Nasco da una famiglia modesta, ultimo di 4 figli. Mamma cuoca e papà imprenditore edile. Oggi mamma sarebbe una chef stellata invece all’epoca erano cuochi e basta. Mio padre è morto a 59 anni piuttosto giovane di morte violenta, ma non voglio parlarne, mia madre (detta la tigre) invece è deceduta a 93, ma se non fosse caduta qualche anno prima grazie all’incuria e l’ignoranza dei familiari sarebbe ancora viva, almeno fino a 110 anni.
Ho sempre avuto molte cose non carine che hanno contraddistinto i miei tratti caratteriali, una personalità irritante. Sono infatti scorbutico, scontroso, polemico, intransigente, lunatico ma anche altre “qualità simili”. Oltre ciò l’unico vero difetto è l’avere una discreta voce, ed è quella che mi ha portato (grazie ad amici di famiglia) all’essere spinto a presentarmi ad un provino per lo zecchino d’oro. Perfetto!!! Bravissimo!!! Due parole che sono arrivato ad odiare. Il provino andò molto bene e mi fu assegnata una canzone scritta da un celebre maestro e direttore d’orchestra. Quando mi fecero sentire la canzone che dovevo interpretare non mi piaceva e quindi non la volli cantare, fu una tragedia e più cercavano di convincermi e più mi inferocivo, tanto che scappai per i corridoi dell’Antoniano di Bologna perché all’epoca i provini si facevano li. Il brano fu cantato da una bambina, non vinse ma ebbe un notevole successo.
La musica fu sempre la mia compagna più fedele, l’unica a dire il vero. Alle scuole dell’obbligo tutti suonavano il flauto e io la chitarra, fu così che cominciai ad accompagnare strimpellando le poche cose che mi veniva di scrivere, e perbacco mi resi conto che mi piaceva più scrivere che suonare. Cominciai quindi con le poesie e poi con i romanzi. Poesie ne ho scritte oltre 500, romanzi soltanto 9, ma sia le poesie che i romanzi sono sempre rimasti chiusi nei cassetti, e stanno ancora li. Le poesie più delicate sono diventate canzoni, oltre 250 nell’arco di una vita, ma sono al lavoro per farne ancora.
Delle oltre 250 canzoni che ho scritto e musicato come sovente accade per molti autori, di notte quando tutti dormivano, moltissimi brani che ho creato nel tempo li ho "ceduti" ad altri. Ahimè, spesso per pochi soldi visto il "poi" e qualche volta anche per niente, perché come spessissimo capitava, non avete idea quante volte, da giovani si mandavano alle etichette discografiche le musicassette (roba da mangianastri) con sopra incisa una registrazione "alla buona" voce e chitarra o voce e pianoforte, e anch'io ho fatto per anni quella "trafila". Nessuno rispondeva ovviamente, e quando telefonavi per avere qualche notizia in più le strade erano tre; ti buttavano giù il telefono, ti dicevano che non l'avrebbero ascoltata mai perché erano pieni di prodotti, oppure ti promettevano che semmai vi fosse stato qualcosa di valido ti avrebbero ricontattato. Seeee!!! Pensate che il 99,99% dei demo non erano depositati alla SIAE che la gente nemmeno sapeva cosa fosse la SIAE o non era in grado di trascrivere i brani sugli appositi "spartiti" e quindi era merce libera, caramelle pronte senza nemmeno bisogno di essere scartate, le poteva mangiare chiunque volesse favorire gratuitamente. Molte di queste caramelle sono i "grandi successi" del passato di altrettanti fenomeni che guarda caso, da quando "tutti" hanno cominciato a depositare i propri brani, non hanno più prodotto nulla di fantastico, tranne qualche eccezione che appunto conferma come sempre la regola". Per tenerla breve, capitava non spessissimo ma talvolta, che i brani che “non erano buoni” uscivano un anno o due dopo piuttosto modificati ma talvolta anche poco modificati, e con una faccia tosta come la pietra portavano al successo brani creati da sconosciuti, che sarebbero morti da sconosciuti, brani sui quali giuravano la paternità sapendo di mentire senza ritegno. Personalmente mi è capitato 5 volte su 