Perché "Brunori a teatro" non è solo un altro concerto di Brunori Sas

20/02/2018 13:05 di

"Canzoni e monologhi sull'incertezza": è questo il sottotitolo della tournèe di "Brunori nei teatri", seconda serie di spettacoli a teatro del cantautore calabrese dopo l'esperienza del 2015. Con sette date tutte esaurite e tre raddoppi a Milano, Firenze e Roma il nuovo tour di Brunori anticipa la messa in onda su Rai Tre del programma che lo vede per la prima volta nelle vesti di conduttore “Brunori Sa”, un viaggio per il nostro Paese in cinque episodi fatto di incontri, luoghi, parole e musica.

"Brunori a teatro" non è solo un concerto e non vale la pena andarci solo per sentirsi cantare la spiaggia di guardia rovente era piena di gente. Lo stesso Brunori tocca questo tasto, scherzando su come al suo pubblico "non gliene frega niente di sentire qualcosa di nuovo, vogliono solo i brani vecchi" (ndr: sì, alla fine comunque li suona i brani vecchi). Se è vero che il cantautore calabrese ha già abituato il suo pubblico a considerarlo non solo un cantante ma un personaggio in grado di fare suo il palco senza lasciare vuoti, scherzando dietro una barba ispida ed un paio di occhi buoni, è in questo spettacolo che affina la parte dei monologhi e del dialogo con il pubblico, ponendola in un sistema di completa equivalenza rispetto alla parte musicale.

Come, vado a sentire Brunori e quello parla per metà del tempo? Sì, e per fortuna, perché quando si arriva alla fine è difficile pensare ad uno spettacolo del genere senza una delle due parti dell'artista, dove una canzone riesce a trovare il senso di un discorso ed un discorso quello di una canzone. Quello che ne viene fuori alla fine è davvero uno spettacolo sull'incertezza. L'incertezza dei tempi e di un mondo che cambia veloce, nella società liquida di Bauman e di chi da bambino si sentiva chiamare dal suo allenatore di calcio "Brunori besciamella", e l'incertezza di un uomo che come tanti ha paura degli squali a causa di Spielberg, anche se di squali poi non ne ha mai visto uno. Ma anche l'incertezza delle relazioni umane portata all'estremo orrore della violenza, l'incertezza del buio, quella del vino e l'incertezza della vita. E proprio quando sembra che il discorso si sia fatto teso, profondo, introspettivo e duro Brunori si prende in giro e prende in giro il pubblico, in modo che ogni nota toccata sia vestita di gentilezza, di ironia e di scoppi di risate. Perchè tra tutte le cose, "Brunori a teatro" è soprattutto divertente in maniera genuina, verace. 

Come detto sopra Brunori Sas si era già confrontato con i teatri nel 2015 ed il suo caso non è un unicum, basti pensare ad esempio a Dente, che sta dividendo il palco con Guido Catalano dietro la regia di Lodo Guenzi. Quegli eterni e profondi bambini dei cantautori da grandi vogliono fare teatro? No, non è quello che stiamo dicendo. Quello che è chiaro però, e non è certo una novità nella musica italiana, è che ci sono artisti che se in un primo momento sembrano esaurirsi, per quanto splendidamente, nella forma canzone, devono sentire l'esigenza o la voglia di cercare forme alternative di comunicare. Senza però dover per forza appendere la chitarra al chiodo.

Per trasformare un concerto in uno spettacolo non basta un palco di teatro, nemmeno un palco come il Teatro degli Arcimboldi di Milano sold out come ieri sera. Quello che può bastare invece è un interprete come Dario Brunori, cantante e mattatore, per un attimo Carmelo Bene e quello dopo nudo davanti alle paure di un uomo comune, a volte voce della pancia ed altre del cuore, in bilico su una bilancia che fa oscillare da entrambe le parti senza cadere mai. Brunori è lo zio e il nipote, non sale su un piedistallo ma ti si siede difianco. Dario Brunori non è solo un cantautore, è l'alternativa nazional popolare che stavamo aspettando. 

Tag: live report

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