Malarazza vista da Alberto Castelli "Presentare Malarazza non è per niente facile, perché questo è un gruppo che, come ci ricorda il titolo di una loro canzone, cammina sul limite… A pensarci bene, è molto più facile scrivere cosa non è Malarazza: non è una nuova reggae band, non è nemmeno l'ennesimo nuovo gruppo rock e neppure un progetto che si inserisce nella tradizione della canzone d'autore. Però, la cosa strana, quella che colpisce davvero, è che Malarazza sono tutte queste cose insieme. Proprio così: nel loro camminare sul limite, mescolano, con stile e personalità, tutte quelle influenze. Infatti, in alcuni momenti seguono il ritmo in levare del reggae, poi si lasciano andare a quell'energia, diretta e immediata, che pervade il rock più autentico e coinvolgente, mentre i testi delle loro canzoni sono lontani, per fortuna, dalle rime più scontate e banali.
 La loro è musica che supera di slancio e a testa alta le solite definizioni di generi e linguaggi. Il loro è uno stile dinamico, attuale e che offre diverse chiavi di lettura. Non offrono punti di riferimento, perché preferiscono giocare a tutto campo. Suonano in maniera libera e spregiudicata, ma soprattutto suonano a modo loro, con personalità e forza espressiva. 
Ecco: in Malarazza c'è l'entusiasmo proprio di chi è all'inizio di un percorso creativo, ma c'è anche la maturità propria di un gruppo o di un solista con diversi anni di carriera alle spalle. C'è quell'incoscienza e quella consapevolezza. E non è poco." Malarazza Vista da Noi: Malarazza è un'idea piuttosto che un progetto che prende spunto dall'odierna inversione semantica e svuotamento di senso delle parole, tipico della neolingua orwelliana (dal romanzo "1984") con cui il Grande Fratello creava il "doppio pensiero", ovvero la capacità nelle persone di condividere ed accettare due opinioni palesemente contraddittorie (La guerra è pace, l'ignoranza è forza, la libertà è schiavitù). Così partendo dall'accezione negativa di "malarazza" presa dall'omonima canzone interpretata da Modugno (dove un servo definiva come malarazza il padrone cattivo), la parola "malarazza" diventa positiva nella nostra accezione soprattutto se inquadrata nell'ottica odierna dove "i cattivi si spacciano per buoni ed i buoni si trovano costretti ad essere una Malarazza": una voce fuori dal consenso. Questa l'idea concettuale che è il motore di Malarazza e soggiace alla base della testualità e delle canzoni, con la presunzione di trovare un punto di contatto e di unione con tutti quelli che la pensano alla nostra stessa maniera pur non essendosi ancora mai essi stessi considerati una Malarazza.