29 brani consegnati a terzi, e in una di queste il brano ebbe un successo talmente grande che caddi in depressione perché ovviamente nessuno mi credeva, tranne i pochi che sapevano come stavano realmente le cose e che però anche loro mi consigliarono di lasciare perdere, una frase che ho odiato sempre nella mia vita e ancora oggi odio da morire, “lasciare perdere”. Passiamo oltre. E comunque in giro ci furono e ci sono parecchie canzoni mie delle quali non ho mai potuto riconoscerne la paternità per ovvi motivi. Devo dire che alcune mi sono state pagate il prezzo delle patate, altre non ho mai visto un solo centesimo, ma non ci dobbiamo scandalizzare, come ho già detto funzionava così e credetemi, funziona ancora così, non più nel mio caso ma funziona ancora così. Un aneddoto emblematico riguarda il mio primo incontro co Francesco Guccini, riuscii ad incontrarlo davanti casa sua perché gli facevo la posta, lui abitava in via Paolo Fabbri angolo via Massarenti e io abitavo in via Massarenti, quindi non era complicato. Mi presi la briga di volerlo incontrare ad ogni costo perché avevo bisogno di un favore, ovvero, avanzavo dei soldi da Lucio Dalla per i motivi di cui sopra, e siccome si defilava continuamente e nonostante gli telefonassi ad ogni orario in ufficio, si faceva sempre negare, diciamo che definirlo un pessimo pagatore è un eufemismo. Quindi chiesi aiuto a Guccini, e passammo una intera giornata insieme mangiando all’antica osteria della Fondazza in via della Fondazza a Bologna. Disse che avrebbe parlato con Lucio ma credo che non lo abbia mai fatto, primo perché la gente non lo sa ma Guccini era uno stronzo assoluto, e poi perché i due non è che andassero particolarmente d’accordo, anzi, a Guccini Dalla faceva schifo se proprio la vogliamo dire tutta. Comunque era il 1984 e Dalla mi pagò nel 1989, scalandomi il 30% per “rottura di coglioni” mi disse. Questo era Lucio dalla, ma le vere “chicche” su Dalla le racconterò in un libro.
Il mio primo gruppo musicale era un “duo” Gli antenati, io e Max Golinelli. Che ridere. Poi siamo diventati in 4 dando vita agli “adagio” con il solito Max alle tastiere io alla voce, Alex Boccia (detto Rumba) alla batteria povera, (4 pezzi), e Muschio (detto Muschio) alla chitarra) Muschio non ho mai saputo come si chiamasse davvero, neanche quando morì per overdose. Al telefono l’amico Stefano Collina (Secco) mi disse solo “è morto Muschio” l’hanno trovato al campetto delle ciliegie. Non era difficile morire per droga in quel periodo. Fu sostituito da Mauro Corelli detto Maurino detto Rino, era veramente un bravo ragazzo. Morì per un problema ai reni dopo essere stato sottoposto a dialisi per parecchio tempo, fu un durissimo colpo. Gli promisi che semmai avessi un giorno continuato a cantare avrei utilizzato il suo cognome, e così ho fatto. Se non gli avessi fatto quella promessa avrei utilizzato come nome d’arte “Trapper”.
Quelli furono veramente anni difficili perché arrivavano con estrema facilità nelle nostre tasche droghe di ogni fattura, Eroina e cocaina erano le due droghe “pesanti”: la prima quella dei poveri, la seconda quella dei ricchi. La prima si iniettava, la seconda si sniffava. Si sapeva che esistevano anche l’hashish e la marijuana che si fumavano negli spinelli, strascico del periodo sessantottino, e si sentiva parlare dell’LSD usato maggiormente dagli artisti VIP che tendevamo ad imitare; solo i più informati avevano sentito parlare del crack, una sorta di cocaina fumata soprattutto negli States ma in Italia praticamente sconosciuta. Ma era soprattutto di eroina e di cocaina che si parlava, perché di queste si sapeva che il loro uso portava a dipendenza certa e, prima o poi, alla morte. Delle altre droghe, quelle “leggere”, si pensava solo che potessero fare dei danni. Questo si sapeva delle droghe, di questo e solo di queste sostanze la gente parlava.
