Calibro 35 per nerd: tutti gli strumenti usati per registrare “Decade”

Calibro 35 (foto di Chiara Mirelli. Tutte le foto all'interno dell'articolo sono di Francesco Balatti)Calibro 35 (foto di Chiara Mirelli. Tutte le foto all'interno dell'articolo sono di Francesco Balatti)
06/02/2018 09:40 di Calibro 35

I Calibro 35 hanno da poco pubblicato “Decade”, il loro sesto album in studio fuori per Record Kicks con cui celebrano dieci anni di attività. Undici tracce, registrate insieme all’ensemble degli Esecutori di Metallo su Carta, dove la strumentazione utilizzata è davvero corposa e ogni elemento ha un suo preciso ruolo: ogni membro della band racconta qui i propri strumenti, i motivi per cui sono stati scelti e qualche piccolo segreto su come è stato creato il sound di “Decade”.

 

 

Massimo Martellotta

Chitarre: Wandrè Roby 60’s e Fender, Telecaster olimpic white 1967

Ampli: Fender Princeton blackface, Fender Super Reverb blackface

Roland Space Echo RE-201

Pedali: Ibanez DML 10, Zvex Box Of Rock, Presxription Electronics Experience Fuzz, wah wah dunlop

GEM Rodeo

Juno 6

Arturia Minibrute

Wurlitzer EP200

Amo gli strumenti con un forte carattere a prescindere dal fatto che siano o meno vintage. Adoro quando uno strumento è "scomodo" e difficile, o scordato. A mio avviso dà la giusta tensione e aggiunge carattere sia al modo di suonarlo che al suono stesso. Tutti gli strumenti che uso di solito hanno almeno una piccola percentuale di questa "scomodità". Per questo è sempre bello usare sia strumenti che hanno 60 anni come la Wandrè Roby o al contrario un oggetto super moderno - seppur ispirato completamente al passato - come il synth analogico Minibrute. Il motivo per cui mi piace usarli è molto simile, pur avendo 40 anni di differenza: sono altamente instabili e proprio per questo molto dinamici, con una grande possibilità di creare suoni di carattere. Che non vuol dire belli in senso assoluto, ma sicuramente di personalità. Modulare i suoni è l’altra parte del suonare: in questo senso ad esempio usare il wah wah come fosse un filtro di un synth su un organo molto basilare come il GEM Rodeo apre possibilità sonore interessanti, pur non essendo i due oggetti previsti per funzionare assieme.

 

Enrico Gabrielli

Piano Steinway

Eko Tiger

Clavinet D6

Sequential Circuit Prophet 5

Amplificatori Music Man e Fender Twin

Ho suonato un piano gran coda Steinway che non ha bisogno di presentazioni, un clavinet Hohner degli anni '60, che è quello strumento che fa molto Stevie Wonder, un organo Eko Tiger, fiero prodotto artigianale anni '70 di quando l'Italia era la Korea degli strumenti a tastiera, il synth analogico Prophet 5 che fa wemmwemm oppure gnao gnao in base a come metti le manopole e due amplificatori di marca MusicMan e Fender, vecchi e impolverati come i tram in ghisa del Naviglio Grande. Poi ho suonato anche tre strumenti a fiato che per quanto non siano super cool, trovano ancora i loro estimatori tra i vecchietti della banda del paese: il sax tenore, il flauto traverso e il clarinetto.

Luca Cavina

Basso: Epiphone Jack Casady

Amplificatore: Ampeg Portaflex B15n del 1965 con cassa Ampeg B12

Io a differenza di Max mi trovo scomodo sugli strumenti scomodi (!) e, indipendentemente dal grado di modernità o antichità di ciò che uso, prediligo muovere le dita su bassi che mi consentano di esprimere al meglio il suono che ho in mente. Va da sé che modifico anche la mia strumentazione in base al progetto musicale in cui mi devo immergere. Coi Calibro utilizzo un Epiphone Jack Casady. Non è uno strumento vintage, ma ha un suono con un sapore retrò senza avere la scomodità manuale di certi strumenti d'annata. Prima avevo un Gibson EB3 del '73, ma per quanto avesse un suono incredibile, pastoso e caldo (consigliatissimo in studio), dal vivo era difficile pure per il fonico farlo uscire in modo chiaro e nitido. In più è un basso un po' "lento" da suonare e per alcuni brani lo trovavo limitante a livello di ciò che avrei voluto esprimere. In altri casi invece dipende come setti uno strumento e con l'aiuto della tua mano puoi riuscire anche a ingannare le orecchie di qualcuno: anni fa in Toscana suonai coi Calibro a un festival utilizzando un basso moderno, ovvero un Ibanez ATK attivo, basso che potrebbe essere tranquillamente usato per suonare del metal. L'avevo regolato in una maniera che poteva ricordare certi bassi vintage gommosi. Alla fine del concerto si avvicina un tizio che mi dice "Grandissimo, complimenti! E poi il basso che usi tu, il Fender Precision del '72 (!) è il mio basso preferito!". Ma potrebbe anche essere che l'inganno sia riuscito non per una mia skill.

