Glauco Boato: chitarra e voce Jacopo Massangioli: batteria e percussioni Roberto Pecorale: organi e piano elettrico

I Neko at Stella nascono qualche anno fa, inizialmente come progetto di Glauco (chitarra e voce), prepotentemente mosso dalla voglia di ricominciare a creare musica dopo un periodo di vita all’estero, trasformatosi presto in duo chitarra/batteria per l’impellente esigenza di confronto con un’altra testa/coscienza e la necessità viscerale di ritornare a disturbare i timpani di un pubblico in carne ed ossa. Tutto ciò porta alla pubblicazione nel 2013 del primo omonimo album, uscito per l'etichetta Dischi Soviet Studio. Si tratta di brani da cui erompe il profondo amore di Glauco per il blues delle origini, arricchito di elementi che gravitano in orbita desert-rock e shoegaze, regno dei suoni di chitarra più rumorosi. Dopo alcuni cambi di formazione, trovano finalmente la quadratura del cerchio nella collaborazione tra Glauco e Jacopo alla batteria, a cui si aggiunge infine Roberto ad organi e rhodes. La nuova formazione a tre dedica il primo periodo al riarrangiamento dei brani del primo album, e ad un’intensa attività live, ed è proprio da questo periodo di attività frenetica che parte e si delinea il suono di oggi dei Neko at Stella che, senza tralasciare le importanti influenze degli inizi, si fanno guidare da profondi suoni di organo distorto verso confini più oscuri, a volte prepotenti e rumorosi, a volte inquieti e dilatati, a volte malinconici e disillusi.
Ad aprile 2017 è tempo di tornare in studio: registrato e mixato totalmente in analogico presso gli Oxygen Studios dalle mani sapienti di Paride Lanciani (formatosi con Steve Albini), masterizzato da Carl Saff (Chicago), il nuovo lavoro intitolato Shine è un disco suonato e sudato tutto in presa diretta, senza l’aiuto di orpelli tecnologici.
Le atmosfere sono fortemente caratterizzate da continue oscillazioni tra quiete e turbamento, da sentieri scolpiti nella roccia con fraseggi tra ritmo, melodia e rumore, che sfociano nel caos: un muro oltre il quale si vede la cura maniacale del suono.
Sembra un paradosso, visto il titolo, ma Shine è l’album con cui abbiamo provato a descrivere il nostro lato oscuro, non solo come persone ed individui, ma anche da un punto di vista collettivo, universale. Ci si trovano incazzature, tristezze, perversioni, perdite di equilibrio e qualche speranza, da buoni adepti del blues che si rispettino. Il tutto condito per endovena con una buona dose di fuzz, sempre sia lodato.