Con il passare del tempo si prendeva sempre più realisticamente coscienza della gravità del problema: le morti da overdose dilagavano; i centri storici e le stazioni ferroviarie delle grandi città, delle periferie e dei piccoli paesi venivano colonizzati dai tossici, dai loro spacciatori -i pushers– nonché dalle fiale e dalle siringhe che rimanevano a terra -le spade-. Chi era investito da vicino dal problema, ad esempio i familiari, non sapeva spiegarsene il motivo; il mondo cosiddetto normale, identificava il problema come un’inspiegabile piaga della società e indicava come colpevole chi faceva uso di sostanze. Crescere in quel periodo storico e rimanere illesi era da eroi, infatti molti, io per primo ad onore del vero del tutto illesi non lo si rimaneva mai.
L’unica parte realmente grandiosa degli anni 70/80 era senza dubbio la musica. Sia italiana che straniera. Soprassedendo sui nostri cantanti sia semplicemente interpreti che cantautori, la maggior parte di noi giovani eravamo “fulminati” dai miti diventati poi leggende di oltreoceano, ed eccoli quindi i grandi della musica di ascolto, Genesis, Deep Purple, Pink Floid, Queen, Foreigner, Eagles ecc. poi anche quelli che ci facevano ballare quindi i Bee Gees, Chic, Village People, Kool & the Gang, Boney M., Sheyla e B. Devotion, Sylvester ecc. …
Chissà per quale motivo ma a un certo punto mi sono stancato di ascoltare questi mostri sacri. Ho chiuso in senso simbolico le orecchie musicali e ho cominciato a scrivere poesie friabili, quelle che potevano o non potevano fare rima, quelle che potevano o non potevano parlare d’amore e di vita, o di guerra e di violenza. Non ho mai avuto un genere che mi ha contraddistinto e questo me lo hanno sempre mosso come critica. “Devi creare una tua impronta, non serve se sei bravo o canti bene o hai una gran voce o la voce roca e sei stonato, l’importante è creare la tua unicità”. Queste parole me le disse un uomo favoloso, un artista-uomo eccezionale, Pierangelo Bertoli. Mi disse anche che l’importante era trovare qualcuno che potesse confezionare bene quello che producevo perché era diventato più importante l’involucro che il contenuto. Era avanti a tutti 30 anni Pierangelo, e lo è ancora avanti a tutti, manca Pierangelo e mancano le figure veraci e realistiche come lui.
Ovviamente non gli diedi ascolto ma non perché non credevo a ciò che mi aveva detto, piuttosto perché ritenevo e ritengo che un artista debba spaziare debba provare, inventare, creare continuamente novità e rigenerarsi in queste. Probabilmente mi sbagliavo e mi sto ancora sbagliando. Ormai però è un po' tardino per creare una impronta o unicità; perciò, scrivo quello che mi sento di scrivere e gli ricamo sopra un lascito musicale che ritengo sia opportunamente suo. Dal 1984 ho cominciato a registrare brani singoli presso gli studi di registrazione “casarecci” nel senso non da VIP. Mandavo in giro nelle radio di zona le musicassette (quelle c’erano) e ogni tanto quando se lo ricordavano mandavano in onda i miei brani.
Tra il 1987 e 1988 avevo già registrato alcuni singoli che facevano girare per lo più in radio locali emiliane mandando DAT (Digital Audio Tape) e nello stesso anno ho cominciato a scrivere canzoni che non mi impegnassero troppo, le cosiddette canzoni leggere, e siccome negli anni avevo avuto la possibilità di conoscere svariati musicisti e altrettanti produttori, attraverso uno di loro nel 1990 abbiamo inviato un paio di brani voce e chitarra a due etichette, esattamente la Polygram e la Sony. Fui contento e per nulla perplesso quando entrambe mi contattarono per un incontro. Mi chiesero se avessi altri brani tali da aprire un percorso musicale degno di essere definito tale. All’epoca devo dire che una delle due non mi sembrava troppo affidabile, in primis perché aveva un direttore artistico fricchettone e poco propenso a capire il futuro musicale, e difatti nel 1998 si fluidificò entrando a fare parte della Universal Music. Feci quindi la scelta giusta ma purtroppo non riuscii a portare a termine nulla per via di un problema legato a problemi di giustizia.