Fabio Rondanini

Ludwig anni  ‘60 22” 13” 16” rullante Acrolite 14” HH 14” Zanki HH 16” avedis\old K ride 24” avedis Waterphone

Sono molti anni che custodisco e curo strumenti d’epoca. In questo disco ho suonato una splendida batteria Ludwig di fine anni sessanta composta da cassa da 22" pollici e timpano da 16", il tom da 13” lo ho aggiunto successivamente 'a suoni fatti' e posizionato sopra il timpano accanto al piatto ride, così da non permettergli né di rovinare il suono del rullante, né di indurmi in tentazioni. Come rullante ho usato esclusivamente un Ludwig Acrolite da 14”, anni settanta. Come piatti charleston ho usato sia un vecchio Zanki da 14" con il bottom flat sia un charleston composto da due piatti da 16”(un vecchio Avedis ed un vecchio K turco). Come ride un Avedis da 24”. Nessun crash è stato invitato alla festa. Pelli Evans G2 sabbiate sui tamburi e Genera Dry sul rullante. Sulla cassa una pelle da timpano sinfonico riadattata a risonante e come pelle battente una pelle Evans trasparente. Sul pezzo “Modulor” ho suonato una seconda cassa con il tallone della gamba sinistra e per “ArchiZoom” ho usato delle bacchette da sushi. Ho suonato un Waterphone su “Polymeri”.

Esecutori di Metallo su Carta

Yoko Morimyo - Violino

Angelo Maria Santisi - Violoncello

Domenico Mamone - Sax Baritono

Deniz Baganovic - Trombone

Roberto Dazzan - Tromba

Giovanni Colliva - Clarinetto basso

Visto che non ci bastavano gli strumenti, assieme a noialtri c'era anche un ensemble (si chiama così un gruppo di musicisti che ha studiato e legge la musica e fa cose di contemporanea e di classica tutti impettiti) di nome Esecutori di Metallo su Carta. L'ensemble era composto da Sebastiano De Gennaro alle percussioni (a percuotere e fare musica non son mica tutti bravi! Provate a fare un accordo su un vibrafono...), Yoko Morimyo al violino e alla viola (la differenza tra i due strumenti è di dimensione, di suono e di quantità di sillabe), Angelo Maria Santisi al violoncello (presente la bionda della serie "Fame"?), Denis Beganovic al trombone (quello strumento che si allunga e si accorcia per fare le note), Roberto Dazzan alla tromba (serve spiegare?), Domenico Mamone al sax baritono (lo strumento che fa pernacchie intonate più belle del mondo) e Giovanni Colliva al clarinetto basso. Tutti quanti musicisti assolutamente eccezionali.

Tommaso Colliva

Batteria: Sennheiser e602, Sennheiser md441, 2x AKG 414EB, RCA DX77

Amplificatore basso: Neumann U47fet

Amplificatori chitarra: Royer 121 e Sennheiser md409

Amplificatori clavinet e organo: Royer 121 e Shure sm57

Vibrafono: 2x Neumann km86

Fiati: Neumann U67, Electro Voice RE20, Shure sm7

Archi: Schoeps cmc5

Dato il numero di musicisti coinvolti e le ovvie conflittualità di calendario avevamo solo cinque giorni in cui era assolutamente obbligatorio fare tutto. Per questo ci siamo premurati di pianificare per bene, ognuno di noi ha composto dei brani e quasi tutto, a differenza di quanto successo in precedenza, era scritto prima di entrare in studio. Cinque giorni per dodici pezzi (il dodicesimo brano è "Gomma", non incluso nella tracklist finale ma presente come b-side nel singolo "SuperStudio" ndr) era stata una sfida ma ci siamo riusciti. Abbiamo registrato tutti nella stessa stanza: la band - compresi gli amplificatori senza separazione - gli archi, i fiati e le percussioni di Sebastiano; cercando di bilanciare il suono alla sorgente per non essere obbligati a postprodurlo dopo. Per noi funziona meglio un microfonaggio molto minimale: cinque microfoni sulla batteria, uno per ogni amplificatore o strumento e nessuna direct box. In realtà davvero simile a come si sarebbe fatto nel 1971. Anche questo dà tantissima importanza alla musica perchè è come registrare senza rete di emergenza, la musica DEVE essere a posto all’origine. Nel clima da decennale è stato bello per me notare quanto in questi dieci anni siamo tutti cambiati anche nel modo di approcciare lo studio, quanto siano cambiati gli strumenti che usiamo, come li usiamo e cosa riusciamo a tirarci fuori. Dalle chitarre, agli organi, ai sintetizzatori alla mia amatissima celesta (che è proprio quella degli studi di Mina negli anni ‘60).

Tag: strumenti nuovo album

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