Antenati del videoclip a Palazzo Venezia

14/09/2006

Non è “Bohemian Rhapsody” dei Queen il primo videoclip della storia come convenzionalmente si tende a ritenere. Secondo uno studio condotto da Michele Bovi, la prima pellicola a colori realizzata per la promozione di un brano musicale è nata infatti molti anni prima, nel 1959, dalla collaborazione tra un industriale romano, Paolo Emilio Nistri, diìrettore della Ottico Meccanica Italiana, un’azienda che produceva strumenti di precisione per gli aerei italiani e americani e un imprenditore milanese, Angelo Bottani, braccio destro dell’allora presidente dell’Inter Angelo Moratti. Dal matrimonio d’affari tra i due scaturì l’avventura del Cinebox, il juke-box ad immagini per il quale fu appunto concepito l’utilizzo del filmato a colori da circa 3 minuti che negli anni Settanta assunse il nome di videoclip. Le prime pellicole furono interpretate da Renato Carosone, Don MarinoBarreto Jr , Peppino Di Capri e Nilla Pizzi. Ma il sistema fece rapidamente il giro del mondo coinvolgendo tutte le popstar internazionali dell’epoca – dagli americani Paul Anka e Neil Sedaka ai francesi Johnny Hallyday e Charles Aznavour e registi come Robert Altman, Claude Lelouch, Francis Ford Coppola. L’esperimento durò pochi anni: un fallimento decretato da problemi di organizzazione del lavoro, censura, di contrasti con editori e discografici, ma soprattutto per la partecipazione di Cosa Nostra al business americano che provocò l’intervento della Commissione antimafia di Bob Kennedy e pertanto la fine del rapporto col mercato più redditizio, quello statunitense. “Quel nonno italiano del videoclip” è il titolo del reportage del giornalista del Tg2 Michele Bovi che sarà proiettato giovedì 21 settembre alle ore 19 nella Sala del Mappamondo di Palazzo Venezia a Roma, nell’ambito della Rassegna internazionale di film e documentari sulla musica intitolata “Festival di Palazzo Venezia”. Presenti artisti e addetti ai lavori degli “antenati del videoclip”.

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