Saltando la parentesi sgradevole, nel 1992 sempre attraverso alcuni amici di settore, in primis Miki, Michele Giuliano DJ che si era da poco ritirato ma aveva parecchie conocenze, presentai nuovamente gli stessi brani più altri due ancora alla Sony Music e alla EMI e alla BMG, la prima mi rispose positivamente le altre non mi considerarono proprio. Cominciai quindi una collaborazione artistica con il mio amico il maestro Teo Ciavarella, noto jazzista e docente di musica, il quale in quel periodo stava collaborando proprio con Lucio Dalla. E anche qui dovrei riaprire una parentesi molto importante su Lucio Dalla ma non intendo prendere denunce gratuite. In ogni caso con Teo iniziammo appunto questa collaborazione che ci portò all’interno di vari studi di registrazione dalla Fonoprint alla T2 Record per le registrazioni musicali e Maison Blanche Studio (Umbi Studio) fondato da Umberto Maggi noto bassista dei nomadi, per eseguire i missaggi sotto la guida del fonico Kaba Cavazzuti, discografico, musicista e aggiungo persona fantastica.
L’album che ne uscì distribuito direttamente da SONY MUSIC ENTERTAINMENT si intitolava “Post Of Sedicianni” ed era un lavoro dal titolo con doppio senso, POST of … stava sia per ufficio postale ma anche per “dopo i sedicianni”. Sulla copertina c’era un francobollo raffigurante la testa “nera” del mio rappresentante legale anch’egli noto nell’ambiente discografico ovvero l’Avvocato Vittorio Costa, persona eccezionale. Voleva essere una cosa buffa, a me faceva cagare. Così come il fastidio datomi per avermi fatto sostituire il testo della canzone che ha poi dato il titolo all’album; infatti, si sarebbe dovuta intitolare “Madre per un figlio” e l’argomento era la lettera che una mamma faceva a suo figlio sedicenne che abbandonava la famiglia, una sorta di biografia di una cara amica. Invece diventato SEDICIANNI, una storia d’amore improbabile tra due ragazzi scemi che non si capiva cosa facesse a chi e perché. Cmq andò così e con quell’album girai l’Italia in lungo e in largo andando di persona in oltre 100 stazioni radio, una volta funzionava così, c’erano tante radio e più soldi di adesso.
Il maestro Teo Ciavarella diventò oltre che arrangiatore dei brani anche coproduttore e mio direttore artistico dal 1993 al 1999 e dal 2003 a 2007. Insieme oltre che Post Of Sedicianni producemmo gli altri album Cambiare Niente nel 1998 e Pitililli nel 2006 – Poi insieme a Franz Castellari e Livolsi Giordano Produssi I Sogni e la Cenere nel 2010.
Il coraggio che abbiamo anzi, che ho avuto a continuare a scrivere e musicare le mie canzoni è un atto di forza e un concentrato di auto stima che non sempre può evidenziarsi nelle persone, specie in coloro che hanno avuto esperienza estremamente negative come quelle che ho avuto io.
Nel 1993 quando uscì l’album Post Of Sedicianni come detto in precedenza partii per un mega tour radiofonico, ma quello che non ho raccontato è che mentre mi trovavo in tour ed esattamente nel veneto, venni contattato dal mio avvocato, a seguire dal mio direttore artistico e infine dal direttore artistico di Sony Music, all’epoca tale Fabrizio Intra. Tutti e tre mi dissero la stessa cosa; “rientra subito che andiamo a Sanremo”. Ebbene in quel caso effettivamente rimasi perplesso e spiazzato. “Ma come” : dissi; “sono in pieno tour radiofonico siamo in Giugno e mi fate rientrare per Sanremo che sapete benissimo non essere nelle mie corde e non sono idoneo né come persona né per ciò che scrivo”. Mi convinsero e rientrai. Da li a 15 giorni insieme a Teo Ciavarella e ad altri musicisti eccellenti mettemmo insieme un pezzo sanremese eccezionale. Il titolo era “Ti regalo la luna”. Una canzone da vomito terrificante, però devo ammettere che perfettamente nello stile sanremese, che piacque immensamente a Pippo Baudo.
