Congiunti-disgiunti: il nuovo inizio della MUNICIPàL

Mentre in tutta Italia i parenti possono riabbracciarsi dopo mesi distanti, Carmine Tundo deve lasciare andare sua sorella Isabella, oggi medico a Catania. Ma la band salentina proseguirà il suo percorso a distanza, con il nuovo lavoro "Per resistere alle mode"
11/05/2020 10:05

Musicista a Lecce il primo, studentessa di medicina a Roma la seconda. Il loro progetto musicale made in Salento, la terra dei due, era iniziato quasi per scherzo sette anni fa, opera di due fratelli che volevano passare un po’ più di tempo insieme. Ed è andata parecchio bene, perché nel tempo il gruppo è cresciuto parecchio, si è affermato, ha suonato in giro ovunque, pubblicato due dischi di inediti. 

Lei nel frattempo si è laureata e ha iniziato una nuova carriera, in corsia all’ospedale di Catania. Una scelta che, inevitabilmente, ora la costringerà ad allontanarsi dalla sala di registrazione, e le impedirà di prendere parte a molti concerti in futuro. Un tour (rimandato) alle porte, e una raccolta di doppi singoli che dovrebbe uscire come album quest’autunno, Per Resistere alle mode. Congiunti e ora disgiunti, questa è la storia di Carmine e Isabella Tundo, dai più conosciuti come La MUNICIPàL. Carmine si fa portavoce della band, mentre la sorella torna a casa sfinita dall'ennesimo turno massacrante di queste giornate di emergenza e ansie negli ospedali di tutta Italia. 

“Per resistere alle mode è un ulteriore avvicinamento verso la parte più vera di noi stessi, l’approdo alla consapevolezza di essere fuori moda e sentirsi a proprio agio in questa condizione”. Ci spieghi queste tue parole?

È un discorso incominciato con Bellissimi difetti, il nostro precedente album. E che proseguirà nel nostro prossimo lavoro. Un percorso che ruota attorno al concetto di “accettazione di noi stessi”. Quando si è piccoli, molto giovani, ancora non completamente formati, sentirsi fuori posto è una sensazione comune. Cercare di omologarsi agli altri, quindi, è un meccanismo del tutto naturale, quasi di sopravvivenza. Solo crescendo si comprende quanto essere se stessi, senza mezzi termini, senza compromessi, sia un valore importante. A livello umano e artistico. Se, a livello musicale, prima lo vivevo come un difetto, ora ho capito che essere fuori moda è qualcosa che mi contraddistingue. Un valore aggiunto. La conseguenza, sul piano compositivo, è una ricerca stilistica che non da più adito ai suoni del momento, ma semplicemente ai miei gusti. Sto semplicemente cercando di fare quel che mi piace.

Anche la forma del doppio singolo, effettivamente, è una scelta fuori moda…

Esatto. È qualcosa che, in realtà, mi è sempre piaciuto fare, una prassi che avevo già sperimentato con altri musicisti. Poter collegare tutti i brani è una scelta più complessa che, però, allo stesso tempo, mi regala molto più spazio. Nel caso più specifico della MUNICIPàL, penso ci siano storie che non si sarebbero potute racchiudere in una sola canzone. Collegare più brani non mi offre esclusivamente un punto di vista più ampio, mi permette una sperimentazione maggiore a livello artistico: nel lato A, posso far emergere la parte più solare del racconto, mentre, nel lato B, quella più oscuro. Pubblicare una raccolta di 45 giri è stata una scelta fortemente voluta, quasi ideologica. Quando pubblichi un album, molte canzoni passano sottotraccia, magari vengono skippate.

Sei uno che si affeziona ai "brani minori"?

Per gli artisti, spesso, rappresentano i momenti più importanti di un disco. L’esoscheletro del lavoro. Una scelta ancor più fuori moda in un periodo storico come questo, dominato dallo streaming, dall’ascolto digitale. Molti brani non sono di facile comprensione, richiedono più ascolti, noi stiamo cercando di mettere le canzoni al primo posto. Bisogna rivalutare la lentezza, la lentezza del comporre musica, la lentezza del proporre arte in senso più ampio. Ma anche, soprattutto, la calma nel fruirne.

Da questo punto di vista, la quarantena vi sta venendo incontro.

Io sono una persona abbastanza asociale, da questo punto di vista non ho sofferto troppo. Ho la fortuna di vivere a Lecce e avere lo studio di registrazione in città. Questo è uno dei pochi aspetti positivi di questa quarantena, mi è servita per ri-assestarmi su determinati ritmi. Per ritrovare il gusto di raccogliere un fiore, vederlo sbocciare, raccogliere la verdura che ho piantato e vederla crescere, dedicarmi al mio orto. Spero la quarantena possa tornare a farci apprezzare certi valori. Non credo sia un momento positivo, abbiamo anche dovuto rimandare il tour, ma bisogna riuscire a trarre il lato migliore da ogni situazione spiacevole. Ogni crisi implica una rinascita, spero sia un’occasione per crescere e affrontare meglio il futuro.

