Karim Qqru racconta 10 dischi italiani da riscoprire

21/12/2017 09:57 di Karim Qqru

Karim Qqru non è solamente il batterista degli Zen Circus, è il proprietario di una mastodontica collezione personale di dischi, coltivata negli anni come un prezioso giardino in vinile, non comune nemmeno a chi fa della musica un mestiere e giustificabile soltanto da un amore che balla sul filo rosso della morbosità ossessivo compulsiva. Ci sono dischi che a volte si perdono nel tempo, e che a volte sopravvivono soltanto nelle tante collezioni come questa, memoria e anima di un momento culturale italiano fissato in un disco tondo di plastica nera. Abbiamo chiesto a Karim Qrru di sceglierne dieci e raccontarceli, senza distinzioni di anno o genere. Per qualcuno saranno piacevoli scoperte, per altri  un semplice "ma sì, ma questi li so a memoria!", in ogni caso noi ve li facciamo (ri)sentire qui.

Buon vecchio Charlie “All’uomo che raccoglie i cartoni” - (“Buon vecchio charlie” - 1971).

Tra le perle nascoste del prog italiano.
Registrato nel 1971, l’etichetta discografica del tempo (la “Suono” di Mestre) decise inspiegabilmente di non pubblicare l’album, che vide la luce solo nel 1990 grazie all’interessamento della Melos dischi.
La lunghissima “All’uomo che raccoglie i cartoni” parte con un’azzeccatissima citazione di “Una notte sul monte calvo” di Mussorgsky e prosegue tra stilemi di puro progressive e vibrazioni di folk medievale.
I Buon vecchio Charlie sono qualcosa di più di una rivisitazione istantanea di King Crimson, Genesis e Jethro Tull, e danno l’idea di quanta bella musica tirasse fuori il belpaese in quel periodo.
Curiosità: alla chitarra e alla voce troviamo un giovanissimo Richard Benson, ben distante dal ruolo triste che comincerà a recitare (e subire) dal decennio seguente.

 

Adriano Pappalardo “Oh! Era ora” - (“Oh! Era ora” - 1983)

Uscito in piena era synth-pop, la realizzazione di questo lp rimarrà nella storia per aver causato l’incontro magico tra Panella (autore dei testi con lo pseudonimo di Vanera) e Battisti (arrangiatore dell’album), avvenuto tra le mura dello studio D della RCA di Roma, dove Greg Walsh stava registrando e producendo il disco del cantante pugliese
“Oh! Era Ora!”, con tutti i limiti della sbronza new wave figlia del suo tempo, rimane un buon album, con almeno quattro assi nella manica, tra i quali la surreale title track, vero e proprio prodromo di quel “Don Giovanni”, che sancirà la prima collaborazione totale tra Panella e Battisti.


White Tornado “Without doing anything” - (“From hand to mouth” - 1997)

Durante la seconda metà dei 90 Catania divenne uno dei luoghi caldi del noise mondiale, grazie alle uscite discografiche di band come Uzeda, Keen Toy, Jerica’s e White Tornado.
Quest’ultima fu senza ombra di dubbio la più violenta, spietata ed acida del lotto, e lasciò la sua furia distruttrice con il mastodontico “From hand to mouth” (1997); un album di culto che a distanza di 20 risulta credibile come pochi altri dischi noise rock nostrani.
Godibilissimi anche gli split con Oxbow e Colossamite, una conferma del respiro internazionale della band siciliana.

 

Not Moving “You’re gone away” - (“Land of nothing”; registrato nel 1984; pubblicato nel 2003).

Da Piacenza con furore.
Un mix esplosivo di garage, punk, beat, rock’n’roll, post punk, blues e psichedelia, che durante gli anni 80 ha portato la band di Dome la Muerte, Tony Face, Dany, Lilith e Severine a dominare la scena underground italiana, arrivando a fare da spalla a giganti come Clash e Johnny Thunders.
Nei momenti più alti della loro carriera non hanno avuto nulla da invidiare a band sacre come Gun Club, X, Cramps e Fuzztones.