Tutto pronto e grandi preparativi, taglio di capelli stile bambino bravo e sbarbatissimo, palestra e lampade tutti giorni a manetta. Mi schifavo sempre di più ma era quello che loro avevano stabilito, perciò stavo al gioco. Arriva Ottobre, prove su prove , uno non ha idea l’ansia che prende mesi e mesi prima quando si rende conto che dovrà andare su un palco davanti a milioni di persone in TV. Mi chiama il mio avvocato e mi dice che dobbiamo andare su in Sony. Tra me e me pensavo fosse per firmare il contratto di Sanremo di persona, anche perché per l’album fu fatto così e credevo fosse la stessa cosa anche in quella circostanza. Quando arrivo su negli uffici della Sony mi stanno aspettando tutti, Teo Ciavarella, Fabrizio Intra, altri due personaggi a me ignoti e sapete chi? Pippo Baudo!!! Proprio lui, in persona. Manca il mio avvocato, si, manca Vittorio Costa. La cosa sul momento non mi sembrò strana perché poteva essere in ritardo, anche se non era tipo da ritardi. Mi parse strana invece quando tutti stavano seri, e il mio Direttore artistico Teo Ciavarella stava in silenzio. la cosa che mi dissero la presero talmente larga che se ve la raccontassi per iscritto ci vorrebbero 5 pagine. Sostanzialmente mi raccontarono un sacco di fesserie solo per arrivare al dunque che: “Quindi devi capire Moreno che glielo dobbiamo a Alessandro perché poverino non sappiamo se con quello che ha alla gola potrà mai più cantare, tu stai tranquillo che il prossimo anno è tuo, lo mettiamo già scritto nero su bianco adesso”. Sul momento non ci ho pensato, ho chiesto solo quale fosse questa maledetta malattia che aveva attanagliato la gola di Alessandro al punto da non farlo più cantare in futuro. Mi risposero che era una malattia che non perdona che non avrebbe più potuto cantare. Sul momento pensai a un tumore o simile, ma non mi addentrai più di tanto nel discorso perché mi sembrava indelicato interessarmi troppo. Baudo era annoiato, scocciato, sbadigliava e si alzava ogni 3 minuti e a un certo punto sparì senza salutare. Fabrizio Intra era molto affranto, ho visto un uomo che senza parlare mi stava dicendo: “ti hanno fottuto”!! Mentre me ne andavo con Teo, lui era sconvolto, e io capii in quel momento che erano stati degli schifosi, si perché se veramente avessero voluto mandarmi a Sanremo l’anno successivo ci sarebbe stato presente il mio avvocato che mi avrebbe presentato il contratto da firmare come mi avevano detto, invece il nulla.
Andò quindi al mio posto Alessandro Bono in quel Sanremo del 1994, nemmeno 90 giorni dopo la sua apparizione, morì a causa di complicazioni dovute all’AIDS. Loro lo sapevano benissimo, non aveva un tumore alla gola e sapevano benissimo che sarebbe morto da li a poco e lo sforzo di Sanremo avrebbe accelerato la morte. Guadagnarono 30 volte tanto dalle vendite del disco. Questa era la verità e questo era Pippo Baudo, un personaggio con le mani in pasta ovunque. Un grande e astuto commerciante finto buonista. Non discuto le persone che ha presumibilmente scoperto e che ha portato al successo ma mai e poi mai gratuitamente.
Lo stesso anno, nel Giugno 1994 mi contattarono effettivamente per portare il brano a Sanremo. Mi presentai negli uffici della Sony, mi dissero che Fabrizio Intra non era più il direttore artistico essendo passato mi pare in Columbia, etichetta sempre di Sony, e il direttore di Sony Music Entertainment era diventato tale Roberto Rossi, apparentemente persona dignitosa e sensibile con il quale parlai volentieri. La parte meravigliosa fu quando un altro individuo, tale Colizzi o Colitti o simile, mi fece accomodare in un'altra stanza e mi disse senza il minimo problema che per partecipare al Festival di Sanremo occorreva uno sponsor. “In che senso”, gli chiesi. “occorrono 200 milioni” perché le case discografiche sono tutti in ristrettezze e quindi se hai un buon sponsor ok altrimenti dobbiamo dare spazio a qualcun altro”. Parliamo di 200 milion i di LIRE, oggi circa 100.000,00 Euro. Oggi una somma affrontabile, all’epoca una somma improponibile.
Ovviamente non avevo nessuna intenzione di indebitarmi, Sanremo non mi interessava, volavo sull’entusiasmo dell’appena conquistato DISCO D’ORO con l’album Post Of Secicianni … figuriamoci. Fanculo gli dissi, e purtroppo mi venne anche la pessima idea di rifilare a questo Colitti o Colizzi un ceffone a piena mano. Non solo, ma quando ci si mette il diavolo tutto può capitare, infatti mentre andavo via chi vidi entrare in un ufficio? Pippo Baudo!!! Ero avvelenato, aprì la porta senza bussare non vidi neanche in quanti era dentro, parecchi comunque, mi diressi verso il Pippo nazionale e gli sputai in faccia in maniera eclatante con parecchia saliva, non fecero in tempo a bloccarmi che già stavo giù in strada.
