. Da qui la scelta della doppia esposizione applicata al video. Il tentativo di tratteggiare l'immobilità degli umani contro la necessità di fuga dagli spazi opprimenti e vuoti della città, piegarli al proprio volere e trasformarli. I tocchi di flash e di glitch richiamano la tecnica usata anche per l'aspetto fotografico del disco nel tentativo di mantenere un identità ibrida tra fascinazione retrò e contemporaneità, il digitale che fintamente ricrea un'atmosfera passata e che viene usata con uno specifico intento stilistico, utilizzare il disturbo come un oggetto, un colore che caratterizzi l'intero concept.

Dichiarazione:
L'idea si basa sul passaggio della canzone in cui si recita : " e con la forza dei nostri occhi, piegar gli spazi e proclamarci dei, per sempre". La necessità di tramutare questo concetto, questo sogno, in qualcosa di reale, e da quì, ovviamente, si sono mossi i primi passi e le prime idee per lo sviluppo del concept.
Abbiamo portato e trasformato questa idea in un meccanismo simile ad un enorme caleidoscopio di immagini dentro altre immagini. Abbiamo cercato di posizionarci tra la staticità, figlia della fotografia, e l'idea di movimento e trasformazione che abbiamo creato con questo gioco di specchi, facendo crescere strutture e vederle cadere o ripiegarsi su se stesse, aprirsi e poi nuovamente cambiare forma.

Commenti

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