 

Taxi “I’m dead” - (7 pollici del 2002)

Punk’n’roll incendiario all’ennesima potenza, con testa, muscoli e cuore rivolti oltreoceano e oltremanica.
I romani Taxi hanno rappresentato la punta di diamante di un certo modo di fare rock’n’roll: due album per la Dead Beat Records di Los Angeles ed altrettanti tour negli Stati Uniti tra la fine dei 90 e la metà degli anni 00.
Dalle loro ceneri nasceranno gli ottimi Giuda che, con una sterzata ancora più decisa verso il glam punk, diventeranno uno dei punti di riferimento del genere nel mondo.

 

I ragazzi dai capelli verdi “Una città in fondo al mare” - (45 giri - 1967)

Tra le ultime band (solo per ordine temporale, sia chiaro) dell’implacabile prima ondata beat italiana.
Capitanati dal carismatico frontman Franco Serena, I ragazzi dai capelli verdi (nomen omen, guardate le copertine dei dischi) tirarono fuori una manciata di singoli killer nella seconda metà degli anni 60, in bilico tra rivisitazioni italiane di brani dei Kinks ed un amore spassionato per Yardbirds e Pretty Things e Who.

 

Tampax “Ufo Dictator” - (split with Hitler SS).

Dicembre 1978.
Pordenone.
The Great Complotto.
Bastano queste tre righe per capire l’importanza di “Ufo Dictator”, che uscirà pochi mesi dopo, in uno degli split più seminali di quel denso periodo discografico.
Il ciclone punk ha appena esalato l’ultimo respiro negli Stati Uniti e in Europa, lasciando cocci e sangue ovunque, ed i Tampax si sporcano le mani molto volentieri, entrando nel mito con un’esecuzione strumentale al limite della farsa ed un irresistibile inglese disastrato.

 

Clem Sacco “Baciami la vena varicosa” - (45 giri- 1963).

“Vampira, vampira, vampira, cha cha”.
Nonsense, canti belluini e groove assassino.
Clem Sacco, dopo essersi trasferito in Italia dall’Egitto (sua terra natia) nel 1952, entra a testa bassa negli “urlatori” del Clan Celentano, dopo un tentativo svogliato nel mondo della lirica.
Ancora oggi i suoi 45 giri (“O mama voglio un uovo alla coque” ne è un altro fulgido esempio) sono tra le poche testimonianze di un tardivo ma efficacissimo rock’n’roll primordiale nostrano.

 

Raw power “State oppression” - (“Screams from the gutter” - 1985).

Puro orgoglio italiano nel mondo:
prima formazione punk italiana a fare un tour negli USA, concerti con i Dead Kennedys, partecipazione alla mitica compilation di Maximum Rockandroll, ed un rispetto indiscusso nella scena HC.
Registrato a Minneapolis nel 1984 nello studio di Paul Mahern degli Zero Boys in sole 36 ore, “Screams from the gutter” (baciato da una produzione incredibile per il tempo e benedetto dalla prestazione encomiabile alla batteria di Helder Stefanini) venderà più di 40.000 copie, diventando una pietra miliare del punk hardcore mondiale.

 

Rosemary’s baby “The power of love” - ("Love songs" -1985).

Portavoce italiani del gruppo esoterico “Thee Temple ov Psychick Youth”, i Rosemary’s baby furono gli alfieri di un Industrial tricolore portato all’esasperazione, tra tinte rumoriste e dark ambient di derivazione Psychic Tv.
Spiritualismo deviato, occulto, cut up ossessivo ed esoterismo sono inscindibili dalla visione musicale del misterioso ed affascinante quartetto veronese.

 

 

Commenti (1)

  • Nello Indie 5 mesi fa @nelloindie

    Senza volerlo ... manifesto dell'Indie Italiano!

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