Mi sentivo benissimo, e così sono stato per 4/5 mesi, addirittura sulle Hit radiofoniche e sono tornato nuovamente a fare un altro Tour radiofonico organizzato da tale Caludio Rolando che era il big a Milano delle organizzazioni musicali radiofoniche quindi volavo come una farfalla. Partecipai a un concertone galattico a Jesolo, davanti ad almeno 10.000 persone. Feci un concerto al teatro Nuovo Medica di Bologna dove riempii il teatro. Ma quello che non avevo considerato è che il contratto con loro stava scadendo. Il contratto si risolse nel mese di Dicembre 1994.
“Nessun problema” pensai. “Ci sono decine di etichette discografiche e centinaia di produttori”. È stato il mio ultimo pensiero positivo. Dal 1995 in avanti invece mi sono trovato tutte le porte chiuse. Solo porte chiuse. Quando sentivano il mio nome chiudevano le comunicazioni. Ho cominciato dapprima a cercare piccole realtà indipendenti che però quando andavano a chiedere per le distribuzioni non c’era trippa per gatti. FINE. Dovetti mettermi, con l’aiuto di Teo, a fare brani da disco music, ne sfornai 7 in un anno e furono le uniche cose che mi permisero di mangiare e pagare le bollette. Attraverso alcuni amici fui contattato da un elemento che abitava nella capitale, tale Ponzio o Porzio non ricordo assolutamente lo pseudonimo in quanto non era certo il suo nome, mi raccontò essere stato il manager della Ornella muti e bla bla bla fino a farmi la proposta di essere ospite per due serate a una trasmissione di canale 5 denominata “un disco per l’estate”, presentata da Gigi Sabani, il quale a garanzia della buona riuscita della cosa mi avrebbe voluto conoscere volentieri, perciò questo Porzio o simile mi avrebbe presentato da li a qualche giorno a Napoli Sabani in persona, indicandomi anche l’Hotel dov’era alloggiato. Fu così che andai a Napoli e fu così che conobbi Sabani, anche se in realtà lo avevo già conosciuto anni prima in quel di Cattolica (FC) dove lui faceva serate e io aprivo tali serate come intrattenitore musicale prima della star. A Napoli mi fu nuovamente offerta l’ospitata garantita a due serate della trasmissione di Mediaset, purtroppo in quel momento storico non avevo 150 milioni delle vecchie lire cash da investire, o meglio, non a breve termine, e perciò dovetti rinunciare e andò un altro al mio posto, operazione conclusa in 24 ore perché credetemi, c’era la fila. Non aggiungo altro.
Decisi quindi di riproporre i brani di successo tipo NOTTE DI SAN LORENZO, per esempio, fino al 1997 ma non mi si filava nessuno e nel 1998 sono uscito con l’album CAMBIARE NIENTE. Flop esagerato perché nessuno lo voleva distribuire né proporre in radio. Nemmeno lo volevano ascoltare. Ho poi riscritto alcuni brani come “stagioni” o come “dirglielo non so” o ancora “fai così” che avevo già abbozzato in passato, e un brano riproposto in inglese da un cantante americano pseudo sconosciuto, in America andò benino e qui non l’hanno voluto neanche ascoltare. Nel 2006 è uscito Pitililli , auto prodotto e distribuito da Resisto production, e finalmente nonostante la completa mancata promozione è andato piuttosto bene. Poi nel 2010 sono uscito con l’album i sogni e la cenere. A mio avviso ci sono dentro dei brani che avrebbero fatto la differenza se arrangiati come si deve, ma le finanze erano quello che erano, avrei potuto avere molti soldi ma ciò avrebbe significato tornare a fare cose che non volevo più fare nella vita. La crescita musicale e l’esperienza fortunatamente giocarono e giocano ancora un ruolo interessante, e adesso ho dei brani che reputo realmente belli, o se non altro assolutamente realistici e poetici, che poi sostanzialmente mi rappresentano.
M
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L'articolo Biografia Moreno Corelli di Moreno Corelli è apparso su Rockit.it il 2026-09-06 12:54:03