La casta SIAE, ecco gli sprechi e le inefficienze

SIAE di nuovo al centro della polemica. Questa volta è per un articolo di Sergio Rizzo, che accusa la SIAE di essere una casta vera e propria, con privilegi inauditi per i dipendenti e per un sistema di amicizie e familismo senza paragoniSIAE di nuovo al centro della polemica. Questa volta è per un articolo di Sergio Rizzo, che accusa la SIAE di essere una casta vera e propria, con privilegi inauditi per i dipendenti e per un sistema di amicizie e familismo senza paragoni
26/06/2012

Poche cose sono certe in Italia. Tra queste, il fatto che a intervalli (più o meno) regolari, emergano polemiche e critiche che riguardano la SIAE.

In questi giorni, forse per il caldo eccessivo, le cose sembrano essere sfuggite di mano. E così, nell'arco di poche ore, vengono a galla ben due polemiche sulla Società Italiana Autori ed Editori.

La prima l'ha lanciata ieri Guido Scorza sul sito del Fatto Quotidiano e si concentra sul pagamento dei diritti connessi, ovvero quelli legati alla diffusione di musica registrata. A dicembre, all'interno del decreto Salva Italia, venne liberalizzato questo settore, permettendo l'ingresso di nuovi intermediari. A distanza di sei mesi, però, la situazione è parecchio critica: il governo non ha infatti chiarito in che modo debbano comportarsi i nuovi attori entrati in questo spicchio di mercato. Il risultato è che SIAE non sta versando i proventi legati all'equo compenso per la copia privata (quella percentuale che tutti paghiamo quando acquistiamo supporti e dispositivi che potrebbero permettere la copia privata di un prodotto coperto da diritto d'autore). Il motivo? Semplice: SIAE non sa a chi versare quelle quote. Nel corso di questi mesi, quindi, SIAE sta accantonando quei fondi in attesa di sapere a chi girarli.

Se in questo caso la responsabilità della situazione non pare essere imputabile alla Società, diverso è il tono di quanto pubblicato oggi dal Corriere. Secondo un articolo firmato da Sergio Rizzo, anche SIAE fa parte a pieno titolo del sistema di caste che sembra toccare ogni settore dell'Italia. Con l'aggiunta di una caratteristica ulteriore, pure quella tutta italiana: il familismo. Scrive Rizzo: «ben 527 dei 1.257 assunti a tempo indeterminato (il 42 per cento del totale, appunto) vantano legami di famiglia o di conoscenza. Ci sono figli, nipoti, mariti e mogli di dipendenti ed ex dipendenti. [...] La lista è sterminata, con intrecci che attraversano ogni categoria. Dei 559 entrati alla Siae durante gli anni per chiamata diretta, ben 268 sono parenti. Idem 57 dei 128 reclutati tramite il collocamento obbligatorio. E 55 dei 154 che hanno superato le selezioni speciali. Ma perfino 147 dei 416 assunti per concorso hanno rapporti di parentela».

Non va meglio se si vanno a guardare i benefit per dipendenti e dirigenti, fonte principale del disastro nei conti che sta trascinando verso il baratro la SIAE e che i commissari faticano a fronteggiare per via di mille resistenze interne.

Tag: siae polemica diritti musicisti

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