Anche la EMI viene messa in vendita

24/06/2011

Appena terminata una telenovela, ne inizia subito un'altra. Dopo mesi e mesi di trattative, a maggio Warner Music è stata acquistata da un gruppo d'affari legato al finanziere russo Lev Blavatnik.

Adesso è il turno di EMI. In crisi da tempo come tutto il settore, è recentemente passata sotto il controllo del colosso bancario Citigroup, che vantava ingenti crediti nei confronti del precedente proprietario, il gruppo Terra Firma.

Al momento dell'acquisizione, Citigroup dichiarò di avere intenzione di vendere la major, ma di non voler rimetterci troppi soldi. La sensazione è che stia per partire una nuova asta, con gli stessi papabili compratori: grandi fondi d'investimento, gruppi finanziari e - di nuovo - la Access Industries di Lev Blavatnik, intenzionato a creare un gruppo discografico ancora più grande.

In caso, la faccenda solleverebbe più di un punto di domanda sulla regolarità del settore, con seri rischi di intervento da parte di autorità antitrust. Al di là delle regole del mercato e dei suoi controllori, però, ciò che colpisce di più è che si sta assistendo in contemporanea a due sviluppi della discografia che sono antitetici: da un lato microlabel sempre più micro e produzioni sempre più legate agli artisti e realizzate in totale autonomia; dall'altro gruppi già giganteschi e sproporzionati per il mercato che, come affetti da problemi di metabolismo, non possono fare a meno di continuare a ingrandirsi mangiandosi a vicenda.

Tra Golia e Davide, sappiamo com'è andata finire qualche millennio fa. Sarà così anche oggi?

Per info:
www.ilpost.it/2011/06/23/chi-comprera-la-emi

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