LibertAria è il nuovo progetto musicale di Marco Rovelli, dopo l'esaurimento della sua esperienza con Les Anarchistes. E' un percorso che procede in parallelo con la sua esperienza di scrittura, in cui sono implicati a vario titolo – come co-autori ovvero come incontro da cui è nata un'idea - una serie di amici scrittori: Wu Ming 2, Erri De Luca, Francesco Forlani, Maurizio Maggiani, Roberto Saviano. Marco Rovelli ha ricevuto, in relazione a questo nuovo progetto, il premio Fuori dal controllo 2009 all'interno del Meeting Etichette Indipendenti. libertAria innesta sul sound di un trio indie-rock (i Kobayashi) melodie di violoncello (Lara Vecoli) e fisarmonica e tastiere (Davide Giromini), e si combina con una pratica letteraria (nella genesi e nella composizione delle canzoni sono state a vario titolo coinvolti amici scrittori, da Erri De Luca a Wu Ming 2, da Maurizio Maggiani a Roberto Saviano). Al cd partecipano musicisti come Daniele Sepe e Yo Yo Mundi (dopo la partecipazione al loro recente Album rosso). Alcune canzoni si legano direttamente ai libri scritti da Marco Rovelli. La parabola e Dal campo, due canzoni di storie migranti (legati a "Lager italiani", ed. BUR, un libro appunto di storie di migranti passati per i CPT, e al libro in uscita "Servi", ed. Feltrinelli). Il dio dei denari, una canzone legata alle morti sul lavoro (su cui verte il libro "Lavorare uccide", ed. BUR). E così Girotondo, una canzone che nasce dai tentati pogrom ai campi rom. "Noi sbandati, noi disertori che sosteniamo la terra / Miscredenti d'immensa fede, noi che spalanchiamo il cielo" - così recita il ritornello di Sbandati (Fuochi sulla montagna), una canzone che richiama la guerriglia partigiana, ma che indica allo stesso tempo una condizione universale, di resistenza ed esodo. Ed è dall'urgenza di un Noi che parte Indiana, la canzone scritta con Wu Ming 2 in margine a Manituana: "A me non importa chi sono, Un nome solo è fiato sprecato, Io voglio sognare un sogno in comune, Io devo sapere chi siamo". Dal Noi parte L'odore del mondo, canto a margine di Gomorra, nato da un'idea condivisa con Roberto Saviano. Modellata sull'antica melodia "Briganti se more", antico inno resistente di un Sud ribelle. Quale l'arma dell'oggi, per chi si vuole sottrarre alla Gomorra? Anzitutto, gli occhi aperti, attenti: il sapere, anzitutto. Ecco allora l'incipit: "Noi che sappiamo". Un sapere incarnato in una matericità tattile, nelle cose - in quelle cose, in quell'impasto di calce e sangue che tira giù dall'empireo i frattali dei manuali d'economia. Prendere in mano le pietre e i mattoni e farne pietre d'angolo di una "nostra" intifada - in forme da sapere, da immaginare, da creare. E poi La Comunarda, canzone scritta insieme a Francesco Forlani, un canto che celebra la comunità eretica e ribelle della Comune di Parigi, un canto di rivolta e di amore, dove le due cose tendono a essere la stessa. Una comunità - quella di chi era a Genova nel 2001 - è cantata anche in L'intimità, canzone che è il risultato di una riscrittura di un testo che Erri De Luca aveva scritto appositamente qualche anno fa per essere musicato: la canzone si intitolava "Il maggio di Belgrado", e raccontava la comunità dei belgradesi sotto i bombardamenti della Nato nel 1999. Da Belgrado a Genova, dunque, nel segno di una comunità resistente. Quando cresce il pericolo aumenta pure tutto ciò che salva, recita il ritornello, che poi è un verso di Holderlin tradotto da Erri. Una disperata vitalità, scriveva Pier Paolo Pasolini in una sua fondamentale e profetica poesia, a cui è ispirato il brano omonimo: e questa è, forse, l'attitudine di una simile comunità. Una comunità fatta di singolarità, ognuna delle quali vuole "la mia parte di Dio, la mia parte di anarchia" - come canta il brano (La mia parte, appunto) scritto con Maurizio Maggiani, ispirato a situazioni e personaggi del suo romanzo Il coraggio del pettirosso.