Addio a Gerardo Panno, pilastro della radio'n'roll

Gerardo PannoGerardo Panno
05/06/2012

L'ha portato via un colpo improvviso. E' venuto a mancare ieri, nel giorno del suo compleanno numero 53, nel giorno in cui su Radio 2 veniva annullata la consueta programmazione per dare spazio ad una giornata speciale dedicata alle vittime del terremoto in Emilia. L'aveva voluta fortemente; aveva lavorato per costruirla e metterla in piedi. Bizzarro, e triste. Oggi la rete lo ricorda così: "Professionista di altissimo livello, amico dolcissimo, collega indimenticabile."

L'ultimo periodo radiofonico di Gerardo Panno lo ha visto protagonista di una serie incredibile di Live per Radio 2. Conduceva, organizzava, amministrava live di ogni tipo. Tutti belli. Internazionali come Arcade Fire, Arctic Monkeys, Kasabian. Italiani, tutti i migliori. Aveva un legame speciale con gli artisti connazionali, che lo conoscevano personalmente e gli volevano bene. Con Rockit aveva stretto per il secondo anno consecutivo un rapporto di partnership per il nostro festival MI AMI.

Nato a Roma e laureato in Filosofia della Scienza, dapprima a Radio Città Futura e poi in Rai. Come molti in questo mestiere, non si limitava a un solo incarico ma era impegnato anche come dj, curatore e produttore di compilation videomusicali, autore televisivo, giornalista e consulente, Oltre al già citato "Radio 2 Live", ecco altri suoi programmi: "Village",  "Baobab" e "Black and Blue". Si era sposato nel 1992 con Francesca Maria Bersani, da cui aveva avuto un figlio: Jacopo. A loro vanno le nostre condoglianze.

Chiudiamo con un ricordo di Carlo Pastore, che proprio con Gerardo aveva lavorato in diverse occasioni su Radio 2.

Dei miei tumultuosi primi giorni a Radio 2 ho ricordi nitidissimi. L'esperienza sanremese 2010, ad esempio. Inutile che vi spieghi come e soprattutto perchè: in uno di quei giorni di febbraio, prima della conclusione della diretta dal festival, Gerardo mi stava riportando coatto in albergo a chiusura di una pessima serata di battute in onda ben poco felici, e di carabinieri. Saliti sul pickup aziendale, io tremendamente scosso da quanto appena accaduto, Gerardo sorrideva e mi parlava di rock'n'roll. Forse per farmi sentire come a casa, e non pensare.

Qualche tempo dopo, feci il primo Radio 2 Live con lui. Apprensivo più della madre più apprensiva della terra, il mio contrario se penso che andavo in diretta senza sapere dove avrei dormito in una città che non è la mia. Mi chiamava cento volte al giorno e io pensavo, in milanese, “che asciugone!”. E glielo dicevo, e ci facevamo una risata sopra. Era solo molto metodico, e aveva una passione della madonna; al di là delle battute, si capiva subito.

Al telefono, ogni tanto mi proponeva qualcosa. E quel qualcosa era sempre qualcosa che mi piaceva. Lo scorso settembre, da Bologna, abbiamo seguito assieme l'I-Day con Kasabian e Arctic Monkeys. Lì mi disse: “sono così felice che lo facciamo assieme, tu sei il mio nipotino del rock'n'roll!”

Cristo, se continuo a pensarci mi si gonfiano gli occhi di lacrime.

Negli ultimi mesi c'eravamo visti un po' di volte. Venuti a Milano con l'inseparabile Andrea Cacciagrano, dopo una cena al Joe Cipolla, siamo andati al Capetown a farci un drink. Nel cuore dei Navigli, gli avevo presentato il Corbetta, l'ubriacone simbolo di Via Vigevano. Anche questo è life'n'roll. Poco dopo ci fu il Primo Maggio: siamo stati tutto il giorno assieme nel backstage, a incastrare interviste e stare nell'occhio del ciclone Afterhours. Il giorno dopo mi son seduto al suo posto in ufficio, su invito di Lollo Lucidi, che sghignazzando mi raccontava di quanto Gerardo li costringesse a tenere le tapparelle semichiuse e non fare cose non permesse dalla legge. Voglio abbracciare fortissimo la moglie Francesca e il figlio, che di questo strappo prematuro e ingiusto hanno le ferite più scoperte. E voglio abbracciare proprio Lollo e Andrea, e tutti gli amici di Radio 2 che con lui lavoravano quotidianamente a stretto contatto. Quanto può pesare un assenza, se la gravità vince sempre...

Sembra che abbia scritto tutto questo più per parlare dei miei ricordi che per ricordare lui. Ma il vero tesoro di Gerardo era la generosità. Nella nostra breve frequentazione professionale, non c'era mai un lui senza te. Dava tutto sul lavoro, dava tutto agli artisti che amava e forse anche a quelli che non apprezzava più di tanto, e dava tutto ai colleghi. E tutti, tutti, gli volevano un bene dell'anima.

L'ho sentito l'ultima volta un paio di settimane fa, per la collaborazione fra Radio 2 e il festival che curo, il MI AMI. Disponibile, e sempre attento a portare a casa cose belle. Ricordo che parlavamo spesso dei Clash, uno dei nostri gruppi preferiti nonostante la differenza di età: ancora oggi, sinceramente, non so quanti anni avesse Gerardo, per me era semplicemente uno di noi.

Ed è proprio nel giorno del compleanno che Gerardo ha deciso di andare a trovare Joe Strummer. Nel giorno del suo compleanno che poi era anche il giorno di una speciale giornata che Radio 2 aveva dedicato alle vittime del terremoto. Musica Per Resistere, così si chiamava. Tutta roba sua. Dunque se è vero che il futuro non è ancora scritto, è però vero che il passato ha un valore che nessuna così dolorosa e repentina mancanza possono portarsi via.

Non so se c'è un paradiso. So però che in questo inferno continueremo a fare girare la musica che sarebbe piaciuta anche a te. E a farla suonare così potente che non potrai non sentirla, da lassù.

 

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