tha Supreme ha fatto un gran bel disco, ma forse è presto per la sua religione

Dopo settimane di hype alle stelle è uscito "236451", primo disco del produttore (e molto di più) ragazzino. Non è la divinità che improvvidamente ci hanno voluto far credere, ma certamente un prospetto di grande artista
15/11/2019 14:34

I rapper sono i nuovi calciatori. Madonna, per tirare fuori ste boiate devo proprio aver finito le idee. Ma su, fatemi spiegare. Giovedì pomeriggio mi sono recato al listening party, al flash mob, insomma, all’evento organizzato per l’uscita del primo album ufficiale del giovanissimo produttore romano tha Supreme e mi sono ritrovato catapultato nella vecchia Mtv. E in effetti l’unica volta che andai a TRL fu proprio per incontrare un calciatore.

Ore 15. Orario family friendly, all’improvviso uno spot della Milka, un convoglio di rumorosi ultrà delle Fiorentina, prodi garibaldini in uniforme, tappezzano di macchie viola la Stazione Centrale. Zaino ancora in spalla, molti di loro sono appena usciti da scuola. Per qualcuno è la prima volta da solo nella “grande città”.

Al ritorno, sul binario, mi chiederanno informazioni su quale treno prendere per tornare a casa. Un rito tribale, come indiani attorno al totem, un migliaio di ragazzini (o poco meno) cantano e ballano sotto una statua che raffigura l’avatar del ragazzino che fa il rap. A ogni cambio di canzone un boato rimbomba nella volta antistante Piazza Duca d’Aosta, ma, a differenza di TRL, quest’oggi non c’è nessun artista ad affacciarsi in balconata. Un successo niente male, considerando che almeno il doppio delle persone stava replicando le stesse gesta anche a Roma.

Quante volte le parabole di rapper e calciatori sono state accostate? Parecchie. Un’infanzia difficile e l’improvviso riscatto, la ricchezza, il successo, i tatuaggi e tutte queste stronzate. A dire il vero, non sapevo molto della vita “reale” di tha Supreme, se non che venisse da Fiumicino e che fosse molto giovane. Conosco però un dettaglio fondamentale, condivisibile moralmente o meno. Ma abbandonare la scuola per inseguire il proprio sogno lascia trasparire la determinazione del campione, del predestinato. Come nel pallone.

Tha Supreme ha le stigmate della next big thing dell'hip hop italiano. La strategia con cui è stato comunicato – non si registrano per il momento interviste e di lui sono circolate solo pochissime immagini, come in una sorta di "soft anonimato" – e tutta la "fotta" che è stata eretta attorno a lui, a cominciare dall'evento cui stiamo partecipando, di certo lo stanno agevolando nel percorso. E non possiamo nemmeno limitarci a definirlo un fenomeno per adolescenti, dal momento in cui Salmo in persona si è scomodato per contattarlo, è finito sull’epico nuovo album di Marracash, può vantare la presenza nel Machete Mixtape e collaborazione con artisti del calibro di Nitro, Gemitaiz e Fabri Fibra. Da minorenne.

Ogni 10 ragazzini che sognano di diventare rapper, c’è un amico che smanetta su Ableton. Di questi, uno ogni 2milioni diventerà un produttore di successo. Ed è proprio questo il punto: la figura del producer si sta velocemente imponendo anche da noi, assumendo sembianze sempre più internazionali.

Il producer è un artista a sé, lavora a lavori propri e si avvale della presenza di altri interpreti, non si limita a distribuire basi. Takagi & Ketra, prima di divenire i re Mida della scena pop italiana, non erano altro che dj, membri di un gruppo. Anzi, THG, era evidentemente l’elemento più sfigato della band, e abbiamo visto che fine hanno fatto i Gemelli Diversi.

La strada dei producer-superstar è stata spianata soprattutto da Charlie Charles e Sick Luke, che si sono imposti percorrendo tutte le tappe canoniche della gavetta, autoproducendosi agli esordi, portando per primi gli stilemi della trap di Atlanta nello Stivale. Il loro successo, per quanto immediato, non è stato così esplosivo.

