Com'è Brunori Sa, il nuovo programma di Dario Brunori su Rai 3

07/04/2018 17:06 di

Generazionale e nazional-popolare, sintetizziamolo così Dario  Brunori, in musica Brunori Sas. Nella seconda serata del 6 aprile è andata in onda, su Rai 3, la prima puntata di Brunori Sa, trasmissione ideata, scritta e condotta dal cantautore calabrese: un format a metà tra l'inchiesta e il talk ironico, con tanta musica a far da drappeggio.

Seguendo il consiglio di un Bernardino Telesio parlante (voce di Neri Marcorè), Brunori lascia fuori i sofismi (che mai gli sono appartenuti) e basa tutto sulla concretezza. Riflette in modo asciutto e icastico, aggrappandosi ai suoi riferimenti culturali, seminati in pillole succulente: dal De rerum natura di Telesio a Gaber, da De André (citato en passant) a Boris, da Cast Away, da cui recupera Wilson, pallone bianco amico di Tom Hanks, che usa come spalla, alla cuffia di Palombella rossa fino al microfono Sennheiser e al mangianastri, che lo accompagna per tutta la puntata, intitolata "Far finta di essere sani".

Uomo "liquido" in una società liquida, talmente liquida che sono diventate così pure le sigarette (ingegnosa la metafora costruita con Gianluca Cesati, desinger industriale e "sommelier della sigaretta elettronica"). La vita liquida diventa vita "postuma" con l'altro ospite Francesco Piccolo: la vita vera è quella dei vent'anni o no? E quella vita è replicabile? In che modo? A questo proposito Brunori interpella uno che sulla fine dei vent'anni ha costruito il primo successo solista, Francesco Motta. A prescindere dalle poche chiacchiere attorno alla necessità di sintetizzare per resistere al tempo ed essere capiti, qui il momento topico è il loro duetto ne "La fine dei vent'anni".

Brunori Sa è una trasmissione itinerante e accogliente: non c'è uno studio, non ci sono poltrone, ci sono una casa, un divano e un armadio magico con cui spostarsi di città in città. Un po' come il Woody Allen di "Basta che funzioni", Brunori parla senza guardare la camera, e ironizza sull'unica cosa solida che ci rimane, il corpo. Modelli sbagliati, abitudini dure a morire, sindrome di Peter Pan, apparire contro essere, paturnie sull'età (centro del dialogo con Carolina Crescentini) e sul tempo. Il momento più intenso di cinquanta minuti scorrevoli viene raggiunto con Dimartino (un altro che a canzoni è tra i primi della classe) all'interno del Museo dei Pupi di Palermo. I due colleghi discutono del rapporto tra il corpo di un padre e di un figlio, e della continua voglia di cambiamento che il corpo stimola, ma che a volte non può supportare. Dimartino canta "Ormai siamo troppo giovani", mantenendo teso il filo del discorso avanzato sin da inizio puntata.

Brunori porta in tv la sua poetica più matura, quella di "A casa tutto bene", e canta al piano la canzone simbolo di quel disco, "La verità". A parlare è un uomo che si sofferma su quelle "quattro cinque cose" a cui non crediamo neanche più, e alle quali comunque non rinunciamo; un uomo che si porta dietro le sue radici, il suo piccolo mondo antico, al cui centro c'è la madre, mammarella sas, che spiega l'inutilità della dieta per la sua generazione. Ché sempre di corpo si parla, e delle sue trasformazioni in relazione al cibo.

Brunori Sa è una trasmissione socialmente utile: la parte finale è dedicata all'associazione cosentina "Terra di Piero" (nata in memoria dell'ultrà Piero Romeo, morto nel 2011), che con i proventi di uno spettacolo teatrale intitolato "Conzativicci" ("fatevene una ragione") ha creato il parco più grande d'Italia, un microcosmo che accoglie disabili con naturalezza e non per forza, simbolo ideale di una società sana. Nelle incursioni in Calabria si vede il filo che collega il racconto televisivo a quello di Lamezia-Milano: la provincia e la metropoli sono un po' come l'essere e l'apparire, si tratta di scegliere se ri-conoscersi per come si è, come figli e padri, o se andare avanti mascherando le incertezze, le paure, le aberrazioni. Scegliere se essere pupi, uguali per tutta la vita, o uomini.

Generazionale e nazional-popolare. Ma anche corale, diretto, umano. Brunori porta in tv se stesso e lo esplicita nel finale, accompagnato da Guido Catalano: Brunori Sa specchia le contraddizioni e i dubbi dell'autore in quelle degli altri, in un gioco pirandelliano ("io quanti sono?") centrale pure nelle canzoni. L'1,9% di share è lontano da quel 74% gridato ironicamente a inizio puntata. Ma se fra quei 321mila spettatori c'era qualcuno che conosceva poco Brunori Sas, allora è molto probabile (o quanto meno auspicabile) che presto compri un biglietto per lo spettacolo teatrale. Troverà la stessa poetica; la differenza sta solo nel mezzo.

Tag: rai tv

Commenti (2)

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  • Stefania De Maria 11 giorni fa @ste80_2000

    Concordo su tutto, a parte due inesattezze: lo spettacolo di Sergio Crocco si chiama "Conzativicci", e chiunque, da fan dell'ultima ora, volesse acquistare un biglietto per il suo tour teatrale, credo debba affrettarsi... è ormai.quasi tutto sold out

  • Chiara Longo 9 giorni fa @vanabass

    Stefania De Maria grazie per la segnalazione, correggiamo

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