Dai movimenti ai libri di scuola, breve intervista a Zulù

Ieri i 99 Posse hanno annunciato su Facebook che il testo di “Curre curre guagliò” è stato inserito in un’antologia scolastica, come esempio di testo di ribellione giovanile. Alcuni passaggi, però, sono stati eliminati. Abbiamo fatto qualche domanda a Luca Zulu PersicoIeri i 99 Posse hanno annunciato su Facebook che il testo di “Curre curre guagliò” è stato inserito in un’antologia scolastica, come esempio di testo di ribellione giovanile. Alcuni passaggi, però, sono stati eliminati. Abbiamo fatto qualche domanda a Luca Zulu Persico
07/11/2013 di

Ieri i 99 Posse hanno annunciato su Facebook che il testo di “Curre curre guagliò” è stato inserito in un’antologia scolastica, come esempio di testo di ribellione giovanile. Alcuni passaggi, però, sono stati eliminati, in particolare tutti quelli che fanno riferimento alla polizia e alle forze dell’ordine. Abbiamo chiamato Luca Zulù Persico per chiedere qual è stata la sua reazione all’inserimento nell’antologia e a questi tagli.



Come hai scoperto dell’inserimento del testo nell’antologia?
L’ho letto stanotte su Facebook. Gli altri avevano pubblicato la notizia e non me l’avevano detto di persona. Le follie dei social network.

Sei contento di questo risultato?
Ho una doppia valutazione, una da compagno, militante dei movimenti, ex militante dei movimenti studenteschi e una da autore della canzone. La prima parte di me è contenta di questa presenza, seppure molto edulcorata, nell’antologia. Contenta perché, da quando ero uno studente medio, mi sono sempre battuto perché la scuola si occupasse di più del sociale e la società della scuola. Il fatto che si possa sviluppare un dibattito in classe sul movimento della Pantera o sull’importanza dell’occupazione è una vittoria. Da questo punto di vista sono contento, anche se è solo un timido passo. Non è così che si cambia la scuola, ma il giudizio è positivo in generale.

E da autore invece cosa pensi dei tagli fatti al testo?
L’autore Luca Zulù Persico vede quella pagina e vede un suo testo tagliato. Mancano tutti i riferimenti alla polizia, come se fossi un pazzo invasato che ce l’ha a cazzo con la polizia. Noi in realtà non ce l’abbiamo con i singoli poliziotti, perché rispettiamo quella minoranza molto esigua delle forze dell’ordine che vorrebbe fare il proprio mestiere con consapevolezza e rispetto. Purtroppo nessuno di loro è a livelli dirigenziali. Comunque questo è un argomento che si può sorvolare, perché nel pezzo non si parla dei poliziotti come responsabili del nostro malessere, ma aguzzini di chi è responsabile del nostro malessere. E’ come se togliessero un pezzo a “Pianto antico” di Carducci: “L’albero a cui tendevi… il verde melograno”. [ride. NdR]. Immagino che sia stato un compromesso obbligatorio per chi ha inserito il testo nel libro. Io non avrei accettato la mediazione, ma è un altro discorso.

L’album “Curre curre guagliò” è uscito vent’anni fa. Mentre voi, esponenti di punta degli anni ‘90, finite nei libri di scuola, i nuovi rapper colonizzano tutte le classifiche. Non è strano come cortocircuito?
E’ un cortocircuito, ma c’è un legame molto forte. Quello di oggi non è un altro rap: è mosso dalle stesse matrici e compie lo stesso lavoro. A essere cambiati sono i giovani che fanno rap. Noi avevamo delle priorità e una consapevolezza, i giovani di oggi sono un’altra cosa, prodotta anche da 20 anni di disinformazione e imbarbarimento culturale. Il rap serve a riscattarsi, ma noi pensavamo come collettivo, oggi si pensa come singoli. I rapper di oggi partono da vissuti borderline, proprio come noi. Pensiamo ai Club Dogo, e parliamo del top del top. O Fibra, anche se oggi non so nemmeno più se si può definire rapper, visti i beat che usa di recente. Comunque si tratta di rapper che sono venuti fuori perché hanno avuto il bisogno e la necessità di raccontare i loro vissuti borderline per buttarli in faccia agli ascoltatori. Poi il modo in cui si affronta la visibilità e il successo dipende dalle singole persone, dalle loro scelte e dalla cultura. Noi abbiamo sempre vissuto gioie e disagi in ambito collettivo, ma è successo perché abbiamo avuto il movimento della Pantera all’università e altre lotte ai tempi delle superiori. Sono cose casuali, ma determinanti per assumere una coscienza di classe. La maggior parte dei giovani di oggi non hanno avuto questa opportunità, anche se le cose stanno lentamente ma inesorabilmente cambiando. E’ un gioco di specchi: cala l’economia, cresce la consapevolezza critica.

Per chiudere tornerei all’antologia: mi dici a pelle tre altri pezzi che meriterebbero di essere ospitati in un libro di scuola?
“Batti il tuo tempo” di Onda Rossa Posse, “Figli della stessa rabbia” della Banda Bassotti, “Mr. Produttivo” di Piombo a tempo.
 

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