Gli Atoms for Peace di Thom Yorke se ne vanno da Spotify: fa male alla musica

Il disco degli Atom for Peace di Thom Yorke, Flea e Nigel Godrich è stato tolto da Spotify per protestaIl disco degli Atom for Peace di Thom Yorke, Flea e Nigel Godrich è stato tolto da Spotify per protesta
15/07/2013 15:22

UPDATE: è arrivata la risposta di Spotify alle parole di Nigel Godrich. La ritrovate in coda alla news.

I servizi di musica in streaming esistono da parecchio, ma è innegabile che quest'anno, con l'arrivo in Italia di Spotify, anche da queste parti l'interesse si sia alzato di parecchio. Una corsa all'ascolto, che però da tempo fa nascere anche interrogativi riguardo i compensi ricevuti dalle band. Ve ne abbiamo parlato qualche settimana fa e adesso torniamo sull'argomento per una notizia che riguarda gli Atoms for Peace, il gruppo che vede impegnati, tra gli altri, Thom Yorke, Flea e Nigel Godrich.

Proprio Godrich ha annunciato che il disco di debutto della band ("Amok") è stato tolto da Spotify. Niente più ascolto in streaming, così come per i lavori solisti di Yorke e Godrich (rispettivamente "The eraser" e "Ultraista").

Il motivo? Secondo Nigel Godrich il modello Spotify è sbagliato e dannoso per le giovani band e per la nuova musica: avrebbe senso per il catalogo, ovvero per gli album usciti da tempo, ma avrebbe poco senso per le nuove opere, che non riuscirebbero a raccogliere introiti interessanti, impedendo così ai produttori e alle etichette di registrare incassi sufficienti a finanziare nuove produzioni.

UPDATE: ecco la risposta di Spotify:

«In questo momento siamo all'inizio di un progetto a lungo termine, che ha già fatto registrare effetti positivi sugli artisti e la nuova musica. Abbiamo già pagato 500 milioni di dollari ai possessori dei diritti d'autore ed entro la fine del 2013 questa cifra raggiungerà il miliardo di dollari. Gran parte di questi soldi verrà investita per sostenere nuovi talenti e produrre nuova grande musica.

Siamo completamente concentrati per rendere Spotify un servizio musicale più vicino possibile agli artisti e parliamo costantemente con artisti e manager di come Spotify possa aiutare a costruire le loro carriere».

Tag: streaming spotify

Commenti (5)

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  • Fabrizio Paterlini 15/07/2013 ore 11:35 @fabriziopaterlini

    A me Spotify sia come musicista indipenente sia come ascoltatore va benissimo così com'è.

  • GoingIndigo 15/07/2013 ore 11:46 @GoingIndigo

    Finalmente qualche big che la pensa come noi.

  • seymour 15/07/2013 ore 12:27 @seymour

    non ho mai nemmeno visto la schermata di sto spotify ma non mi interessa. ho mille altri modi di informarmi circa la musica ed ascoltarla che non presuppongono il fatto di pagarla a forfait e a cazzo di cane

  • Fabrizio Rioda 16/07/2013 ore 10:12 @saggiofaggio

    seymour: ...basta che gli altri mille modi presuppongano una remunerazione....
    "pochi maledetti e subito" merita una riflessione, in questi tempi basculanti.

  • andre 18/07/2013 ore 09:23 @iloveboh

    per le band emergenti il sistema bandcamp funziona, secondo me, 100 volte meglio, sia dal punto di vista delle reccomandations (fatte direttamente dall'artista che stai ascoltando) sia dal punto di vista retributivo anche perché permette di acquistare anche prodotti non digitali

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