Biglietti nominali obbligatori: forse stiamo per combattere il secondary ticketing nel modo peggiore

05/12/2018 17:23 di

Da un po' di tempo si sta parlando di secondary ticketing, che viene altrimenti chiamato bagarinaggio. Senza pensare però solo al signore col piumino fuori dal Forum di Assago, il cuore del problemo sono vere e proprie reti di acquisto e vendita dei biglietti su larga scala e in maniera sistematica e organizzata. Sulla questione sono tutt'ora in corso indagini che riguardano alcune tra le principali società di ticketing e siti internet come ViaGoGo. Insomma parliamo di chi compra biglietti ad un prezzo, solitamente quello di vendita, e li rivende ad un altro nettamente superiore, il motivo per cui quella volta tuo cugino si è ritrovato a pagare 250€ per un terzo anello al live dei Coldplay a San Siro. 

Fenomeno dannoso e parassita, la lotta al secondary ticketing è qualcosa di necessario alla sopravvivenza dell'ecosistema dei live. L'urgenza di una soluzione è chiara e importante, solo che l'ultimo provvediemnto in questa direzione propone una soluzione in grado di risolvere il problema creandone uno più grosso: il biglietto nominale potrebbe infatti diventare obbligatorio per i concerti. Secondo la versione n. 89.025 dell'emendamento a firma dell’On. Sergio Battelli non solo sarà necessario riportare il nome sul biglietto di ingresso dello spettatore, ma anche, di conseguenza, attuare tutti i controlli per la verifica dell'identità all'ingresso di ogni venue. Da questo emendamento, nel caso venisse approvato, sarebbero esentati dalla prescrizione eventi sportivi, lirici, balletti, musica sinfonica, cameristica, jazz, prosa, danza e circo. Insomma, ad essere coinvolti sarebbero solo i concerti. 

Quella che prima era una pratica volontaria da parte di alcune società di ticketing ora diventerebbe obbligatoria per tutti, sempre. Per ogni biglietto venduto l'esercente sarebbe tenuto a registrare nome e cognome di ogni singola persona che intende utilizzare il titolo. Se questo da un lato potrebbe quindi fermare il fenomeno del bagarinaggio dall'altro trasformerebbe i concerti in un incubo logistico. Per legge siamo tutti tenuti ad avere sempre un documento di riconoscimento, patente o carta d'identità che sia, se quindi ci immaginiamo già gli infiniti "ma come? Io mica ho dietro la carta d'identità" all'ingresso di una serata questo non presenta una scusante. Un'altro discorso però diventa, per gli organizzatori, garantirne il controllo in ingresso. Se non pensiamo a Sans Siro, al Palalottomatica o altre strutture in grado di assorbire l'impegno logistico per gestire un ulteriore controllo, locali decisamente più piccoli farebbero un'enorme fatica a gestire la cosa, ricorrendo necessariamente a un'incremento del personale. L'obbligo riguarderebbe infatti tutte le sale concerti che abbiano capienza superiore o pari alle 1.000 persone. Avete presente poi le file per il ritiro biglietti, quella volta che la stampante non funzionava e l'operatore vi ha fatto aspettare dieci minuti sotto la pioggia o quando i biglietti erano ancora da stampare? Immaginate se ogni biglietto acquistato dovesse avere anche il vostro nome e cognome sopra quanto tutto questo sarebbe ancora più macchinoso. A questo si aggiunge anche la questione privacy, perchè i locali inevitabilemtne stilerebbero una lista di nomi e cognomi di presenti in ogni locale. Tutti questi elementi non sono per forza una violazione o una violenza verso gli organizzatori o il pubblico, ma viste tutte le complessità che si presentano sul lungo periodo il provvedimento genererebbe una serie di conseguenze a cascata che finirebbero per rendere l'intero sistema di ticketing peggiore, più complesso e macchinoso di quanto già non sia.

Di questo avviso anche Vincenzo Spera, presidente di Assomusica, di cui riportiamo la dichiarazione in merito. “Dopo la norma che ha imposto agli organizzatori di contribuire alle spese per la sicurezza e la mobilità, ci mancava pure l’ennesimo balzello in capo alle nostre imprese e a milioni di giovani per sostenere la gestione del biglietto nominale. Una scelta inaccettabile e deleteria per il nostro mercato, che è invece un asset dell’industria culturale del nostro Paese, un volano per la promozione del nostro patrimonio artistico”. A quanto risulta inoltre non esistono precedenti all'estero di un sistema come questo, dove la lotta al secondary ticketing si combatte semplicemente vietando il secondary ticketing. Certo, il percorso è lungo ed è chiaro che se fosse così semplice lo avrebbe già fatto qualcuno, ma creare un problema più grosso per risolvere la questione non è la strada giusta.

 

 

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