Come hai vissuto la scelta di tua sorella di lavorare in ospedale a Catania? 

La MUNICIPàL nasce per passare più tempo insieme, io e mia sorella abbiamo vissuto per molti anni a distanza, lei è andata a studiare fuori, io ero di sede a Lecce. Io facevo già il musicista (da solista e con i Nu-Shu, ndr), entrambi avevamo già intrapreso la nostra strada. La MUNICIPàL è nata come un gioco, un gioco che poi è cresciuto più di ogni altro progetto cui partecipavo. Isabella ora lavora a Catania, sembra assurdo, una città relativamente vicina, ma ancor più difficile da incastrare nei live. Non mi ha sorpreso la sua scelta, ne vado molto fiero. I live rimangono un laboratorio aperto in cui coinvolgerò molti artisti dell’ambito salentino, ognuno con le sue peculiarità. Ma non è un grande problema, per lei le porte saranno sempre spalancate. Isabella è il nostro amuleto.

Siete riusciti a registrare qualcosa a distanza?

La forma dei doppi singoli mi sta facendo cambiare tutta la tracklist. Diciamo che la pre-produzione e la parte di scrittura sono abiutato a “smazzarmele” da solo. La tecnologia ci offre questi vantaggi, un confronto spesso è necessario, con mia sorella, è anche un’ottima scusa per chiederle come sta. Abbiamo fatto qualcosa, ma in streaming o in uno studio le energie sono completamente diverse. Oggi, ad esempio, durante questa intervista, anche se non si dovrebbe dire, sono in studio col batterista. Del resto se molti altri lavori si possono fare, perché noi musicisti siamo delegittimati a compiere il nostro mestiere? Sia chiaro, lo studio è molto grande, stiamo mantenendo tutte le distanze di sicurezza. Abbiamo iniziato oggi a registrare qualcosa dal vivo, però questa sensazione di dover svolgere il proprio lavoro clandestinamente mi è particolarmente ostica a essere sincero.

Hai sentito la notizia del musicista multato perché non ritenuto un "vero lavoro"?

Io faccio questo lavoro ormai da 15 anni, e, a parte qualche piccola parentesi in nero, ho sempre pagato le tasse, versato contribuiti. Spero, tra le altre cose, questo periodo possa rivelarsi una buona occasione per mettere a posto tanti aspetti che nella nostra nazione non funzionano. Anche il nostro settore, per quanto possibile, deve essere trattato al pari di tutti gli altri. Non mi riferisco esclusivamente alla musica, ma al mondo dello spettacolo e dell’arte in generale. Non mi riferisco solo agli artisti, ma a tutte le partite iva, i turnisti, gli addetti ai lavori, i montatori dei palchi, fonici. La musica fa mangiare la gente, deve essere trattata con la dignità di qualunque altro mestiere.

Quando crollerà il governo si riferisce all’ultima crisi di governo o a quella che, eventualmente, seguirà l’uscita dalla quarantena?

La canzone è stata scritta quando Salvini ha fatto cadere il governo, momento coinciso con la notizia che mia sorella sarebbe andata a lavorare a Catania. Un momento di sentimenti contrastanti, di felicità, ma anche paura del distacco. È una canzone che parla dell’amore fraterno vertendo su questo parallelismo con la situazione socio politica del momento. Fra l’altro, non mi sono mai nascosto troppo neanche nei mie album precedenti, non penso sia delle più rosee.

Il "ministro stronzo" che menzioni nella canzone è Salvini o qualcun altro?

Stronzo è una bellissima parola, ha tantissime sfaccettature. Io lancio questa frecciatina, ma non faccio mai i nomi. Ci sono tantissimi ministri stronzi, se qualcuno dovesse ascoltare la canzone e sentirsi tirato in causa, be', che si faccia un esame di coscienza.

In questo periodo di controlli e posti di blocco ovunque, il vostro nome risulterà ancora più antipatico…

Mio padre era vigile urbano, e gran parte dei padri dei musicisti con cui collaboravo, casualmente, erano vigili. Volevamo prenderci per il culo da soli. A quei tempi io avevo tre o quattro band, questo ero un progetto nato per scherzo, non pensavamo avremmo avuto questo successo. Un nome scherzoso ci sembrava consono. È un nome che è sempre stato sul cazzo, ma ora abbiamo firmato una sorte di contratto morale. In fondo ci ha portato fortuna.

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L'articolo Congiunti-disgiunti: il nuovo inizio della MUNICIPàL di Marco Beltramelli è apparso su Rockit.it il 11/05/2020 10:05

Tag: album

Pagine: LA MUNICIPàL

Commenti (1)
  • IsabellaTantulli 23 giorni fa

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