Per Tha Supreme è stato tutto più semplice, ma sminuirne la portata artistica sarebbe comunque da stupidi: basti ascoltarlo per rendersi conto quanto il suo prodotto si discosti fortemente dalle sonorità minimali della corrente seminale del genere. Si parla sempre di trap, ma nella sua versione più barocca. Una complessità sonora che fa ancora più specie padroneggiata da un diamante grezzo, da un artista che, evidentemente, non è ancora al suo apice. 

Del resto dell’album, uscito come di consueto alla mezzanotte del venerdì, c’è poco da dire: c’è la vaporwave, ci sono le chitarre, i pezzi più hardcore e ritornelli ariosi, ognuno sceglierà le sue tracce in base al genere di riferimento, ai propri trascorsi o, più semplicemente, seguendo l’artista che preferisce tra quelli presenti nei featuring (tra gli altri Salmo, Fibra, Mahmood, Lazza, Nayt e sua sorella Mara Sattei).

Il caso più recente è Mattoni di Night Skinny. 236451 continua una tradizione di successo, inaugurata con Thori & Rocce di Don Joe e Shablo, che, se mi permettete, stanno al ruolo dei producer un po’ come Ensi a quello dei rapper in Italia, visto che sono i due artisti che hanno fatto da tramite tra la figura del dj, legato al mondo dell’hip-hop, e il moderno produttore, per il quale potremmo persino scomodare il termine “urban”.

Non voglio espormi alla shitstorn di raver e tecno-folli: sto parlando di rap. Certo, la differenza forse sta nei mezzi, tra i piatti ed un programma c’è una bella differenza, la stessa che sussiste tra una moka e una macchinetta Nespresso. Nel 2019 l’hip-hop non è solo scratch, ma riadattamenti, batterie elettroniche e campionamenti, lo è e lo è sempre stato. Insomma, posso permettermi di dire Dj Gruff sta ai Sangue Misto come Sick Luke sta alla DPG? (no, non puoi, ndr)

Tha Supreme è moderno, un passo avanti anche rispetto ai suoi colleghi "generazionali", nel senso che non si limita a produrre le sue canzoni (e a registrare anche i suoi video, ad esser puntigliosi), ma a differenza di tanti altri produttori si è anche sbilanciato nell’interpretarle. Non una banalità. L’uso delle parole con una finalità fonetica, quasi onomatopeica, il meaning di una canzone che emerge più dal mood complessiva che dal senso di una singola frase. Questo è l’effetto che mi ha provocato il singolo che ha anticipato 236451, Blun7 a swishland. No, non ho tirato in ballo Dj Gruff a caso (sia mai che qualche quindicenne legga quest’articolo e vada a recuperarselo).

 

L’evento finisce, ragazzini rimangono a venerare la statua, si scattano foto, la toccano come fosse il vero tha Supreme, come a volerne portare un pezzo a casa. Forse anche il sottoscritto era così più di 10 anni fa, in fila per un autografo con la sua compilation firmata da Del Piero in mano (e voi nella vostra collezione potete vantare un disco autografato da un calciatore?). Mi fanno un po’ di tenerezza, abbiamo ascoltato 10 minuti di un album che sarebbe uscito a mezzanotte dello stesso giorno ripetuti in loop per un’ora, Davide non era nemmeno presente. Eppure li invidio, li invidio perché per loro contava esserci e contava esserci con i loro cappucci viola. È L’artista che gli è più prossimo come età, del resto come biasimarli, è anche uno dei più bravi.

Il disco è uscito nel frattempo, ed è anche qua sotto. E alla fine, tutto sommato e quali che siano i gusti personali, l'hype era assolutamente giustificato.

 

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L'articolo tha Supreme ha fatto un gran bel disco, ma forse è presto per la sua religione di Marco Beltramelli è apparso su Rockit.it il 15/11/2019 14:34

Tag: album

Pagine: Tha Supreme

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