Come è fatto il cervello di un musicista?

I musicisti hanno capacità cerebrali più sviluppate di tutti gli altri, e ormai diversi studi lo dimostrano: ecco una spiegazione chiara

cervello stimolazione musica
cervello stimolazione musica
16/11/2015 - 11:52 Scritto da Sandro Giorello

Vi abbiamo raccontato più volte di come la musica abbia un'influenza notevole sul cervello umano: può essere un ottimo aiuto per far cominciare la giornata, migliora il nostro umore ed è dimostrato che potremmo avere non pochi problemi di salute se decidessimo di non ascoltare nemmeno una canzone per diversi giorni consecutivi.

Anita Collin, durante il suo dottorato di ricerca in Neuroscienza all'università di Melbourne, ha studiato la reazione del nostro cervello quando ascoltiamo o suoniamo musica. Secondo la dottoressa, tale attività cerebrale potrebbe essere paragonata ad una serie fuochi d'artificio. Tramite strumenti d'analisi come la risonanza magnetica funzionale e la tomografia a emissione di positroni, si può monitorare l'attività del cervello durante attività diverse come la lettura o il calcolo matematico e osservare quali aree specifiche vengono stimolate; quando il soggetto ascolta musica, invece, sono coinvolte più aree in contemporanea. Questo accade perché il cervello deve analizzare più elementi della stessa canzone - il ritmo, la melodia, la velocità, ecc. - e, al contempo, unire il tutto in un'unica elaborazione. 

Se poi non ci limitiamo semplicemente ad ascoltare musica ma la suoniamo anche, la nostra attività cerebrale diventa ancora più complessa. Grazie all'esercizio costante e metodico che un musicista fa provando tutti i giorni, si stimola l'area motoria, quella visuale e quella dedicata all'ascolto coinvolgendo sia la parte destra che la sinistra del cervello sviluppando il corpus callosum, l'organo che fa da tramite tra di due emisferi.

I musicisti hanno una migliore capacità nella risoluzione dei problemi e sanno applicare questa loro caratteristica anche al di fuori degli esercizi prettamente musicali. Gestiscono più attività interconnesse tra loro, tra cui la progettazione, la strategia e l'attenzione ai dettagli riuscendo ad analizzare insieme sia gli aspetti cognitivi che quelli emotivi.



Hanno una migliore memoria che si struttura con un articolato sistema di etichette divise per ogni argomento, proprio come un motore di ricerca archivierebbe le proprie pagine web.



Resta da domandarsi se tutte queste qualità siano esclusive di chi suona o siano costanti in tutti i soggetti che si dedicano all'arte in generale. Ovviamente siamo in un campo di ricerca ancora nuovo e non c'è una risposta univoca, ma diversi studi hanno evidenziato come, tra tanti soggetti presi in esame, quelli che hanno dedicato un periodo di apprendimento musicale hanno avuto un potenziamento di molte più aree cerebrali rispetto agli altri.

Se volete approfondire l'argomento, ecco l'intera lezione che la professoressa Collin ha pubblicato sul sito ed.ted.com 

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L'articolo Come è fatto il cervello di un musicista? di Sandro Giorello è apparso su Rockit.it il 2015-11-16 11:52:00

Tag: scienza

COMMENTI (5)

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  • sys.carminati 6 anni Rispondi

    La leggete a questo link goo.gl/cXux0g

  • paoloscarpino01 6 anni Rispondi

    ciao... la leggerei volentieri anche io..

  • utente49914 6 anni Rispondi

    @sys.carminati Buona giornata :) Se il tuo invito era rivolto a tutti, io sarei curioso di leggerla.

  • sys.carminati 6 anni Rispondi

    Ho scritto la tesi triennale sull'argomento, se a qualcuno interessa la mando volentieri.
    Vi faccio un appunto: il corpo calloso non è un organo!

  • utente49914 6 anni Rispondi

    Articolo divulgativo, utile per stimolare la curiosità sul tema. Il pregio è che va al punto chiave sulla sviluppo della funzionalità cognitiva dell'individuo: l'arte non è utile solo a sè stessa, ma alla formazione in generale di tutti gli individui. Come lo è, per diverse ragioni e opportunità propriocettive, lo sport, la ginnastica.
    L'elenco delle abilità segnalate è assolutamente vero.
    Un consiglio ai genitori: drogatevi di musica e fatelo con i vostri figli.
    Ma per sceglierla spegnete la televisione generalista, rinunciate ai neomelodici e siate umili negli ascolti.
    Gli ascolti formativi sono quelli che generano irrequietezza, anche fastidio fisico ai primi ascolti. Col tempo, le cose cambieranno :)
    Imparate a capire, ad ascoltare forme e suoni nuovi, adeguate VOI STESSI alla differenza e non il contrario.