Meconio e i Difficili Equilibri Sulle Rapide (psychosomatic soundtracks, precoci eiaculazioni sonore) Meconio non è il nome di leggendario condottiero romano, tantomeno lo è di una esotica spezia della Mezzaluna fertile. L'equivoco lessicale mi ha comunque indotto, nel tempo, a fantasticare sulle gesta di un ipotetico paladino delle cause apparenti, un minatore senz'arte né parte. In una imprecisata epoca a cavallo tra passato e futuro, naufrago e forse preda di un'amnesia, Meconio l'Apostata ricorda solo un nome: Panellurg, mostro panellaro dai grandissimi tentacoloni. Nel suo viaggio (rigorosamente a ritroso) nel paese del Castoro, Meconio andrà incontro a numerose e spiacevoli disavventure, sino al fallimento della sua "missione": salvare gli abitanti del villaggio, costretti da Panellurg a mangiare solo fritture. La storia è motivo ispiratore di una specie di concept album nonsense, che avrei intitolato ad un immaginario gruppo prog attivissimo tra il 1971 e il 1974, Il Villino della caccia immorale. Fortunatamente, il disco è rimasto solo abbozzato, e quel che ne rimane non è certo granché. Ridimensionate le ambizioni, essenzialmente per oggettiva incapacità ad andare avanti, ho preferito limitarmi a catalogare in un cd alcuni dei frutti di un rimescolamento ormai decennale. Ne è venuto fuori "Difficili Equilibri Sulle Rapide", il priimo greatest hits di un perfetto sconosciuto